INCHIESTA/ Le nuove facce della solidarietà a Milano

9 milioni di abitanti in tutto, 5 nella fascia maggiormente produttiva e urbanizzata. Di questi purtroppo molti sono senza tetto e altri 85mila sono a rischio povertà. La Lombardia, una delle regioni più ricche d’Europa, non è esente dalla piaga dell’indigenza

04.02.2009 - La Redazione
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Cinquemila senza tetto e 85 mila persone a rischio di povertà di cui il 75% è costituito da persone straniere e il 25% da cittadini italiani tra cui soprattutto persone separate, in particolare donne con figli a carico e anziani con pensioni basse. E’ questo, secondo il settimo rapporto 2008 della Caritas, il volto nascosto della diocesi ambrosiana, quel territorio abitato da oltre 5 milioni di persone che va da Milano a Lecco e a Varese e include tutti i paesi della provincia. Un territorio che realizza gran parte del Pil convive con la povertà

La società civile si muove

Di fronte a questo dato preoccupante la società civile milanese non è rimasta a guardare ma ha costruito nel tempo delle risposte concrete. Il Comitato provinciale di Milano della Croce Rossa Italiana porta avanti da oltre vent’anni, a Milano e provincia, un progetto che si chiama “Aiuto Alimentare agli Indigenti”. In pratica si distribuiscono viveri di prima necessità ad oltre 33.000 beneficiari. Il Banco Alimentare della Lombardia che trova in Emilio Roda uno dei suoi principali animatori è in grado di distribuire circa novemila tonnellate di cibo a 235 enti beneficiari nella sola Milano provenienti da circa duecento aziende del settore agricolo, dell’ortofrutta, dei supermercati dai prodotti raccolti dalla Comunità Europea. Nato nel 1989, con il magazzino a Meda e gli uffici a Monza, da un’intuizione di monsignor Luigi Giussani e del fondatore della Star, Danilo Fossati, il Banco si diffonde in tutta Italia negli anni novanta. A quell’epoca, racconta Emilio Roda, che ha iniziato l’esperienza del Banco nel ’94, «la nostra realtà era costituita da quattro obiettori di cui due farmacisti, quattro casalinghe e due pensionati». Quest’anno il Banco Alimentare festeggia il suo ventesimo anniversario d’attività e la nuova sede di Muggiò è composta da un magazzino di 3.500 mq diviso in quattro reparti e dagli uffici che si estendono su uno spazio di circa mille mq.

Al servizio di un bisogno concreto

Ogni giorno quaranta enti di carità vengono a ritirare gratuitamente nel magazzino del Banco una gamma completa di prodotti alimentari, dalla pasta al riso, dalle conserve agli yogurt, altrimenti destinati al macero perché inutilizzabili (ammaccature, confezioni aperte etc.) o vicini alla scadenza, che i 250 volontari e i quattordici dipendenti del Banco riescono a ottenere dai supermercati e dalle fabbriche, garantendone a proprie spese il continuo trasporto. Sono quasi 34mila (se si include la provincia il numero sale a 67.515) le persone che a Milano ricevono sostegno grazie ai beni distribuiti dal Banco Alimentare agli enti di carità, come il Banco di Solidarietà di San Nicola nel quartiere di Dergano, le Suore della Carità di Madre Teresa, le molte Caritas e San Vincenzo diffuse sul territorio, attraverso quel processo di sussidiarietà orizzontale per cui laddove vi è un reale bisogno da parte di un’istituzione di beneficenza per ottenere più cibo si crea un servizio per rispondere a questa domanda senza sostituirsi all’ente stesso. Piero Radovan che ricopre l’incarico di visitor, un volontario che si occupa dei rapporti tra il Banco e gli enti benefici, racconta che partito con la convinzione di voler aiutare il prossimo ha capito come questo servizio aiuti innanzi tutto lui stesso. «Lo scopo del Banco Alimentare e degli enti di carità è assolutamente lo stesso» afferma Radovan «quello di condividere i bisogni per condividere il senso della vita». Così il Banco Alimentare in alcuni casi diventa uno strumento per rispondere concretamente al problema del lavoro come è avvenuto, racconta Emilio Rota, per alcuni ragazzi problematici e disoccupati che hanno imparato il mestiere di magazziniere, per alcuni professionisti di mezza età che perdono la propria attività e a cui viene data un’altra possibilità e per uno degli autisti dei quattro camion del Banco, un ragazzo rumeno, oggi sposato con tre figli che prima di venire a conoscenza di questa realtà raccoglieva l’elemosina ai semafori.

Al supermercato per aiutare

Un quinto degli alimenti raccolti dal Banco in un anno proviene dalla giornata della colletta alimentare, che si tiene annualmente l’ultimo sabato di Novembre, dove i volontari del Banco propongono ai clienti dei supermercati di comprare, oltre alla propria spesa, dei prodotti di prima necessità destinati ai bisognosi. «Questa iniziativa già di per sé fondamentale è importante» spiega Gianfranco Cantoni che tiene le relazioni tra il Banco e le fabbriche, «per farci conoscere da più aziende possibili. Negli anni abbiamo costruito un solido rapporto sul territorio con catene come l’Esselunga e aziende come Ferrero, Barilla, Nestlè, Citterio, Kellog, Campari, la biscotteria Pozzi, la Bolton che produce tonno e carne in scatola, la Peviani che tratta frutta e verdura, così quando un’azienda è scettica sul nostro servizio di raccolta alimenti perché non ci conosce, l’esempio della giornata della Colletta aiuta a far comprendere al nostro interlocutore il nostro scopo. Ciò che proponiamo ha un aspetto solidaristico ma non è mai carità. Infatti, qualora l’azienda scelga di collaborare con noi, recupera l’IVA sul cibo donato, risparmia sulla distruzione dei prodotti nelle discariche o negli inceneritori e ottiene una patente di serietà che può utilizzare per mostrare al pubblico che si impegna in un progetto di responsabilità sociale d’impresa».

Ricominciare è possibile

Sul fronte della solidarietà, con persone che cercano di reinserirsi nel mondo del lavoro, persone che hanno bisogno d’accoglienza, minori in difficoltà, anziani lasciati in condizione di disagio, in prima fila vi è la cooperativa La Strada che con i suoi 180 volontari riesce ad assistere circa duemila persone. È il caso di una famiglia rumena sfollata lo scorso Settembre dal campo nomadi di via San Dionigi. La Strada si è attivata concretamente per sostenere la famiglia, fornendo al padre muratore, alla mamma casalinga e alle due bambine, Rosa e Chiara, un alloggio ricevuto in locazione dall’Aler. Inoltre La Strada in collaborazione con Nocetum, un’associazione per l’accoglienza di famiglie in difficoltà con bambini, ha curato il recupero scolastico delle due bambine che oggi frequentano le elementari con ottimi risultati. La Strada, come racconta Gilberto Sbaraini, tra i fondatori della cooperativa quando era ancora un’associazione negli anni ottanta, è oggi un “gruppo informale” attorno al quale ruotano degli enti che trovano ne La Strada un punto di riferimento sia valoriale sia d’esperienza e che offre una vasta serie di servizi. Come ad esempio Giuseppe, un ragazzo milanese di diciotto anni che abita nel quartiere Corvetto. All’età di tredici anni ha sofferto gravi problemi causati da disagi e conflitti familiari. Attraverso Galdus, un ente di formazione che organizza corsi professionali in stretta collaborazione con La Strada, Giuseppe è diventato un edile, un’esperienza professionale, questa, che gli ha fatto riscoprire il valore dello studio e lo ha portato a iscriversi alla scuola serale di grafica dell’istituto Kandinsky e a prestare servizio civile con i responsabili del centro In-presa che si occupa di tutoring, sostegno scolastico e scuola bottega. La Strada è un sostegno concreto per tanti malati di Aids come Antonio, di quarantasei anni, con un passato pesante da tossico e la galera alle spalle. Grazie alla comunità San Genesio in zona Ponte Lambro che l’ha ospitato per due anni, Antonio è riuscito a rompere definitivamente con la droga e a trovare un lavoro come magazziniere. Irina, una ragazza Russa di trent’anni con un bambino ha incontrato La Strada dopo un divorzio traumatico. Non si relazionava più con nessuno, raccontano alla casa alloggio per mamme e bambini, Casa Mia di via Romilli, ma passato il periodo traumatico grazie anche all’aiuto delle suore del Nocetum oggi Irina si è ripresa e lavora come donna delle pulizie. 

