MIGRANTI/ Kamala Harris fa come Trump e spiazza la (sua) sinistra Usa

- Augusto Lodolini

“Non venite. Gli Usa continueranno a far rispettare le nostre leggi e a mantenere sicuri i nostri confini”. Parole di Trump? No, della democratica Kamala Harris

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La vicepresidente Usa Kamala Harris. A sinistra, Joe Biden (LaPresse)

“Non venite. Non venite. Gli Stati Uniti continueranno a far rispettare le nostre leggi e a mantenere sicuri i nostri confini”. È l’invito ai migranti di Kamala Harris, vicepresidente degli Stati Uniti, durante la sua visita in Guatemala, la prima in uno Stato estero dalla sua elezione. Una frase che ricorda quella del portavoce del governo danese nell’illustrare la recente legge sull’immigrazione, che prevede che i richiedenti asilo lo facciano al di fuori della Danimarca. Kamala Harris è figlia di migranti negli Stati Uniti, così come il ministro dell’Immigrazione danese è figlio di un immigrato etiope.

A livello mediatico, e politico, in Italia si tende a semplificare il dibattito sul doloroso problema dell’immigrazione, riducendolo a una sinistra, con i “progressisti”, in favore, e una destra, con i “sovranisti”, contro. La questione è nella realtà diversa anche da noi ed è estremamente divisiva in tutti i Paesi, rendendo la distinzione “destra-sinistra” piuttosto labile. La legge danese è stata promossa dal governo socialdemocratico e la Harris fa parte del tandem democratico che ha sconfitto il repubblicano Trump.

Anche la posizione del presidente Biden non sembra molto distante, a giudicare da una sua frase in un’intervista a marzo riportata in un articolo della Bbc: “Lo posso dire molto chiaramente: non venite qui. Non lasciate la vostra città o comunità”. Un invito provocato dall’intensificarsi dei flussi di migranti al confine con il Messico, in buona parte provenienti dall’America Centrale. Lo stesso articolo sottolinea la diversità tra Biden e Trump non solo nei toni, ma anche in alcuni fatti concreti, a partire dall’intenzione di Biden di cancellare la trumpiana politica di “tolleranza zero”. Questa politica ha portato alla separazione delle famiglie e al confinamento di migliaia di minori, che ora si cerca di riportare alle loro famiglie.  

Nonostante un atteggiamento decisamente più favorevole verso l’immigrazione, anche Biden e Harris sono ben consci del problema posto dalla pressione di irregolari ai confini dello Stato; da qui i loro inviti a rimanere ad aspettare nei loro Paesi gli esiti delle domande. La Harris ha accompagnato il suo avvertimento con la promessa di aiuti al Guatemala, a cominciare dall’invio di 500mila vaccini contro il Covid.  

L’uscita della Harris ha provocato reazioni negative nelle organizzazioni che aiutano i migranti e un  deciso attacco da parte di un’esponente di spicco della sinistra democratica, Alexandria Ocasio-Cortez. Quest’ultima, dopo aver affermato che è perfettamente legale presentarsi al confine per chiedere asilo, ha ricordato il contributo dato per decenni dagli Usa ai cambiamenti di regime e alla destabilizzazione dell’America Latina. “Non possiamo aiutare a incendiare la casa di qualcuno e poi biasimarlo perché vuole fuggire”, ha detto, facendo riferimento alla situazione di violenza e corruzione esistente in molti di quei Paesi.

Anche Kamala Harris durante la sua visita ha denunciato questi fatti, alla base dell’emigrazione irregolare, e ha sottolineato come il vero compito sia quello di eliminare queste cause nei Paesi di origine. E ciò che viene spesso ripetuto anche nelle discussioni in Italia e in Europa, ma non sembrano vedersi molti risultati concreti.

Viene in mente l’accorato appello di Benedetto XVI nella sua enciclica del 2009, la Caritas in veritate. “Possiamo dire che siamo di fronte a un fenomeno sociale di natura epocale, che richiede una forte e lungimirante politica di cooperazione internazionale per essere adeguatamente affrontato. Tale politica va sviluppata a partire da una stretta collaborazione tra i Paesi da cui partono i migranti e i Paesi in cui arrivano; va accompagnata da adeguate normative internazionali in grado di armonizzare i diversi assetti legislativi, nella prospettiva di salvaguardare le esigenze e i diritti delle persone e delle famiglie emigrate e, al tempo stesso, quelli delle società di approdo degli stessi emigrati. Nessun Paese da solo può ritenersi in grado di far fronte ai problemi migratori del nostro tempo”.

Sono passati dodici anni, ma questo appello continua ad essere ignorato e tutto continua ad essere ridotto a dibattito, quando non a scontro.

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