Mes, Conte ‘in trappola’?/ Voto 9 dicembre: Pd con FI vs M5s, a rischio numeri Senato

- Niccolò Magnani

Riforma del Mes, il voto in Parlamento il 9 dicembre prossimo divide il Governo: M5s spaccato, FI con Pd-LeU-Iv e rischio “trappola” per Conte al Senato

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Roberto Gualtieri con Giuseppe Conte (LaPresse)

Lo si è detto moltissime volte – spesso “a sproposito”, noi per primi – dall’inizio del Governo Conte-2, eppure il voto che si avvicina il prossimo 9 dicembre in Parlamento potrebbe davvero essere la resa dei conti interna alla maggioranza giallorossa. La conferma è giunta ieri sera dopo l’ultima riunione dei capigruppo sulla calendarizzazione dell’intervento sulla riforma del Mes del Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri: «In vista del consiglio europeo del 10 e 11 dicembre, per il 9 dicembre sono previste comunicazioni in Senato del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. La presenza di Conte è già calendarizzata, con comunicazioni e quindi col voto», spiega il capogruppo Pd Andrea Marcucci. Si vota dunque, dopo mesi di discussioni e rinvii, sul Meccanismo Europeo di Stabilità e su quei fondi utilizzabili per spese dirette/indirette sanitarie che l’Italia potrebbe già ricevere qualora li richiedesse: condizionalità minime, praticamente zero interessi sul prestito e scadenza ancora lontana per l’arrivo dei fondi Ue del Recovery Plan. Questi i temi per cui Pd, LeU e Italia Viva spingono da mesi ormai per accettare i soldi del Mes; di contro, il Movimento 5 Stelle – che su questo tema si allinea con Lega e Fratelli d’Italia – che tiene il punto facendo mantenere finora il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in una posizione di mezzo, molto contestata ancora nelle ultime ore.

GOVERNO RISCHIA AL SENATO SUL MES

Ieri il botta e risposta a distanza tra il Ministro della Salute Roberto Speranza e lo stesso Conte hanno fatto “intuire” la delicatezza del momento: con il voto oggi in Parlamento sullo scostamento di bilancio ci saranno i primi tentativi di accordi-disaccordi sulla riforma del Mes tra i partiti della maggioranza, ma è il 9 dicembre che vedrà una “resa dei conti” forse definitiva tra grillini (spaccati al loro interno non solo per l’adesione al Mes) e dem. «E’ uno strumento a cui bisogna guardare con assoluta serenità», diceva ieri il titolare della Sanità in merito ai fondi del Mes, con il Premier che replicava «Comprendo che il ministro della Salute possa auspicare nuove risorse, il problema non è nello strumento ma nelle risorse». Stamane nel vertice bilaterale Francia-Italia in vista del prossimo Consiglio Europeo, il Ministro delle Finanze Bruno Le Maire ha lanciato il guanto di sfida: «E’ essenziale che la riforma del Mes sia definitivamente adottata e ratificata dall’Italia […] abbiamo fatto in modo che l’accesso al Mes non stigmatizzi nessuno e non ponga condizioni inaccettabili per nessun Paese». Il Governo si appresta dunque a dare mandato a Conte di portare a Bruxelles l’ok italiano alla riforma del Mes (ricordiamo, sono 37 i miliardi in palio per l’Italia laddove arrivasse il sì definitivo) ma è il passaggio in aula che vedrà l’opposizione dell’ala più rigida del Movimento 5Stelle: Forza Italia si dice assai possibilista nel votare convintamente con Pd e LeU, mentre Salvini e Meloni rimarranno fermi nella loro opposizione. Sta evidente di come al Senato i numeri già risicati per il Governo potrebbero rappresentare un serio problema per Conte in vista non tanto del Consiglio Europeo ma per il prosieguo “tranquillo” della legislatura.

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