TIPI ARTIGIANI/ 7. Dalla selvaggina alle barche in legno, quando la tradizione fa la differenza

- La Redazione

Continua il percorso attraverso il racconto degli artigiani. La lavorazione della carne in Maremma secondo le migliori tradizioni e la costruzione di barche a Venezia. Un patrimonio di conoscenza e di creatività unico al mondo

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Immagine d'archivio

“Terre di Maremma” nasce da un incontro voluto dal destino e dura da quattro generazioni. «Mio nonno era di Norcia e i norcini si spostavano nelle regioni vicine per andare a insegnare la lavorazione delle carni. Mio nonno si recava nella Toscana meridionale. Nello stesso periodo dal Nord facevano venire gente a bonificare la Maremma “amara”. Molte persone poi si stanziavano lì. Tra queste una mantovana, mia nonna. Così gli Eleuteri si sono trasferiti in Maremma».

Poi la tradizione della lavorazione delle carni è stata tramandata fino all’apertura 40 anni fa dell’azienda a Montalto Castro, portata ora avanti dal nipote Domenico Eleuteri. «Facciamo lavorazione artigianale di maiale, cinghiale, cacciagione. Tutto manuale, senza macchine. La carne sotto sale e deve essere di continuo manipolata, girata». E si produce bresaola di cinghiale, carne secca, lombo lardellato, cinta senese, prosciutto, capocollo. Con specialità della casa nuova ogni anno.

«In questi giorni in “Artigiano in Fiera” stiamo avendo un ottimo successo con un pecorino affinato nelle grotte di Pitigliano, la zona del tufo che è ancora di patate. Così abbiamo provato a fare anche chips lavorate a mano! La nostra produzione di salami e prosciutti di selvaggina e cacciagione avviene in modo squisitamente artigianale, conservando la natura dei sapori particolari di questa terra unica al mondo. La genuinità delle nostre carni e la stagionatura ottenuta sono i migliori strumenti per ottenere un sapore ed una qualità davvero unici».

Tra gli espositori storici di “Artigiano in Fiera”, gli Eleuteri spiccano anche per la loro capacità di dilatare la loro rete di clienti durante il resto dell’anno. Anche grazie ad “Artigiano in Fiera” “Terre di Maremma” ha allargato gli orizzonti e nei mesi successivi a ogni edizione si ritrova con nuovi contatti e nuovi clienti da soddisfare da tutte le parti d’Italia.


Andrea Archetti
ha 28 anni e porta sulle spalle il peso di quasi sei secoli di tradizione artigianale nautica. E ha già una carriera personale di 11 anni. «Secondo alcune ricerche, il primo Archetti andò via da Venezia nel 1450 e già costruiva barche in legno». Poi le tracce si perdono, altre famiglie si intrecciano, ma la tradizione è rimasta fino ai giorni nostri.

Andrea Archetti appartiene alla quinta generazione del Cantiere Nautico Archetti Ercole. Un cantiere che trasmette di padre in figlio l’esperienza trasferita dalla Repubblica di San Marco all’isola in mezzo al lago di Iseo, Monte Isola.

Qui sorge il laboratorio dove Andrea e il papà Ettore continuano la costruzione, manutenzione e rimessaggio di barche in legno. «Produciamo tutti i modelli principali – dice Andrea – e se un cliente ha un suo progetto, glielo realizziamo noi». E le barche si chiamano Dingotto, Lancetta, Tender, Naet – nomi classici o dialettali – e sono realizzati in mogano, teak, larice. Tempi di lavorazione 5-6 mesi o poco più. Si sistemano anche imbarcazioni ultracentenarie. Andrea affianca il padre fin da piccolo.

«Dopo scuola, andavo ad aiutarlo – ricorda – poi a 18 anni ho iniziato a tempo pieno. Quattro anni fa ho cominciato l’apprendistato per diventare Maestro d’ascia». Corso, manco a dirlo, che si tiene a Venezia. A 25 anni Andrea è diventato il più giovane italiano a fregiarsi di questo titolo professionale.

Il Cantiere Archetti unisce tradizione e modernità. I tempi cambiano però rispetto a secoli fa e diminuiscono le barche da pesca. «Non ci sono più pescatori, ma per fortuna aumentano la richiesta di barche da diporto. A Portofino se ne possono vedere 7-8 nostre”. E in "Artigiano in Fiera" in questi giorni si può ammirare un bel Dingotto, 5 metri per 2. «Le altre le abbiamo appena consegnate!».

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