Milan-Arnault: finta trattativa elaborata da 62enne bresciano/ Procura Milano indaga

- Davide Giancristofaro Alberti

La procura di Milano sta indagano su una possibile truffa architettata da un 62enne bresciano, che si era finto intermediario di Arnault per acquistare il Milan

cessione milan arnault
Bernard Arnault (Lapresse)

Utilizzando i nomi di Bernard Arnault, ceo della multinazionale del lusso LVMH, nonché europeo più ricco al mondo, e quello del Milan, sarebbe stato messo in atto un tentativo di frutta. Per questo, come riferisce Repubblica, gli inquirenti stanno valutando un’ipotesi di reato nei confronti di un 62enne mediatore finanziario originario di Brescia, ex funzionario di banca. Una vicenda che parte da lontano, precisamente dall’estate del 2019, ad un anno di distanza circa dalle prime insistenti voci circa un possibile interesse del miliardario transalpino Arnault nei confronti del Milan (fino ad oggi sempre seccamente smentito).

Fatto sta che il funzionario di banca 62enne di cui sopra aveva fiutato l’affare, e fingendosi un uomo di fiducia del francese nonché “mediatore” nell’operazione di acquisto della società meneghina, aveva ottenuto parte delle quote di una società appaltatrice nell’ambito del finanziamento di un importante progetto immobiliare nella Svizzera italiana.

MILAN-ARNAULT, FINTA TRATTATIVA: 62ENNE CREA TEAM DI ESPERTI POI LA SMENTITA

Il bresciano si presentava dicendo che nessuno meglio di lui, come riferisce Calcio e finanza, sarebbe stato in grado di trattare con il fondo Elliott, lo stesso che ha acquistato il Milan subentrando a Yonghong Li. E nel contempo aggiungeva che era stato incaricato di mettere insieme l’intera operazione, dal direttore generale al responsabile dei rapporti internazionali, dal direttore sportivo all’ufficio legale. Ed in effetti lo stesso 62enne aveva iniziato a creare un team, truffando quindi a sua volta anche i suoi collaboratori, riuscendo in qualche modo ad essere credibile agli occhi del gruppo. Peccato però che la scorsa estate, 2020, un membro del team italiano insospettito dalle mosse poco chiare del loro capo, abbia inviato un’email al direttore generale di LVMH, Antonio Belloni, che ha poi replicato in maniera lapidaria: «Non conosco nessuna delle persone di cui parlate». A quasi un anno di distanza il caso è arrivato alla procura di Milano che ora sta indagando.



© RIPRODUZIONE RISERVATA