ALLARME SMOG/ L’esperto: Milano, per pulire l’aria fai come Berlino

ANTONIO BALLARIN DENTI sui livelli di allarme in città dopo i richiami europei. L’Ecopass sembra non bastare…

duomo_milano1R375
Il Duomo di Milano (Imagoeconomica)

La notizia che l’Europa potrebbe sanzionare l’Italia per i valori fuori parametro del PM 10 in Lombardia ha di nuovo sollevato un polverone (è proprio il caso di dirlo) sul problema smog a Milano e sui modi di affrontarlo. Oggi ne parliamo con Antonio Ballarin Denti, docente di Fisica Ambientale all’università Cattolica e membro della commissione Ecopass istituita dal Comune.

Professore, come vanno i lavori in commissione Ecopass?

In questo momento non ci sono novità. La commissione è un po’ ferma, perché i colleghi del Politecnico che si occupano di trasporti devono compiere studi di valutazione sul traffico e capire in che modo inciderebbe l’estensione della misura alla cerchia 90/91 (circonvallazione ndr). Ho letto su alcuni giornali ipotesi che ancora non abbiamo discusso seduti a un tavolo, come per esempio quella di aumentare la tassa a 4 euro. Si valuteranno tante cose…

La situazione dell’aria milanese è davvero così grave come si dice?

Sì. La qualità dell’aria sta migliorando, ma molto lentamente. Con questi ritmi solo tra 10-15 anni rientreremo nei parametri europei (40 mg al metro cubo di polveri sottili). Ovvio che bisogna fare qualcosa. 

Tipo?

Finire al più presto i lavori per le linee metropolitane 4 e 5, oltre a completare la 3, per esempio. Una città ben coperta dal trasporto metropolitano permetterebbe di fare una congestion charge molto forte. La dissuasione del traffico privato trova uno sbocco con il trasporto pubblico, si sa.

Per congestion charge intende il pagamento per tutte le vetture di Ecopass?

Sono due le soluzioni al vaglio della commissione. Tenere Ecopass, punendo i modelli di auto più inquinanti è una. L’altra prevede che tutti paghino una tariffa bassa, una sorta di tassa per l’uso del suolo in mobilità, a cui si aggiungerebbe un extra charge per gli automobilisti alla guida di veicoli particolarmente inquinanti.

Che esempi virtuosi in Europa andrebbero imitati?

Mi viene in mente Berlino. La capitale tedesca non partiva da una situazione grave come quella di Milano, avendo più ventosità e rimescolamento dell’aria, ma è riuscita a migliorare tantissimo la qualità della sua atmosfera.  I valori sono ora  ben al di sotto della soglia massima consentita dall’Unione europea. Questo grazie alle zone a traffico limitato, ai blocchi per certi veicoli e alle fasce orarie di passaggio consentito

Ma davvero è il traffico il principale colpevole dell’inquinamento atmosferico?

Bisogna innanzitutto precisare che ci sono tanti inquinanti e non un solo fattore. Considerati globalmente, credo che circa il 50% dell’inquinamento milanese sia dovuto al traffico, mentre il resto è dovuto all’uso di biomasse casalinghe (combustione della legna, per esempio), all’industria e via dicendo. Senza contare che la Val Padana è soggetta a inquinamento per sua natura. Non c’è ricambio dell’aria, ha un fondo molto alto. La politica può giusto abbassare di un 20-30% l’inquinamento attuale, non di più.

Torniamo alle auto: i nuovi modelli ecologici sono davvero la soluzione al problema dell’inquinamento dovuto al traffico?

Non c’è il bisogno assoluto di arrivare a modelli a emissione zero come quelli a metano, a idrogeno o elettrici. Le ultime auto Euro 5 o diesel con filtro anti-particolato emettono 100 volte di meno rispetto ai modelli a gasolio senza filtro e 10 volte di meno rispetto alle macchine a benzina di vecchia generazione. Ecco perché sarebbe già una riduzione sensibile se Ecopass venisse esteso a tutti i modelli non Euro 5. C’è poi da precisare che anche i modelli a emissioni zero sollevano nell’aria polveri sottili, consumando i freni, l’asfalto e gli pneumatici. Tutto questo ha un’incidenza di almeno 1/3 sull’inquinamento totale prodotto dalle auto. Un dato non trascurabile. Senza contare che poi ci sono i camion: oggi circolano perlopiù modelli molto vecchi e diesel, che emettono tantissimo.

Parlando di altri fattori inquinanti, cosa si potrebbe fare per combattere l’inquinamento?

Sfruttare il grande termo-utilizzatore e rendere Milano una città veramente teleriscaldata. Purtroppo allo stato attuale non c’è ancora una rete estesa che possa permettere di eliminare il cosiddetto riscaldamento civile, che ovviamente incide di più sull’inquinamento atmosferico. Brescia per esempio è coperta al 90-95% da teleriscaldamento e i risultati si vedono

Si dice spesso che Milano è una città con pochi alberi e poco verde: è d’accordo?

Il concetto di poco è molto relativo. Però secondo me è vero. Se ci fosse più verde si avrebbe un abbattimento sensibile degli inquinanti. Le superfici vegetali infatti trattengono il particolato e quando piove lo dilavano al suolo. Questo serve a eliminarlo. Non a caso l’aria è qualitativamente più buona dove ci sono i parchi. A Monza, per esempio.

Quindi il parco agro-alimentare previsto per Expo 2015 potrebbe essere un toccasana per tutti i milanesi…

Sì. L’importante è che sia il più grande possibile e che rimanga anche dopo l’Esposizione.

È vero che se Milano riuscisse a scendere sotto le soglie consentite dall’Unione europea avrebbe 400 morti in meno all’anno?

Detta così sembra che ora siamo in una camera a gas. Non è proprio corretto dire questo. I 400 morti all’anno appartengono a categorie già malate o in pericolo di vita, quasi terminali. Che per colpa dell’atmosfera inquinata vivono qualche mese in meno. Non è però da sottovalutare anche l’incidenza su malati asmatici o sulle persone che soffrono di problemi cardio-respiratori.

(Marco Guidi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori