MIGRANTI/ L’accordo di Malta non esiste (e c’è chi lo scambia per Dublino)

- Antonio Fanna

Il cosiddetto “accordo di Malta” è un bluff: i giornali ne parlano però nessuno ha visto il testo. È solo un vertice da cui l’Italia esce sconfitta

migranti bologna
LaPresse

È difficile commentare la bozza dell’accordo sottoscritta a Malta dai ministri degli Interni di Francia, Germania, Italia e Malta nel vertice di lunedì. Intanto perché questa bozza di fatto non esiste, sono pochi appunti di lavoro e nessuno l’ha ancora vista. Se essa esiste è poi riservata, in quanto frutto di uno scambio di idee di un informale gruppo di lavoro di alcuni Paesi e come tale può essere modificata in qualsiasi momento nelle prossime settimane. O può semplicemente sparire nel dimenticatoio delle tante cose promesse e non fatte dalla euro-politica, come la redistribuzione dei migranti sbarcati a Lampedusa durante l’estate. Alcuni di questi attendono da mesi che avvenga la redistribuzione promessa dai Paesi europei al momento in cui l’Italia ha deciso di accoglierli nei propri porti per via delle pressioni europee. 

Il meccanismo di redistribuzione di una piccola parte dei migranti sbarcati in Italia non viene inventato a Malta: esisteva già. E funzionava male, visto che si inceppava già per piccoli numeri di poche centinaia di persone. Tanto è vero che l’hot spot di Lampedusa, così come quelli di Malta, sono al collasso. Per non parlare di quelli della Grecia.

Ora, l’“accordo” di Malta rende l’Italia paradossalmente ancora più vulnerabile ai capricci d’oltralpe. Prima avevamo un potere di condizionare lo sbarco alla redistribuzione. Non accettando il principio dell’Italia come unico ed automatico porto sicuro di sbarco del Mediterraneo avevamo conseguito un potere negoziale perfettamente compatibile con il diritto internazionale.

Resistendo all’automatismo dello sbarco obbligato in Italia – specialmente per i migranti soccorsi fuori dalle aree di responsabilità di soccorso da navi private straniere – potevamo negoziare caso per caso le condizioni della “solidarietà” europea. Anche perché Paesi come Spagna, Olanda, Germania, Francia rimanevano con il fiammifero in mano nel momento in cui i migranti, con le acque territoriali italiane chiuse, restavano sul loro territorio nazionale, ossia sulle barche battenti la bandiera di un Paese europeo. Dunque non venivano respinti verso Paesi senza stato di diritto ma potevano direttamente essere presi in carico dalle giurisdizioni degli Stati europei che li avevano salvati, molti dei quali erano poi il vero obiettivo del viaggio di questi migranti.

Certo, il meccanismo di negoziare nave europea per nave europea non era un sistema ottimale. Ma era l’unico modo per svegliare l’Europa dal suo torpore. Forse era un meccanismo un po’ cinico, di cui Salvini ha abusato mediaticamente e politicamente. Per qualche estremista dell’accoglienza forzata e globale era addirittura brutale. In realtà, lo Stato italiano ed i suoi uomini lo hanno sempre gestito compatibilmente con gli standard umanitari europei; come certificato anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso della Sea Watch che ha respinto il ricorso della Ong che chiedeva lo sbarco per urgenza umanitaria. Attraverso questo meccanismo l’Italia ha potuto difendere il principio della tutela delle sue acque territoriali e della sua legislazione interna, un principio che il diritto internazionale riconosce a tutti gli Stati, nessuno escluso. 

Eppure a Malta pare che il nuovo governo abbia ora deciso di liberarsi di questa facoltà accettando nuovamente, come volle la Bonino nel 2014 ai tempi di Mare Nostrum, il principio dello sbarco obbligatorio in Italia. Abbiamo così ceduto su un aspetto importante, in cambio di una fumosa, minuscola e temporanea disponibilità di redistribuzione dei migranti che già di fatto avevamo ottenuto.

Non parrebbe un capolavoro politico né diplomatico, nonostante venga sbandierato come un successo storico, addirittura come il superamento di Dublino.

Dunque, perché il governo italiano ha deciso di accettare qualcosa di apparentemente poco vantaggioso per l’Italia? Perché avvallare un accordo che addirittura indebolisce il nostro controllo del mare e riduce il nostro potere politico in Europa in cambio di cavillose promesse?

Probabilmente ci è stato chiesto da Francia e Germania. E questo per il governo in carica è già un buon motivo. In seconda battuta, per avere un argomento da spendere contro Salvini, ritenuto più pericoloso delle organizzazioni criminali che trafficano in uomini; e questo è un ulteriore motivo. Ma soprattutto viene da pensare che la piccola intesa di Malta (un micro-compact mediterraneo) sia stato fatto per ottenere crediti da spendere nei prossimi difficili negoziati sulla legge di bilancio italiana. In autunno difatti il mare è mosso: di migranti ne arrivano pochi, mentre sui tavoli europei sbarcherà la nostra legge di bilancio. Lì i naufraghi rischiamo di essere noi. E a Malta abbiamo barattato porto sicuro per porto sicuro.    

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