TENDE AVSI/ Lo studente: così l’impegno per il mondo rende più interessante il quotidiano

DAVIDE SETTONI ci racconta le ragioni che fanno muovere uno studente di 21 anni nell’organizzare le Tende di Natale in favore di Paesi lontani come il Kenya o il Congo.

14.12.2011 - La Redazione
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Foto Ansa

Alcuni studenti del Politecnico di Milano, il 15 dicembre, alle 12, organizzeranno, di fronte al proprio ateneo, una giornata a favore dei progetti della Campagna Tende di Avsi. Un’iniziativa di sensibilizzazione e raccolta fondi con l’obiettivo di sostenere alcuni progetti di cooperazione dell’associazione che, quest’anno, riguardano, in particolare, Kenya, Haiti, Congo ed Egitto. Punto centrale dell’evento, sarà la testimonianza di Vittoria Martinengo che racconterà il lavoro svolto da Avsi in Kenya, nel campo profughi di Dadaab. Con lei ci sarà anche Alberto Piatti, Segretario Generale della fondazione. Abbiamo chiesto a Davide Settoni, 21 anni, terzo anno di ingegneria dell’automazione al Politecnico, perché uno studente della sua età dovrebbe dedicare tempo ed energie ad un’iniziativa del genere.

Anzitutto: in cosa consisterà l’evento?

Come ogni anno, organizzeremo le Tende Avsi in piazza Leonardo da Vinci, di fronte al Politecnico. Ci saranno cori degli alpini, stand gastronomici, gare sportivi, e giochi.

Parlaci degli stand gastronomici

Proporremo un menù fisso, comprensivo, in particolare, di crepes, polenta e salamelle, che sarà possibile consumare con un’offerta minima (che volendo, quindi, potrà essere superiore a quella fissata). Tutto ciò che ricaveremo sarà devoluto ad Avsi. Abbiamo anche organizzato dei giochi.

Quali?

Si tratta di attività molto semplici, come il tiro di un automobile con una fune. Chiederemo a chi vorrà partecipare di versare la cifra simbolica di un euro che sarà anch’essa devoluta ad Avsi.

Avete intenzione di coinvolgere anche i professori?

Sì. Tra le altre iniziative che intendiamo svolgere in questi giorni, porteremo loro delle torte. Sarà un’occasione importante per raccontargli quale esperienza stiamo vivendo e perché sosteniamo Avsi.

Come siete riusciti a mettere in piedi l’evento?

Abbiamo iniziato a organizzare tutto circa tre settimane fa, suddividendoci i compiti: alcuni hanno pensato alla cucina, altri all’allestimento della piazza e del palco, altri ancora si sono occupati di tutta la fase burocratica, come delle richiesta dei permessi.   

Quante persone sono coinvolte?

 

Una quindicina. Ma nel giorno delle Tende saremo almeno un centinaio.

Perché avete deciso di dar vita a tutto ciò?

Anche quest’anno abbiamo deciso di fare le Tende perché rappresentano l’occasione per testimoniare l’esperienza cristiana che stiamo vivendo. Conoscendo Avsi attraverso Alberto Piatti  e altre persone che ci lavorano, ci siamo resi conto, anche a livello formativo, che l’esperienza che portano in tutto il mondo è la traduzione più manifesta di cosa rende possibile l’esperienza cristiana che abbiamo incontrato. Tenere questo evento in piazza, può essere l’occasione per far sì che tutto questo possa diventare più chiaro anche per noi.

Cosa vi ha colpito, in particolare?

Lo sguardo nuovo che loro hanno imparato nello stare di fronte a tutti i soggetti, dall’Africa ad Haiti. Qualcosa che reputiamo interessante anche all’interno delle aule del Politecnico.

Perché uno studente di Milano dovrebbe dedicare del tempo alle sofferenze di Paesi così distanti?

Alberto Piatti ci ha fatto capire che dedicarsi ad un impegno simile non solo ci fa essere in grado di guardare con uno sguardo più umano Paesi che, tutto sommato, sono a migliaia di chilometri di distanza; ma ci rende capaci di vivere le circostanze attuali, come lo studio o il rapporto con gli amici, in maniera più interessante.

 

 

 

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