Michele Placido, commissario Cattani ne La Piovra/ “Lo feci morire io” (Techetechetè)

Michele Placido, il commissario Corrado Cattani ne “La Piovra” questa sera a Techetechetè: “Decisi io di farlo morire, avevo altri obiettivi professionali…”

Michele Placido è il commissario Cattani
Michele Placido è il commissario Cattani (Wikipedia, 2019)

Nella puntata di questa sera di Techetechetè, a partire dalle ore 20.30 su Rai 1, il focus del programma di video-frammenti che va a pescare nello sterminato archivio del servizio pubblico sarà sulla ideale carrellata degli investigatori che hanno fatto la storia della tv: e in questa serata dedicata a tutti gli appassionati del giallo in salsa nostrana e curata da Tiziana Torti un ruolo da protagonista non può non averlo il commissario Corrado Cattani, alter ego sul piccolo schermo di Michele Placido ne “La Piovra” che con le sue miniserie a cavallo tra metà Anni Ottanta la fine degli Anni Novanta non solo hanno ridefinito un genere ma pure tenuto incollati al televisore milioni di italiani. E il merito è proprio della carismatica ma pure tormentata figura dell’ufficiale di polizia interpretato dall’oggi 73enne attore e regista pugliese, che della serie tv che vede per la prima volta raccontata in modo organico e corale la criminalità organizzata fu la star per almeno quattro stagioni, fino alla sua ancora oggi clamorosa e inaspettata morte.

IL COMMISSARIO CATTANI, ICONA DEGLI ANNI OTTANTA

Il personaggio del commissario Corrado Cattani è quello che appunto alla fine degli Anni Ottanta costituì il definitivo trampolino di lancio per Michele Placido e non solo nel ruolo di attore: all’epoca rappresentò per un pubblico televisivo ancora non smaliziato come quello di oggi e ancora poco avvezzo alla lunga serialità televisiva una sorta di icona, oltre che un paladino (invero spesso solitario…) della giustizia, nel combattere quelle che genericamente può essere definita Mafia e spesso lasciato solo anche da chi dovrebbe essere dalla sua stessa parte della barricata. Il suo alter ego ha finito per coinvolgere e commuovere dato che la sua compagna, una pittrice di nazionalità francese, morirà tragicamente in un agguato e stessa sorte, ma ancora più truce, tocca alla figlia tredicenne, stuprata e uccisa dagli uomini di Cosa Nostra. Ma il personaggio portato in scena da Cattani andrà avanti, nonostante questo oceano di dolore, e fino alla messa in onda della Piovra 4, la miniserie del 1989, in cui muore ed è curioso notare che la data nella finzione scenica corrisponde a quella della messa in onda della puntata. “Una morte inverosimile” si scrisse all’epoca, e di cui non solo si parlò pure sulla stampa generalista ma che accese il dibattito pure sulla scelta degli sceneggiatori che fanno morire un ‘buono’, portando in scena una sconfitta della giustizia, in un certo senso. Per altri, invece, drammaticamente si trattò di una fine “tirata per i capelli” vista l’esperienza e la furbizia mostrata da Cattani nelle precedenti stagioni ma, ribatterono alcuni, “che dramma sarebbe stato senza una morte così rituale?”.

IL RAPPORTO TRA PLACIDO E IL SUO ALTER EGO

E a proposito di quella morte che nel 1989 sembrò sfondare la classica quarta parete finzionale, tanto da sembrare reale e coinvolgere il pubblico italiano, anni dopo Michele Placido ne ha svelato i retroscena, forse anche per tagliare i ponti con quel personaggio che certo gli ha dato la notorietà ma da cui ha voluto forse affrancarsi. A proposito dell’aver vestito trent’anni prima i panni del commissario Corrado Cattani ne “La Piovra”, l’attore e regista nato ad Ascoli Satriano ebbe a dire, con un po’ di orgoglio, che quella miniserie appartiene oramai al passato, come a voler sottolineare che per lui (cinematograficamente parlando) da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. “Che rapporto ho con Cattani? Quel personaggio ha avuto un ruolo importante nella mia vita, ma allora ero giovane e io non vivo di ricordi…” ha spiegato Placido, sottintendendo anche che l’Italia raccontata all’epoca non esiste più. “Comunque sì, fui io a chiedere al regista di far morire il commissario perché avevo altri obbiettivi professionali e grazie a quell’uccisione ho avuto modo di costruirmi una carriera sensata e ottenere molti risultati…” ha rivelato il diretto interessato in una intervista, dando forse una volta per tutte il senso di liberazione provato dall’affrancarsi finalmente da un ruolo tanto importante quanto ingombrante…



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