LA STORIA/ La Senavra, quella casa dei derelitti “nascosta” nel traffico tra il centro e Linate

La sua origine risale forse al XVI secolo e il suo destino, come racconta LAURA CIONI, è quello di un luogo di accoglienza, che mantiene la sua imponenza e valore artistico

03.03.2011 - Laura Cioni
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Una foto storica con il lato occidentale della Senavra demolito 30 anni fa

Sull’asse viario che collega il centro di Milano all’aeroporto di Linate, poco prima della circonvallazione esterna sorge una grande chiesa spoglia, intitolata al Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. L’edificio è imponente e la sua storia  singolare è un esempio di come sia stato possibile nel corso dei secoli riutilizzare per fini diversi una costruzione evidentemente molto solida. Il suo nome, di etimologia incerta, è Senavra. Tralasciate come troppo fantasiose le derivazioni da sènavra, che in antico milanese significava senape, e da Sinus Averanus, una palude situata nelle vicinanze, l’ipotesi più probabile è che il nome dell’edificio sia una storpiatura di Scena aurea, dato dai Gesuiti e attestato da una iscrizione ancora visibile a Cimiano.

Alcune fonti fanno risalire la costruzione al 1548, per volere di Ferrante Gonzaga, governatore di Milano. Essa sarebbe stata poi residenza di nobili ed ecclesiastici, fino al 1695, quando il palazzo fu ceduto ai Gesuiti. A questa stessa data risale la notizia certa di un edificio in cui i Gesuiti di Brera tennero per più di settant’anni gli esercizi spirituali. Con la soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773, il palazzo venne incamerato dal governo austriaco e destinato a manicomio. Dal 1781 alla seconda metà dell’Ottocento la Pia Casa della Senavra diede ricovero ai derelitti. Inizialmente accoglieva nei suoi stanzoni distribuiti su tre piani anche persone sorde, mute o cieche, oltre che bambini con malformazioni fisiche abbandonati dai genitori. Dal 1883 il complesso divenne un ricovero comunale, il Pio Ricovero di Mendicità e, nel dopoguerra, rifugio fatiscente per i senzatetto. Gli anziani della zona ricordano ancora il degrado in cui vivevano intere famiglie e soprattutto i molti bambini che giocavano tra panni stesi sui fili e immondizia.

Nel 1959 ci si decise a utilizzare diversamente l’edificio che, pur nel suo stato di abbandono, era  monumento nazionale. Gradualmente le famiglie ospitate trovarono altrove dimora, si demolirono i muri interni, senza far crollare quelli perimetrali, le strutture portanti vennero ricostruite e apparve l’ossatura della futura chiesa e degli annessi locali ad uso della parrocchia. L’inaugurazione avvenne nel 1966, ma furono necessari ancora molti anni per completare la ristrutturazione e assicurare l’efficienza di molti vani. Nel 1983 le cinque grandi arcate della chiesa vennero intonacate e l’altissimo soffitto si dotò di pannelli a copertura delle travi portanti del tetto; in seguito l’abside venne arricchita da un gruppo scultoreo in stile moderno-figurativo volto a raffigurare il sacrificio della croce strettamente congiunto al mistero della risurrezione. Solo recentemente, con lavori  di sistemazione degli uffici e delle sale per la parrocchia, l’opera di recupero dell’antico edificio della Senavra appare concluso.

 

L’antica vocazione caritativa rimane dentro le sue mura, che ospitano  due opere a carattere sociale: la Casa di Accoglienza Marta e Maria, che offre asilo temporaneo a donne sole che si trovano in necessità e L’Abilità, centro diurno e residenziale destinato a bambini diversamente abili, assistiti da personale specializzato e da volontari. In questo modo il complesso vecchio di più di quattro secoli  rivive e, attraverso  tante vicende, dimostra la solidità del suo impianto e la tenacia di tutti coloro che hanno contribuito a utilizzarlo per il bene. 

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