LA STORIA/ 1. Quella rete di volontari che aiuta i manager a ritrovare un lavoro

- La Redazione

Perdere il lavoro a 50 anni. Una circostanza estremamente difficile che coinvolge professionisti, manager e dirigenti. ALBERTO SPORTOLETTI racconta la storia di Retemanager

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Foto: Imagoeconomica

Perdere il lavoro a 50 anni. Una circostanza estremamente difficile che coinvolge professionisti, manager e dirigenti, i primi solitamente a “saltare” in caso di crisi e ristrutturazioni. Rientrare nel mondo del lavoro può diventare davvero complicato per chi da decenni non ha l’esigenza di inviare il proprio curriculum e sostenere un colloquio di lavoro, vedendosi magari preferire alla fine giovani senza esperienza e ancora da formare.
Non è nemmeno facile abbassare le pretese, cercare un lavoro che non ci si sarebbe mai sognati di dover fare, ammettere di doversi aggiornare o di dover cambiare radicalmente il proprio tenore di vita e quello della propria famiglia. Lo sconforto, la frustrazione e soprattutto la solitudine sono dietro l’angolo.

Davanti al bisogno di un padre di una numerosa famiglia che stava attraversando tutto questo, Alberto Sportoletti e due amici, nel 2006, provano a darsi da fare e si accorgono di quante siano le persone alle prese con queste difficoltà, spesso nella più completa solitudine. «Fin da subito – racconta Sportoletti a IlSussidiario.net – era evidente che ciò di cui c’era bisogno davvero non era sostituire o imitare iniziative già esistenti, ma innanzitutto una compagnia umana verso chi aveva perso il lavoro. Solo in questo modo diventava possibile fare un passo alla volta insieme: dalla stesura del cv, all’individuazione delle carenze, fino alla segnalazione dei corsi di aggiornamento più utili e di tutti gli sportelli e i servizi dedicati».

A partire da quella prima esperienza negli anni si è strutturata una vera e propria rete: Retemanager, per l’appunto. Oggi, una sessantina di persone dona parte del proprio tempo libero e accompagna chi vive questo bisogno. Tra di loro anche il primo dei manager accompagnati con successo verso un nuovo lavoro partecipa a quest’opera a cui si rivolgono diverse centinaia di persone. «Chi di noi ricopre il ruolo di “tutor” si prende a cuore un massimo di quattro persone e ne segue tutte le fasi della ricerca. È importante infatti che il rapporto sia personale e basato sulla fiducia. C’è poi la figura del “ counselor” che, grazie alle proprie competenze professionali, valuta se i profili sono indicati per un determinato settore. Al di là dei ruoli, non è comunque una pratica che impegna un tempo ben determinato della settimana. Sapere che un amico è senza lavoro non ti lascia tranquillo, investe tutta la tua giornata».

Dopo cinque anni di attività Retemanager è un patrimonio di storie e di esperienze da studiare: dal professionista che, rimasto senza lavoro, continua ad uscire la mattina presto per nascondere il problema alla moglie fino alla nuova assunzione, alla mamma-manager che si inventa un’ambiziosa avventura imprenditoriale intuendo la scarsa conoscenza delle esigenze di una famiglia da parte di chi i prodotti per l’infanzia li realizza.

«Fortunamente – conclude Sportoletti – il lavoro c’è, anche se le professionalità vanno costruite e spesso questo costa fatica. Davanti a questo bisogno ci sono strumenti meritevoli, sia a livello regionale che associativo. Ciò che conta davvero però è che la persona si rimetta in moto e ripensi a ciò che desidera realmente. Il lavoro non può soddisfare totalmente la propria vita e non può farlo nemmeno il livello retributivo o gerarchico che si è raggiunto in azienda. Me lo spiegava un amico dopo aver trovato un nuovo impiego: il suo approccio con i colleghi è completamente diverso dopo l’esperienza che ha vissuto in questi mesi».

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