Mes, Conte ‘convince’ il M5s/ “Sì a riforma, ma prestito non si usa”. E Forza Italia…

- Niccolò Magnani

Caos Mes, il piano di Conte per “convincere” il M5s: Sì alla riforma dei trattati Ue (con voto indenne il prossimo 9 dicembre in Aula), ma “non si userà il prestito”. Con FI che però…

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Luigi Di Maio e Giuseppe Conte (LaPresse, 2019)

Il piano è stilato e il Movimento 5 Stelle, quantomeno nella sua parte “governativa” è convinto: ora resta da capire se l’intero esecutivo riuscirà indenne dal voto del 9 dicembre prossimo sul Mes per capire se realmente il Presidente Conte potrà dirsi “tranquillo” per il futuro prossimo della sua permanenza a Palazzo Chigi. Avevamo spiegato qui ieri tutti i rischi del passaggio in Parlamento in vista del prossimo Consiglio Ue della riforma continentale sul Meccanismo Europeo di Stabilità: le dinamiche e le tele tra Palazzo Chigi e la reggenza del Movimento sono proseguite, anche davanti al durissimo comunicato uscito ieri dopo le voci sul possibile Sì al Mes del Governo. «Finché c’è il Movimento 5 Stelle in maggioranza il Mes non sarà usato. Sentiremo l’informativa di Gualtieri sulla riforma dello strumento in sede europea e faremo i nostri rilievi. Non consentiremo ipoteche sui nostri figli e non accetteremo operazioni di palazzo», scriveva ieri il Movimento sui propri canali ufficiali: ed ecco spiegato il senso dell’accordo che sarebbe stato raggiunto dal Premier Conte. La riforma del Fondo Salva-Stati è da un anno ferma in Europa per il “veto” del Governo italiano, per nulla unito sul “nodo” Mes con Pd-Iv-LeU a favore e grillini contrari: dopo le parole dure del M5s però l’impasse sembra del tutto risolto. “Sì alla riforma in Parlamento”, per non aver ricadute sulla tenuta della maggioranza, ma anche garanzia sul “No all’utilizzo del prestito europeo”.

IL PIANO DI CONTE E I RISCHI

La conferma del piano architettato da Giuseppe Conte arriva dal retroscena uscito oggi su La Stampa a firma Barbera e Lombardo: «In caso di crisi del debito sovrano la riforma introduce meccanismi più semplici per procedere all’ eventuale ristrutturazione di un debito sovrano, ma allo stesso tempo uno scudo più forte contro eventuali crisi bancarie». Se però dovessero esserci comunque defezioni “sanguinose” al Senato, dove i numeri della maggioranza sono tutt’altro che stabili rispetto alla Camera, l’assicurazione a vita per il Premier Conte si chiama Forza Italia: «vogliamo vedere il testo della risoluzione, ma dire no significherebbe smentire la nostra battaglia per il Mes» e poi «Escludo Forza Italia possa dire no ad una riforma dei Trattati», spiegano rispettivamente Annamaria Bernini e Renato Brunetta. Una fonte “segreta” del M5s ha parlato con la Stampa e ha spiegato il clima al momento presente nelle stanze del Parlamento: «Se ci spaccassimo per il premier significherebbe essere costretto a salire immediatamente al Colle a rassegnare le dimissioni in piena sessione di bilancio, con conseguenze imprevedibili per il governo e la legislatura. Di ciò i colleghi senatori sono consapevoli». Evidentemente il problema si riproporrà quando, una volta ottenuto in Aula il Sì alla riforma del Mes, si dovranno tra molti mesi votare la ratifica alla modifica dei trattati. Ma lì Conte spera di essere uscito dall’emergenza Covid e probabilmente di ritrovarsi nel semestre bianco pre-elezione Quirinale in modo da non mandare comunque in crisi la sua maggioranza, al momento comunque tutt’altro che “unita”.

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