CENTRALE/ Vischi (Feltrinelli): chi l’ha detto che in Stazione non si può far cultura?

- La Redazione

La nuova libreria Feltrinelli, la più grande in Italia, concluderà il percorso che sta trasformando la Stazione Centrale da luogo di degrado in un enorme centro commerciale. Ce ne parla CARLO VISCHI

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Stazione Centrale di Milano, nuova libreria Feltrinelli, la più grande d’Italia. Considerando la già estesa superficie di molte librerie della catena Feltrinelli, come quella di Piazza Piemonte, un risultato non da poco. Luogo che per anni è stato centro di degrado, emarginazione e di autentico pericolo per i viaggiatori, la Stazione Centrale sta arrivando al termine di un lungo percorso di riqualificazione.

Una riqualificazione che è stata compiuta rendendola essenzialmente un grande centro commerciale. Quale sia il significato di un nuovo punto vendita Feltrinelli e le sue caratteristiche, lo abbiamo chiesto a Carlo Vischi, direttore editoriale delle collane “Gusto della casa” editrice Gribaudo, brand di Feltrinelli, e responsabile eventi enogastronomici delle  medesima catena di librerie.

Carlo Vischi, come si struttura il nuovo punto vendita Feltrinelli della Stazione Centrale di Milano?

Il punto vendita Feltrinelli in Stazione Centrale è un multistore che si estende su una superficie di 2500 mq articolata su quattro piani. I primi tre piani sono dedicati alla vendita dei prodotti, il quarto e ultimo piano è lo spazio eventi. Passaggi è un corner con prodotti gastronomici e Kidz è l’area per i più giovani. È aperto tutti i giorni dalle 7 di mattina alle ore 22 di sera. È dunque il punto vendita Feltrinelli più vasto d’Italia.

Come si differenzia dagli altri punti vendita Feltrinelli?

Diciamo che Milano come punti vendita Feltrinelli era già fortunata, avendo quella di Piazza Piemonte che ha uno spazio eventi molto grande. Milano adesso è doppiamente favorita, non sono molte, anzi, le librerie Feltrinelli nelle altre città italiane a godere di spazi eventi così grandi.

Quello del nuovo punto vendita è però ancora più grande e questo permetterà eventi di grande respiro, sia musicali che enogastronomici. Proprio gli eventi enogastronomici saranno una delle nostre priorità: abbiamo visto che il pubblico tipico di Feltrinelli tende ad associare la cultura del libro con la cultura del cibo e del vino. Per loro, questa cultura enogastronomica è un’estensione naturale del libro e viene accettata molto bene. In altri campi abbiamo invece notato reazioni molto “integraliste”, un certo fastidio per eventi che non vengono accettati come eventi culturali. Il pubblico Feltrinelli è pubblico molto attento alle cose, e l’enogastronomia viene accettata come estensione normale della cultura.

In particolare, gli eventi enogastronomici come sono strutturati?

Da quest’anno abbiamo avviato due collaborazioni: una con il Movimento del turismo del vino, in occasione di Cantine Aperte. La manifestazione si tiene l’ultima domenica di maggio e noi abbiamo proposto un’anteprima dove le varie delegazioni regionali hanno presentato ognuna per la propria regione il programma di eventi. Sempre con loro abbiamo proposto San Martino in cantina, a novembre, la cultura del viaggio attraverso il vino. Una iniziativa che ripeteremo così come l’altra, in associazione con la più importante manifestazione legata al vino, il Wine Festival di Merano. Abbiamo fatto tre anticipazioni, una a Milano, una a Roma e una Napoli e anche queste le ripeteremo nel 2011.

Che tipo di pubblico partecipa a queste manifestazioni? 

Un pubblico eterogeneo, ma sempre molto interessato. Un pubblico che viene non solo per la degustazione ma anche per chiedere informazioni, interessarsi e cercare di capire.

La Stazione Centrale di Milano, nonostante le innovazioni degli ultimi anni, è ancora considerata un po’ a rischio. Non avete paura che la location della nuova Feltrinelli possa dissuadere la gente, specie in certe fasce orarie, dal frequentarla?

Semmai l’opposto. Esemplare è l’esperienza della Feltrinelli di Napoli, anch’essa sita nella stazione ferroviaria che era un luogo di degrado assai più marcato di quello di Milano. Oggi è invece luogo di aggregazione giovanile molto forte. Più richiami flussi di persone, più allontani la malavita. Se è stato possibile a Napoli dove il contesto era davvero assai più degradato di Milano, a Milano lo sarà ancora di più. Riportare le attività commerciali in certe situazioni favorisce l’integrazione.

E del fatto che alcuni criticano la trasformazione della Stazione Centrale in un enorme centro commerciale?

 
Dico che dovrebbero fare un giro nelle principali città europee e vedere che questa situazione è già in atto in tutte le principali stazioni ferroviarie o aeroporti. Noi arriviamo ultimi, ma ci arriviamo.

Un’ultima provocazione: il fatto che i grandi centri commerciali “uccidano” i piccoli negozi?

Personalmente posso parlare per quanto riguarda i negozi di alimentari con cognizione di causa. Chiudono i negozi che non sono specializzati, quelli che vendono il detersivo insieme ai formaggi. I centri commerciali piuttosto hanno favorito al loro interno la nascita di molti negozi specializzati che ottengono ottimi riscontri.





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