TETTAMANZI/ Il discorso alla città dell’arcivescovo di Milano: “Troppe ingiustizie per gli immigrati”

- La Redazione

Il discorso alla città dell’arcivescovo Tettamanzi

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Proseguendo la tradizione inaugurata dall’allora cardinal Montini nel 1957, l’arcivescovo di Milano sta parlando in questi momenti ai cittadini milanesi nell’annuale Discorso alla città nella basilica dedicata al patrono cittadino, alla vigilia della festa di Sant’Ambrogio.

Tettamanzi ha toccato temi di attualità. Parole di riconoscenza a chi fa il bene di Milano: «Penso a chi crea e offre posti di lavoro, a chi pone competenze a servizio di altri in campo amministrativo, economico, culturale, nell’ambito del servizio alla salute, della risposta al disagio e al bisogno. Fecondi si è non quando si ricerca una crescita egoistica e finalizzata ai propri interessi, non quando si trattengono per sé patrimoni economici e culturali per sfruttarli a proprio esclusivo vantaggio, ma quando tutto questo viene posto al servizio altrui».

Tra gli argomenti toccati, il per mille: «Una minore distribuzione di finanziamenti pubblici, nuove normative fiscali, la distorsione di alcuni intelligenti strumenti di finanziamento – si pensi ad esempio al 5 x 1000 – stanno penalizzando queste realtà di aiuto, fino a metterne a rischio la stessa esistenza. Queste difficoltà devono stimolare il terzo settore a divenire “più impresa” e sollecitare gli amministratori locali a prestare maggiore attenzione a realtà che, se dovessero venir meno, porterebbero alla paralisi i servizi sociali dei Comuni».

Quindi il tema degli immigrati: Non io ma molti altri – purtroppo – paragonano questo terreno, ad esempio, alle persone immigrate che vivono in paradossale situazione di clandestinità: ben note ai propri datori di lavoro, ma invisibili alle Istituzioni. Pretendiamo per loro leggi giuste, riconosciamo i diritti di cui sono nativamente portatori e quelli che hanno maturato con il loro lavoro, premiamo – in chi ha un comportamento irreprensibile – il desiderio di diventare milanesi, italiani».

I nomadi e i pregiudizi su di loro: «Impresa ritenuta inutile, anzi dannosa per eccellenza, pare essere quella di tentare di inserire nella società le persone di origine nomade. Il pregiudizio, che a volte trova purtroppo corrispondenza in comportamenti contro la legalità, sconfigge la possibilità di ricercare per loro e con loro soluzioni serie e rispettose sia della loro umanità che del resto della Città».

L’arcivescovo ha sottolineato come siano controproducenti gli atteggiamenti di ostilità che ha più volte riscontrato: «Noto come spesso ci si accanisca contro i nomadi, impedendo l’integrazione di chi vuole intraprendere percorsi di legalità e cittadinanza, con il rischio di esporli ancor più alla delinquenza». E negli «uccelli del cielo» della parabola ha identificato la criminalità organizzata: individui «pronti ad attaccare i semi per ghermirli e fagocitarli in percorsi malavitosi e mafiosi. Le istituzioni intervengano decisamente contro questi nemici della Città». Il cardinale lancia poi la proposta di fodnare quattro cantieri sociali. Il primo «cantiere» servirà per studiare «il segreto della Milano che funziona» e «monitorare i bisogni di questa componente generativa della Città»; il secondo per «comprendere in rapidità le nuove forme di povertà e spingere il volontariato e il terzo settore ad adeguarsi ai bisogni guadagnando autonomia imprenditoriale»; il terzo «per vigilare e intervenire sulla questione educativa»; il quarto «per monitorare e diminuire il più possibile le forme di esclusione sociale: qui l’opera sarà certamente difficile e impegnativa».

Il cardinale ha concluso il suo discorso rivolgendosi direttamente agli amministratori, con questa esortazione: «Vorrei che tutte le componenti della nostra Città si sentissero con voi responsabili di Milano, così che possiate essere sempre meno “gestori” della cosa pubblica, meno sorveglianti dello status quo, meno rappresentanti di una parte e non di altre, ma sempre più strateghi del futuro della nostra Città e del suo benessere complessivo».

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