EXPO 2015/ Ecco il “software” di Milano che sfida Londra e Barcellona

- Roberto Pesenti

La competitività delle metropoli si misura anche in termini di “software”, costituito da quei fattori intangibili quali la capacità e la creatività di attrarre turisti, visitatori, gente d’affari. Il punto di ROBERTO PESENTI

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L'arte e la cultura a Milano (Imagoeconomica)

La competitività delle metropoli come Milano, in un mercato globale con crescente mobilità internazionale delle persone e delle risorse finanziarie, oltre che dei prodotti, si misura anche in termini di “software”, costituito da quei fattori intangibili quali la capacità e la creatività di attrarre turisti, visitatori, gente d’affari.

Chi ha percorso, in anteprima, le installazioni delle splendide sale del nuovo Museo del Novecento di piazza del Duomo ha capito che anche questa struttura va a rafforzare il “software” di  Milano che con Expo 2015 si posiziona diversamente tra le città del pianeta che si contendono  i flussi  turistici mondiali.

La Città di Milano cerca di farsi largo, ma la  visibilità acquisita con Expo non è passata  inosservata perchè la gara mondiale dell’attrattività fra città ha una regola precisa: nessuno resta mai fermo al suo posto e le posizioni avanzate non sono conquistate una volta per tutte.

Su questo fronte nel  XXI secolo non basta più guardare alla classsifica del prodotto interno lordo di ogni centro urbano, ma bisogna leggere  i bollettini di Icca, la International Convention and Congress Association, l’ente che registra l’assegnazione di grandi convegni e seminari mondiali, oltre che le statistiche del World Tourism Organisation e del suo termometro  permanente dedicato ai  movimenti delle masse di viaggiatori.

La città di Barcellona, patria del  modernismo, ha in qualche modo replicato a Milano aprendo il Museo del Modernismo Catalano, uno spazio privato con molti tributi artistici allo stile architettonico dell’inizio del Novecento.

A  Londra  i visitatori del  nuovo Museo della Città di Londra hanno trovato cinque gallerie perfettamente attrezzate per le visite, con  strumenti  tecnologici interattivi e dedicate, come a Milano, all’intreccio tra arte e storia della città, mentre tre altri centri museali londinesi tra cui il Jewish Museum sono stati totalmente rinnovati.

Shangai, chiuso l’Expo 2010, non si è fermata e ha annunciato per il primo maggio 2012 l’apertura di un Expo-Museum con reperti da tutti i padiglioni più importanti.

A Londra, nel 2009, sono passati oltre quattordici milioni di visitatori, nonostante il calo turistico mondiale creato dalla crisi economica, contro  poco più di cinque milioni registrati a Milano dall’Osservatorio della Provincia.

Barcelona è ancora tra le prime dieci città al mondo per attrattività di congressi e conventions mentre per trovare Milano occorre risalire la classifica.

L’ultimo Dossier Musei  del Touring Club Italiano registra un continuo e preoccupante calo di visitatori nei musei italiani con l’eccezione di Milano che, ad esempio con la Pinacoteca di Brera e il Museo nazionale della Scienza e Tecnologia continuano a registrare grandi afflussi di appassionati italiani e stranieri.

Il Museo del Novecento appartiene  quindi al positivo cambiamento di scala planetaria  di Milano nella nuova era dell’Expo 2015, ma obbliga continuamente la città a una produzione continua di idee e progetti sempre più nuovi e più competitivi.

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