Il settore aereo italiano ha bisogno di un impulso verso la liberalizzazione. Basta guardare alla situazione di Linate, come ci spiega ANDREA GIURICIN
Il settore aereo ha bisogno di un impulso verso la liberalizzazione. Questo è quanto si ricava dall’Indice delle liberalizzazioni dell’Istituto Bruno Leoni, che è stato criticato dall’amministratore delegato di Alitalia, Rocco Sabelli, nell’intervista al Corriere Economia di lunedì 3 ottobre.
Il trasporto aereo è liberalizzato in parte, dato che il “voto” è sufficiente, ma l’apertura del mercato è diminuita rispetto al 2008. Questo perché il Governo, nel momento del tentativo mal riuscito di salvataggio e ripartenza di Alitalia, ha varato una legge che ha permesso la fusione tra Alitalia e Airone. In Irlanda, benchmark dello studio, invece, l’antitrust ha vietato il merger tra AerLingus e Ryanair, proprio perché altrimenti sul mercato domestico, e in particolare a Dublino, la compagnia low cost guidata da O’Leary avrebbe avuto una posizione di monopolio.
Bisogna ricordare che la “colpa” di questa situazione non è affatto di Alitalia, che sfrutta una legge favorevole fatta dal Governo italiano. E bisogna anche ricordare che la rotta Milano Linate-Roma Fiumicino non è ormai più interessata da grandi problemi di liberalizzazione, dato che l’avvento dell’Alta velocità ferroviaria ha aperto alla competizione modale.
Le problematiche arrivano da altre parti, come evidenzia l’Ibl: in primo luogo, gli slot. I diritti di atterraggio e ripartenza da Linate rimangono chiusi a causa del decreto Bersani che risale ormai a un decennio fa. Un problema importante, perché il city airport milanese è limitato a 18 movimenti orari, rispetto ai 25 possibili immediatamente e ai 30 che si potrebbero effettuare con piccole migliorie nell’aeroporto.
La limitazione nasceva dalla volontà politica di lanciare Malpensa, ma soprattutto dalla volontà di creare una grande compagnia italiana, dato che era stata approvata la fusione tra Klm e Alitalia. Un’altra epoca, dato che gli olandesi, pur di scappare dall’Italia, pagarono una penale e finirono poi nell’alleanza con Air France.
Linate rimane un problema per la concorrenza e il decreto legge 166 del 2008 ha permesso che la posizione di Alitalia-AirOne si concentrasse in tale scalo, tanto che per altri operatori è impossibile entrare; ma non per tutti, dato che lo stesso Ad di Alitalia ha confermato che l’entrata di Air France su Linate è arrivata grazie all’aiuto di Alitalia.
Il secondo problema è più generale e relativo a tutto il settore dei trasporti: la mancanza di un Authority dei trasporti. In tutti i paesi europei esiste un’autorità che regola ex-ante il mercato e l’antitrust che controlla ex-post. In Italia manca da anni un’authority dei trasporti che possa controllare che le regole siano uguali per tutti i partecipanti al gioco concorrenziale. Un gioco dove arbitri e partecipanti sono mischiati rischia di avere un esito fallimentare. Una politica industriale, invece, vi è stata molto a lungo in Italia. Quella di mantenere pubblica Alitalia, che si è rivelata un grande fallimento per le casse dello Stato.
Nonostante queste problematiche, non di secondo piano, il settore aereo non è stato bocciato nell’Indice delle Liberalizzazioni. I passi da fare sono ancora molti, ma si è comunque sulla buona “pista”.
