MEETING 30/ La testimonianza di Li Lu Male: Cina l’immutabilità di un sistema

- La Redazione

Il Meeting di Rimini del 1989 incontra un protagonista delle repressioni di piazza Tiananmen: il dissidente cinese LI LU MALE. Eccovi la sua testimonianza. GUARDA IL VIDEO

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Mi scuso, vorrei poter parlare italiano, questa lingua così bella. Quando sono arrivato in questa terra ho incominciato a sperare che avrei potuto incontrare persone di alta grandezza morale e adesso sono qua con voi tutti, amici miei. Ieri, quando siamo stati insieme, sono rimasto veramente colpito e mi ha commosso vedere questi studenti che cantavano canzoni. Improvvisamente mi è sembrato di essere ritornato sulla piazza Tienanmen, e ho capito che dovunque persone giovani si uniscono e condividono idee comuni, non vi sono differenze.

Voglio descrivervi come era la situazione prima del movimento. Il popolo cinese viveva e vive una vita miserevole e la situazione è molto grave. Vi è un’inflazione molto forte, nessuna libertà di parola. I problemi si ripetono. Già nel 1919 gli studenti volevano parlare, levare la loro voce, in quanto rappresentanti della gente comune, per poter dare suggerimenti al governo. Niente di più. Il 15 aprile l’ex Segretario di Stato, che veniva considerato dagli studenti come un simbolo della riforma democratica, è morto. Gli studenti hanno organizzato una manifestazione in sua memoria e sono scesi nelle strade per rendere chiaro quello che volevano. L’atteggiamento del governo è stato del tutto al di là di qualsiasi possibilità di immaginazione. Vorrei darvi un esempio: il 21 aprile più di 100.000 studenti erano seduti sulla piazza pacificamente, solo per scrivere un documento nel quale esprimere i nostri desideri. Abbiamo scritto col nostro sangue per poter presentare questo documento ai nostri governanti. Abbiamo dovuto presentarlo al Congresso. Abbiamo dovuto aspettare per più di 40 minuti e non vi è stata nessuna risposta.

Il 26 aprile, il governo ha dichiarato che il movimento degli studenti rappresentava un disturbo e una insurrezione contro l’ordine. Potete immaginarvi quali erano i nostri sentimenti: quello che chiedevamo era una cosa molto semplice, aprire un dialogo con i leader del governo. Per questo davamo suggerimenti in nome della gente comune, gente della strada. Ma una questione così semplice non può essere risolta in questo modo. Verso la metà di maggio – mi ricordo che era un giorno pieno di luce e di sole, la stagione della primavera, quando i fiori riempiono le nostre aiuole, ma un giorno per noi di profonda tristezza – migliaia di amici, di studenti, hanno deciso di iniziare lo sciopero della fame. Non avevamo nessun altro modo per fare ascoltare le nostre richieste. Nel recarci sulla piazza di Tienanmen, io e i miei amici ci sentivamo veramente molto tristi. Vedevamo i fiori ai lati della strada, Ciao Lin ne ha colto uno e ha detto: “E’ un po’ come la nostra vita, quella dei fiori. Un fiore così bello morirà e questo è come la nostra vita”.

Prima di iniziare lo sciopero della fame sulla piazza Tienanmen, alcuni professori ci hanno invitato a fare un’ultima cena insieme. E’ un’abitudine, un costume cinese, significa che tutti noi ci impegniamo a sacrificarci. Quando abbiamo iniziato lo sciopero della fame non avevamo stabilito una data finale. Abbiamo semplicemente cercato di ascoltare le nostre coscienze. Ci siamo detti: se non raggiungiamo il successo per le nostre richieste, continueremo all’infinito, fino a che non saremo morti. Quindi, per sette giorni completi, più di 3.500 studenti hanno continuato lo sciopero, sono svenuti, sono stati inviati all’ospedale, alcuni di questi sono ritornati e hanno continuato a star male e a svenire. A me è successo tre volte, un amico dieci volte è ritornato e dieci volte è svenuto. In ospedale si è risvegliato e ha visto che i medici lo stavano trattando con glucosio, si è rifiutato di seguire questo trattamento, ha solo chiesto un poco di acqua ed ha ripreso lo sciopero della fame. Ma di fronte a questa azione così coraggiosa il governo ha continuato a non dare risposta e così siamo giunti all’ottavo giorno dello sciopero della fame: quel giorno il governo ha annunciato che veniva imposta la legge marziale a Pechino. Da 200.000 a 300.000 soldati vengono così inviati a Pechino, ma il nostro popolo si è schierato accanto agli studenti che stavano facendolo sciopero della fame. Più di 10.000, 11.000 persone che facevano lo sciopero della fame, e milioni di cinesi che li sostenevano, quando hanno sentito che era stata imposta la legge marziale, più di un milione di persone in modo autonomo ed istintivo si sono organizzate per bloccare, con i loro corpi, le truppe che cercavano di entrare nella città. È qualcosa che mi ha colpito, è stato veramente commovente vedere persone anziane, vecchie donne e uomini che con i loro stessi corpi cercavano di bloccare i camion, pronti a morire. Volevano proteggere le vite dei giovani. Non so come posso descrivere i sentimenti che provavamo sulla piazza Tienanmen. Siamo rimasti li più di tre settimane. Dormivamo sulla pietra. Lo sciopero della fame era la nostra unica maniera per presentare delle semplicissime richieste. Siamo stati sostenuti, appoggiati dal popolo cinese e anche dai popoli di quasi tutto il mondo.

E a volte ci è sembrato di avere già vinto, perché avevamo risvegliato i popoli, avevamo fatto capire quale può essere il significato del potere del popolo. Le persone comuni hanno capito che potevano alzare la voce per chiedere che fossero rispettati i loro diritti, in quanto esseri umani che hanno una loro piena dignità. Si trattava di persone complete, che potevano farsi ascoltare: e in quei giorni gli studenti hanno dimostrato anche di avere grosse capacità organizzative. Ogni giorno ci si organizzava per bloccare le stazioni della metropolitana, ma anche per far sì che la vita dell’intera città si svolgesse con ordine. Nel corso di quei giorni si pensava che l’ordine in Pechino fosse qualcosa che appartenesse ormai alla storia passata di Pechino e invece siamo riusciti, e questo è stato ripreso da tutti i giornali, ad organizzare cinque comitati che hanno regolato l’intera vita della città, conservandola come prima: questo ha scatenato l’appoggio del popolo agli studenti. È uno tra i dati più interessanti, ma è anche un simbolo per dimostrare che i cuori, i sentimenti di tutti erano dalla parte degli studenti. Ma qual è stata la reazione del governo e cosa è questo governo che ha scatenato il massacro?

I miei amici vi hanno appena descritto il massacro. Io non voglio ripetere questa triste storia, ancora adesso mi è insopportabile raccontare, penso che tutti voi possiate capire i nostri sentimenti. Vorrei soltanto dire una cosa. Gli studenti, quegli studenti che sono stati feriti, colpiti, sono studenti come voi e si sono trovati di fronte a delle truppe pericolose, però hanno cercato di reagire nel modo più pacifico e non violento possibile. Vorrei darvi degli esempi. Il 21 maggio si è avuto il primo momento di pericolo; ci veniva detto che l’esercito stava cercando di entrare nella piazza e che si preparava ad attaccarci con gli elicotteri, dall’alto, facendo scendere i soldati sugli studenti. E vi erano varie dozzine di elicotteri che volavano sopra la piazza Tienanmen. Cosa hanno fatto gli studenti? Hanno lanciato in aria dei palloni, non conosco il termine esatto in inglese, ma erano come aquiloni di carta, che da bambini si usano per giocare. Pensavamo che questi fragili aquiloni di carta potessero bloccare gli elicotteri. Poi c’è stato un altro momento di estremo pericolo. Una giovane coppia che faceva lo sciopero della fame ha annunciato di volersi sposare sulla piazza Tienanmen. Lo hanno annunciato di fronte a tutti gli studenti. Molti hanno partecipato a questa cerimonia di matrimonio. E questo è per noi un simbolo, per dimostrare che crediamo che la vita continuerà, anche se in segreto, perché la vita è qualcosa di sacro, significa dignità e ogni qualvolta soffriamo, siamo ancora degli esseri umani, e se dobbiamo morire, e se moriremo, lo faremo come veri e completi esseri umani e comunque continueremo a lottare e passeremo la consegna alla generazione che ci segue. Molte persone sono venute alla cerimonia di matrimonio e volevano dare tutti i regali possibili a questa giovane coppia. Naturalmente si trattava di persone molto povere, che non hanno niente e non possono trovare grossi regali, però dimostravano i loro sentimenti, il loro amore per la vita. Alcuni hanno dato come regalo una penna, alcuni una tazza d’acqua, altri hanno dato un piccolo pezzettino di sapone. Un operaio voleva perlomeno firmare qualcosa e non aveva carta, non aveva niente, allora ha deciso di strappare un pezzo della sua camicia e l’ha dato, come la cosa più vicina al suo corpo, al suo cuore. Mi spiace, forse capite perché non posso continuare sono il fratello di questa giovane coppia. Vi ringrazio profondamente.

Dal vostro applauso sento che siamo gli stessi, uguali, un unico essere umano, possiamo capirci, tutti noi amiamo la vita. Quel giorno io ho coniato uno slogan, ho detto: “Abbiamo bisogno di lottare, ma abbiamo anche bisogno di essere felici”. Grazie. Il mondo appartiene e apparterrà sempre a coloro che sono esseri umani completi. Ancora una cosa.

Il 26 maggio gli studenti hanno deciso di fare un concerto. 3.000 cantanti sono stati invitati alla piazza Tienanmen e hanno tenuto un concerto per l’intera notte. Studenti e persone cantavano e ballavano. Non ci importava, se i soldati sarebbero venuti, se ci avessero ucciso. Noi volevamo essere felici, volevamo godere la vita. Il 4 giugno è iniziato il massacro. Gli studenti decisero di creare un’università che si sarebbe chiamata Università di Democrazia della piazza di Tienanmen e hanno anche fatto questo statuto della democrazia e una statua intorno a cui abbiamo celebrato la creazione di questa università. Abbiamo fatto dei discorsi. Questo è durato due ore, le sole due ore di vita di questa università. Poi i carri armati sono entrati nella piazza e hanno spazzato via tutto quello che avevano creato. Gli studenti, gli operai, gli intellettuali, i cittadini, tutti sono stati uccisi e così anche la statua della nostra Università della Democrazia è stata spazzata via. È l’università che ha avuto la vita più breve del mondo intero. Però penso sia l’università più grande del mondo. Capisco che il vostro cuore è dalla parte degli studenti cinesi, e quindi in futuro potremo lottare uniti. Non vi saranno differenze fra italiani e cinesi. Noi vogliamo unicamente che ci venga concesso di vivere come esseri umani. Adesso vorrei dire qualche cosa che riguarda la mia fuga dalla Cina. Ero considerato uno dei leader degli studenti più ricercati dal governo in Cina. La lista dei criminali ricercati viene spedita nell’intero Paese, quindi è quasi impossibile fuggire, perché la Cina ha un sistema di polizia segreta estremamente ramificato per poter controllare le persone. Ma c’è un movimento clandestino, tutte le persone riescono comunque a offrirvi sostegno.

Non vi posso dire il nome delle persone che mi hanno aiutato a fuggire dalla Cina, è stata una cosa molto pericolosa per loro.Il governo, questo governo assassino, ha arrestato più di 120.000 persone, e varie centinaia sono state condannate a morte e uccise, ma sempre in modo clandestino. L’intera Cina, l’intero Paese, sta ormai diventando una Bastiglia, una enorme prigione, ogni gesto è pericoloso, ognuno deve criticare gli altri e autocriticarsi. È come quello che hanno fatto durante la Rivoluzione Culturale, nel corso di quei tristi tempi più di 16 milioni di persone sono morte. Adesso il governo assassino vuole che la storia si ripeta, ma non possono farlo: la situazione è totalmente diversa. Molti leader, intellettuali, sono stati aiutati a fuggire dalla Cina e adesso vi è una certa forma di resistenza. Il governo ha perso qualunque fondamento legale nel cuore del popolo cinese. Dopo il massacro, io ho sentito che la mia vita non era più qualcosa che mi appartenesse, il mio stesso sangue rappresenta un continuum con il sangue di quegli studenti che sono morti sulla piazza di Tienanmen, il loro sangue è collegato per sempre con la mia vita.. Per tutta la mia vita io sarò profondamente impegnato in questo movimento per il ritorno della democrazia in Cina.

La nostra lotta ha uno slogan molto semplice: democrazia per la Cina, diritti umani per i cinesi. Adesso in Cina possiamo ancora fare qualche cosa e noi che siamo fuori possiamo aiutare. Uno dei programmi è ricostituire tutte le strutture proprie alla democrazia. So che vi sono degli insegnanti, per esempio negli Stati Uniti, in California, che hanno deciso di creare un fondo per ricostruire le strutture di democrazia sulla piazza di Tienanmen. Mi hanno parlato del vostro movimento qui in Italia, sono stupito e commosso da quanto avete fatto, io posso capire la vostra lotta, quello che voi state facendo perché qualche cosa che vuol portare a trattare gli essere umani come tali. È esattamente quello che noi studenti vogliamo, quello per cui lottiamo, quello che vogliamo per il popolo cinese. Quindi penso che tutti voi potrete offrirci il vostro sostegno per quello che sarà un lavoro comune. Ancora un altro dei nostri programmi: ricostruire questa università di cui vi ho parlato, vogliamo che sia veramente una università internazionale. Penso che sia possibile cooperare, lavorare insieme. Ieri, mi ha commosso una canzone molto bella, ha lasciato una profonda impressione nel mio cuore (era “Povera Voce” ndr).

Per concludere il mio intervento, io vorrei ricantare questa canzone con voi tutti; la canzone parla di gente comune, normale, esseri umani che dicono: il nostro mondo è piccolo ma bello, un mondo uguale per tutti. Vorrei cantare questa canzone con voi, amici miei, e vorrei invitare tutti i miei amici a cantarla. L’ho imparata solo pochi minuti fa, ma vorrei che tutti voi mi insegnaste, proviamoci insieme.

(Li Lu Male, Meeting di Rimini – agosto 1989)





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