MILANO/ Da Havel a De André, così una città prende ancora il largo

- Enzo Manes

Tre giorni di conversazioni, testimonianze, concerti, spettacoli teatrali, mostre: al via la seconda edizione del Festival di cultura promosso dal Centro Culturale di Milano

milano duomo 1 lapresse1280
Uno scorcio del duomo di Milano (LaPresse)

Due piazze e un auditorium per vivere tre giorni di conversazioni, storie, testimonianze, concerti, spettacoli teatrali, mostre… E per stare insieme, che è sempre cosa buona e giusta, magari avvicinandosi a quel che offrono gli street food. Succede a Milano dal 12 al 14 giugno 2019, nel cuore della città, dalle 18 in poi, che significa un cartellone che snocciola appuntamenti fin verso la mezzanotte.

È la seconda edizione di “Andiamo al Largo”, festival di cultura e incontro promosso e organizzato dal Centro Culturale di Milano. Il titolo scelto è una bella sferzata e una lieta possibilità: “Che vita è la vostra se non avete vita in comune” estratta dai Cori da “La Rocca”. Con un sottotitolo che è un dato di realtà: Milano e il suo popolo.

Camillo Fornasieri, direttore del Centro Culturale di Milano, dice a proposito del titolo: “Ci può essere molta comunità senza vita, occorre una vita, così da generare comunità, è quello che chiederemo a testimoni del nostro tempo: passare dal cittadino alla persona, al legame, riscoprire il ‘noi’, che poi è realmente accettare se stessi e la sfida dell’incontro”. E aggiunge: “Nessuna comunità per quanto ricca di valori può mantenersi, quando a serrarne i legami è la paura o lasciare che sia il mercato ad adattarsi alla disgregazione producendone, fatalmente, altra”.

Questioni vitali, starne alla larga è un’opzione che però non tiene. Meglio andare al largo per farsi compagnia. In città. Invenzione di un certo pregio nelle sue mille sfaccettature, “dove si cela un senso profondo dell’esistenza che implica un profondo senso religioso”, come ha ricordato Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium.

Arduo soffermarsi sull’intero programma (per quello c’è il programma completo). Il rapporto tra persona e comunità, nella sfida con il potere, sarà al centro della riscoperta dell’“europeo” Vaclav Havel (filosofo e drammaturgo ceco), che il consolato della Repubblica Ceca di Milano, insieme alla rivista Vita, rilanciano al festival, occasione per rileggere i grandi cambiamenti del 1989. Il famoso ortolano “che ha il cuore al posto giusto” diventa presidente per due volte di una nuova Repubblica.

Ma quale vita ha reso possibile tutto ciò? L’esperienza umana e politica, la ricerca di se stessi: ne darà attualità e testimonianza Michael Zantovsky, fondatore con Havel di un nuovo partito, suo ambasciatore in Occidente (Regno Unito, Israele e Stati Uniti) e oggi direttore della Havel Library. Dunque, “Vaclav Havel, una storia di oggi. La persona, l’amicizia, la politica” (mercoledì 12 giugno, ore 18, Auditorium Cmc).

Quella “vita sotto le macerie” – il vero cuore di questo personaggio – emergerà nella lettura teatrale di Arianna Scommegna delle Lettere a Olga, scritte da Havel nei cinque anni di prigionia imposti dal regime comunista (mercoledì 12 giugno, ore 21, palco di piazza Beccaria). Una concretissima e alta meditazione del legame tra sé e il mondo, questa la grande attualità di Havel: “l’Essere è unico, è ovunque e dietro a tutto, la sua voce non viene ‘da altrove’ (cioè da qualche paradiso trascendentale), ma ‘da qui’. In guardia sul vecchio e nuovo potere di oggi, l’elusione dell’uomo come soggetto concreto dell’esperienza del mondo”.

L’unico argine al potere è il desiderio, la persona dentro un popolo, una testimonianza e le sue parole: ecco, allora, Antonia Pozzi che dal palco di piazza Beccaria (venerdì 14 giugno, ore 20.45) – grazie al Teatro Farneto di Elisabetta Vergani (attrice) e Maurizio Schmidt (regista) – sotto il cielo di Milano ritrova il suo posto nella nostra città con la pièce “L’infinita speranza di un ritorno”. Giovane segnata da un desiderio di vita tale da dirci cos’è la persona, nella sua grandezza e fragilità: potente poetessa – oggi riscoperta dalla critica – di famiglia borghese, cercò e scoprì il popolo, servendo, come poteva negli anni Trenta, la sua indigenza e fatica, tra la Bassa di Milano e le sue montagne di Pasturo.

E anche la musica nasce in città, tra la gente: dal jazz ai grandi autori e cantautori. Il giovane sassofonista Francesco Cafiso, siciliano, che stupisce il mondo del jazz internazionale con il suo sax alto (nel 2009 si è esibito alla Casa Bianca davanti all’allora presidente Barack Obama), sbarca a Milano, ad “Andiamo al largo”, con il “Duo Cafiso”, con Mauro Schiavone al piano, per un’esibizione jazz sotto le stelle, con immagini della “vita nella comunità” scattate dal fotografo Pino Ninfa, che fanno parte del progetto pensato proprio per il Festival e dal titolo “Da confini e sobborghi, viaggio nella quotidianità” (mercoledì 12 giugno, ore 22, palco di piazza Beccaria).

Nel 2019 non poteva mancare al Festival “Andiamo al largo” Fabrizio De André (vent’anni dalla morte), lui che della vita in comune ha messo a nudo l’ipocrisia e anche l’instancabile ricerca del vero. “Fabrizio De André Una goccia di splendore, di verità. Da Genova al mondo” è il titolo del concerto/tributo. Sul palco Mark Harris (pianoforte), presente nell’ultimo memorabile tour di Faber; Roberto Colombo, già della Premiata Forneria Marconi, che ha avuto modo di arrangiare alcuni brani famosissimi di De André e molto apprezzati dal grande artista genovese (vocoder e basso sinth); Antonella Ruggiero, genovese, una delle più belle e intense voci del panorama musicale non solo italiano; Ivan Ciccarelli, fuoriclasse della batteria (palco piazza Beccaria, giovedì 13 giugno, ore 21.45).

Appena prima di De André (palco piazza Beccaria, ore 20.45), ecco la lettura teatrale dai Cori da La Rocca di Eliot (autore de La Terra desolata e I Quattro quartetti), un canto epocale e dantesco sul vivere moderno e contemporaneo. Che riannoda e allarga il tema in un affascinante e drammatico corpo a corpo: “Molto da abbattere, molto da costruire, molto da sistemare di nuovo..”, con l’attore Matteo Bonanni e Francesco Pasqualotto, al pianoforte.

L’abate generale dei Cistercensi nel mondo, eredi di san Benedetto, il teologo luganese padre Mauro Giuseppe Lepori nell’incontro “C’è una strada dentro il cuore degli altri. San Benedetto e l’Europa”, racconterà da quale vita nacque e può nascere quel legame nuovo tra l’io, la comunità e il popolo che caratterizzò l’Europa dei benedettini (palco di piazza Beccaria, giovedì 13 giugno, ore 19). A proposito di vivere moderno e contemporaneo…

© RIPRODUZIONE RISERVATA