Rispondere al bisogno farmaceutico dei poveri

I tanti poveri che a Milano hanno bisogno di un sostegno alimentare spesso necessitano anche di un aiuto sanitario. La richiesta di prodotti farmaceutici di prima necessità, racconta il trentottenne Marcello Perego, vice-presidente del Banco Farmaceutico (realtà nata dalla Compagnia delle Opere di Milano e da Federfarma), è stata segnalata dapprima dai tanti enti di carità che assistono direttamente i bisognosi non riuscendo a far fronte alle numerose spese per comprare i farmaci da banco come ad esempio gli antinfiammatori e gli antiacidi non coperti dal servizio sanitario nazionale. Marcello Perego non riteneva possibile replicare il modello del Banco Alimentare ritirando i farmaci nelle aziende e creando un magazzino di raccolta, proprio per la specificità del “prodotto farmaco” che non può essere per legge conservato in strutture non adatte. La soluzione al problema arrivò da amici farmacisti che proposero di utilizzare le farmacie stesse come luoghi più idonei alla raccolta dei farmaci da donare perché già attrezzate e autorizzate a poter conservare questi prodotti. L’idea trovò l’approvazione e la collaborazione di Federfarma, l’associazione di categoria che riunisce i titolari di farmacia, così nel 2000 ciò che sembrava impossibile, per vincoli di legge e organizzazione, diventò una realtà. Si poteva rispondere applicando anche in questo caso il principio di sussidiarietà alle richieste degli enti di carità per curare migliaia di persone in povertà. Oggi il banco farmaceutico è una realtà diffusa a livello nazionale e nella sola Milano vede operare quotidianamente ottanta volontari coordinati da un gruppo di quattro professionisti. Il Banco Farmaceutico organizza ogni secondo sabato di Febbraio (quest’anno il 14 di questo mese) la “Giornata della Raccolta del Farmaco” che coinvolge 376 farmacie milanesi e circa duemila volontari. Le persone che si recano in farmacia, se lo desiderano, possono rivolgersi ai volontari per comprare alcuni medicinali che occorrono all’ente benefico collegato con la farmacia. Questi medicinali verranno conservati dal farmacista che li consegnerà direttamente agli enti che provvedono a ritirarli. I farmacisti che aderiscono alla Giornata di Raccolta del Farmaco sono tra i protagonisti dell’iniziativa e vengono messi personalmente in contatto con gli enti benefici dai volontari che organizzano la giornata durante l’anno affinché ne possano comprendere i reali bisogni. Perego sottolinea come il Banco Farmaceutico sia completamente un’opera di carità a scopo educativo. Ossia attraverso un gesto concreto le persone coinvolte a tutti i livelli, clienti, volontari e farmacisti si educano alla carità che per gli organizzatori del Banco trova il suo fondamento nei valori cristiani. La mediazione del Banco verso gli Enti, tra cui l’Opera San Francesco, il Banco Solidarietà Sacro Cuore, i Medici Volontari Italiani, il Centro di Solidarietà San Martino e l’Opera Malati poveri San Fedele sono tra i più attivi, arriva a toccare novantamila assistiti. Durante la sola giornata di raccolta del farmaco nel 2008 sono stati donati dai milanesi 21.506 farmaci pari al 50% dei medicinali da banco raccolti in un anno dal Banco Farmaceutico. Il rimanente 50% dei farmaci da banco, oltre all’importante cifra di 400.000 confezioni di farmaci che necessitano di ricetta, sono stati donati nel 2008 agli enti di carità attrezzati per l’utilizzo di questi medicinali direttamente dalle aziende farmaceutiche che si fanno carico dei costi di distribuzione grazie alla collaborazione tra Banco Farmaceutico e ANIFA, l’associazione di Federchimica che rappresenta i produttori di farmaci.

(Mattia Sorbi)

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