Mercatone Uno: niente rimborso ne’ merce per i clienti/ “I contratti sono sciolti”

- Davide Giancristofaro Alberti

Mercatone Uno. I clienti che hanno versato gli acconti nei mesi precedenti il fallimento, non riceveranno la merce ne tanto meno l’anticipo

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Un punto vendita della Mercatone Uno (foto dal web)

Altra brutta notizia per i clienti di Mercatone Uno. Il curatore del fallimento di Shernon Holding srl, la società che controllava la catena di negozi di arredamento fino allo scorso mese di maggio, ha comunicato ai 10mila clienti sparsi per l’Italia che non riceveranno il rimborso di quanto già versato, ne tanto meno la merce da loro acquistata. A riportare la notizia è l’edizione online de Il Fatto Quotidiano, una nuova tutt’altro che buona, e che rappresenta una vera mazzata tenendo conto che in totale i clienti hanno verso circa 4.5 milioni di euro. Gli stessi clienti sono stati raggiunti da una comunicazione via lettera, pervenuta anche ai creditori in queste ore. Stando a quanto riferito dalla stampa bolognese, l’avvocato Marco Angelo Russo ha scritto ai compratori informandoli dello scioglimento del contratto già sottoscritto con la Shernon. Ora, come scrive Il Fatto Quotidiano, i clienti possono “insinuarsi nel passivo per recuperare le somme versate, anche se, in quanto creditori chirografari, rischiano di avere poca soddisfazione da eventuali rimborsi”.

MERCATONE UNO: 14 OFFERTE GIUNTE ALL’AZIENDA

Secondo Domenico Arcuri, avvocato dei consumatori che ha parlato al Resto del Carlino, i consumatori dovrebbero fare un esposto in procura visto che “ci sono casi di persone che hanno versato acconti a pochi giorni dal fallimento, quando l’azienda non poteva non conoscere la situazione di dissesto”. Nel magazzino di Mercatone Uno vi sono ancora due lotti di merce invenduta, del valore di circa 3.6 milioni di euro, che sarà messa in commercio all’asta il prossimo 19 dicembre, mentre alla catena di arredamenti sono giunte 14 offerte, ma nessuna riguardante tutti i 55 negozi e i 1700 dipendenti, di conseguenza, sono state tutte rimandate al mittente. Insomma, una situazione tutt’altro che vicina alla definizione, e come al solito, a rimetterci, saranno i lavoratori e i clienti.



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