COMUNICAZIONE PUBBLICA E CORONAVIRUS/ La malata da curare subito

- int. Alberto Contri

In questi giorni di emergenza sul coronavirus non è mancata una comunicazione piuttosto oscillante che ha creato non poca confusione nei cittadini

giornali giornale quotidiano pixabay
Pixabay
Pubblicità

Il Sindaco di Milano ha lanciato sui social network un accorato appello a stare a casa. Pochi giorni fa aveva promosso un video dal titolo #Milanononsiferma, che ricordava molto il vecchio spot della Milano da bere, e in molti hanno fatto notare l’incongruenza. Sbagliava prima o sbaglia adesso? Alberto Contri, past president della Fondazione Pubblicità Progresso e Docente di Comunicazione Sociale all’Università Iulm, evidenzia di essere stato «tra i pochi che hanno giudicato subito fuori luogo l’iniziativa di #Milanononsiferma, considerata invece da molti creativi un successo per le svariate decine di milioni di visualizzazioni raggiunte. Secondo me sono stati invece altrettanti incentivi a frequentare la movida e gli aperitivi.

Abbiamo visto molte repliche come #Romanonsiferma, #Genovanonsiferma, ecc. E ora i virologi dicono che a Roma l’infezione si sta allargando.

Era inevitabile. Ma credo che nonostante i pareri degli autorevoli virologi, i primi cittadini ma anche i responsabili delle associazioni imprenditoriali non si arrendono all’idea che l’unico modo per arrestare l’infezione sia invece fermarsi, isolarsi, fare terra bruciata intorno al virus. Dopo che si sarà fermato, e mentre si svilupperanno vaccini e cure, si potrà pensare a ripartire. Io semmai avrei detto con sincerità: “Per il bene di tutti, Milano si ferma. Per poter ripartire alla grande”.

Pubblicità

Molti editorialisti e giornalisti criticano la comunicazione del Governo in questa occasione. Lei cosa pensa?

Premesso che si sta fronteggiando una crisi con troppe incognite e quindi è più che umano sbagliare, è proprio durante una crisi che emerge con maggiore evidenza la scarsa cultura della comunicazione pubblica, e non solo. Si pensa da sempre che comunicare sia una cosa facile, nella Pubblica amministrazione, nel migliore dei casi, la si fa gestire a dirigenti con tutt’altro background alle spalle. O ci si affida a giovanotti che pensano solo a raggiungere un alto numero di impression o di una alta audience. Nel peggiore dei casi, a sedicenti comunicatori del tutto improvvisati.

Pubblicità

Da molti giorni quotidiani e tv dedicano intere pagine e continui programmi al problema del coronavirus. Nonostante questo, i bar dei Navigli di Milano e di Ponte Milvio a Roma sono affollati. Come se lo spiega?

In questo caso stiamo parlando di giovani che guardano poco la tv e men che meno leggono i giornali. Inoltre, complessivamente la comunicazione ha oscillato tra allarme e attenzione a non creare panico. In mancanza di una comunicazione precisa e ben calibrata, la massa reagisce in maniera inconsulta e contraddittoria: assalta un giorno i supermercati, e nel weekend successivo dà vita a movide e aperitivi.

Se dipendesse da lei, cosa farebbe?

Innanzitutto penserei a iniziative coerenti con il contesto. Come si può pensare di decantare le bellezze delle nostre città nel momento in cui i grandi attori stranieri che stanno girando film in Italia stanno scappando? Mentre gira il mondo la foto dei soldati con mitra e mascherina in Piazza Duomo, e mentre la CNN ci dipinge come gli untori del mondo?

In effetti promuovere le bellezze del Paese si dovrà farlo, certo non adesso. Ma in termini immediati?

Innanzitutto potenzierei i call center dedicati: non si può invitare la gente a telefonare a numeri perennemente occupati. Questo sì che crea panico. Quindi cercherei di far capire a tutti il pericolo che stiamo correndo non avendo timore di suscitare la dovuta paura, che è l’unico deterrente contro movide e aperitivi. Infine, userei una strategia multimediale integrata, saturando i diversi canali di comunicazione con contenuti realizzati ad hoc per ogni canale e adatti a coinvolgere emotivamente e con semplicità i diversi target. Un lavoro complesso, per giunta da fare di gran corsa per vedere se si riesce ancora a isolare il virus prima che si moltiplichi in maniera esponenziale senza più limiti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità