MEETING CAIRO/ Prove di amicizia tra i popoli

- Emilia Guarnieri

L’incontro tra alcuni amici al Meeting di Rimini e il professore egiziano Wael Farouq: nasce una nuova strada di dialogo tra culture. Ce ne parla EMILIA GUARNIERI

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Il Cairo, Egitto (Imagoeconomica)

Oggi in Egitto si apre il Meeting del Cairo, evento al quale prenderanno parte ministri, personalità religiose e culturali egiziane. L’evento è promosso dalla Fondazione Meeting, dal Centro Culturale Ta’Wassul de Il Cairo e dall’ American Muslim Foundation International. Dal 28 al 29 ottobre si terranno incontri, mostre e spettacoli con a tema: “La bellezza, lo spazio del dialogo”. 

Avvicinandosi a questo evento è sempre di più cresciuto lo stupore per quello che sta accadendo: il sostegno di 50 personalità egiziane e del ministro della cultura egiziana che inaugurerà il Meeting, insieme ad altri tre ministri, la presenza tra gli altri di personalità come Emad Abu Ghazi, Presidente del Supremo Consiglio per la Cultura, i volontari che sosterranno questo evento e poi il rendersi conto, ancora, dopo oltre trent’anni di storia, come sia proprio vero che la bellezza, il desiderio del bello di ogni uomo, possa non solo accomunare gli uomini, ma anche metterli insieme nella realizzazione di un’opera.

Pensare come tutto è nato, dal rapporto con Wael Farouq che alcuni amici ci avevano suggerito di conoscere; l’incontro con lui al Cairo in Egitto nel 2006, l’invito al Meeting per presentare l’edizione in arabo de “Il Senso Religioso”; ed infine la sorpresa delle sue parole, su cui era incentrato il comunicato stampa finale di quel Meeting: «Questo libro non solo apre nuovi orizzonti al pensiero arabo, ma anche procede verso la creazione di un vero dialogo tra le culture, perché recuperando l’esperienza elementare, l’umanità potrà trovare questo linguaggio comune con cui dialogare. Attraverso la vostra presenza avete fatto il primo passo verso l’altro».

E la storia, come per fortuna accade al Meeting, non finisce lì, perché è il 2009 quando Farouq Wael torna al Meeting, portando con sé la vicepresidente della Corte Costituzionale Tahani Algibaly con il consorte Mohamed Aly Heneich e Osman Mikawy, giudice in Egitto. Stupiti dal Meeting, nasce l’idea di portare il Meeting al Cairo, non appena a presentarlo, ma fare proprio il Meeting. E tutto questo non per un progetto, ma per un’amicizia, per un rapporto reale tra persone.

 

E qui ritorniamo a questi giorni dove Il Cairo potrà vivere un momento, forse unico nel suo genere: “Cristiani e mussulmani che fanno qualcosa insieme?”, qualcuno si potrebbe chiedere. Quello che vedo è che le nostre diversità sono evidenti, eppure l’apertura, la stima, la disponibilità che ho sperimentato, incontrandoli, vengono prima di ogni diversità. É proprio vero come dice Wael che la base del dialogo è la differenza. La diversità dell’altro è affascinante perché costringe ad approfondire la propria identità, le ragioni della propria posizione.

Questo è il dialogo che ci interessa. Ricordo che una delle primissime personalità del mondo mussulmano che invitammo a Rimini nel ‘93, il prof. Hennaifer, disse nel corso della sua relazione: “incoraggiate lo sviluppo intellettuale delle persone del mondo arabo, perché possano ottenere una migliore comprensione della loro religione, perché solo così potranno arrivare a capire le ragioni di un’altra religione”.

La sfida del Meeting del Cairo è proprio questa: non incontrarsi per discutere come iniziare il dialogo, ma cominciare il dialogo costruendo qualcosa insieme, una sfida ad usare la ragione nella sua concezione più vera di apertura a tutti i fattori della realtà, andando al Cairo per imparare. Ci avviciniamo a questo evento, qualcosa che non avremmo mai immaginato, con nel cuore le parole del Santo Padre in conclusione del Sinodo: “la pace, che è dono di Dio, è anche il risultato degli sforzi degli uomini di buona volontà”, nella speranza che il nostro piccolo tentativo con tutta la nostra buona volontà possa essere un contributo a questo.  



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