ELEZIONI/ 2. Albertini: una sconfitta in tre mosse che la Moratti può ribaltare

GABRIELE ALBERTINI, ex primo cittadino di Milano riflette sul voto di domenica e lunedì. Lo fa con il gioco del “ragiunatt”: come mai a Letizia mancano ben ottantamila voti?

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Foto Imagoeconomica

«Per capire cos’è successo a Milano dobbiamo fare il gioco del buon ragiunatt (ragioniere in dialetto milanese ndr) e contare bene. È questo, infatti, il bello della democrazia: il voto di un Premio Nobel e quello di un clochard hanno lo stesso valore». Gabriele Albertini, già sindaco di Milano dal 1997 al 2006, torna sul luogo del delitto a pochi giorni dal primo turno delle elezioni comunali. «Dunque, nel 2006 Letizia Moratti vince con il 51,97% (353.409 voti), superando il 46,98% (319.487 voti) di Bruno Ferrante. Oggi, a cinque anni di distanza ottiene il 41,58% (273.401 voti), mentre Pisapia arriva al 48,04% (315.862 voti). Basta fare una semplice sottrazione per scoprire che il nuovo candidato del centrosinistra ha preso 3.000 voti in meno di Ferrante, mentre mancano all’appello 80.000 voti per la Moratti, in pratica un intero stadio di San Siro. Non stiamo parlando di astensione, dato che l’affluenza è rimasta intorno al 67%, ma di voti che erano nostri e che abbiamo perso. Un ultimo dato: il Pdl in queste ultime elezioni ha preso 20.000 voti in meno di quanto prese la sola Forza Italia nel 2006, anche se un calo di ben 10 punti percentuali si poteva già registrare alle Regionali dell’anno scorso».

Lei come si spiega questa emorragia di voti?

A mio avviso le cause principali sono tre. La prima riguarda una situazione mondiale in cui tutti i governi hanno subito un grave danno dalla crisi economica. Questo riguarda sia Obama, l’Imperatore Romano dei giorni odierni, sia Sarkozy che la Merkel o Zapatero… In pratica non si perdona al timoniere di governare la nave dentro la tempesta, anche se è colpa del cielo e si conduce una magnifica regata…

Il secondo?

La secondo causa è invece endogena e riguarda la Moratti e la sua amministrazione. L’invidia e la gelosia purtroppo esistono e la sua è la storia fortunata di una baronessa con due cognomi. Bisogna riconoscere gli sforzi che ha fatto per farsi volere bene, ma penso che la prima volta che ha fatto la spesa in un mercato o che è salita su un tram sia stato in campagna elettorale. Gli rimprovero anche di aver scassato una macchina comunale che funzionava bene, l’Ecopass e una cattiva gestione in vista di Expo 2015. Forse è anche per questi motivi che per effetto del voto disgiunto ha preso 12.000 voti in meno. La terza colpa invece è del partito.

Ci spieghi meglio.

Un esempio su tutti: non si può pensare che faccia piacere a un milanese che si ordini al Parlamento di non ammettere al giudizio della magistratura le intercettazioni di un coordinatore regionale accusato di connivenza con la camorra. 
Ad oggi ci ritroviamo con una classe dirigente nominata (e non eletta) in base alle buone relazioni con il vertice e non a quelle con la base. Diciamo che i pretoriani non vengono nominati per aver conquistato la Gallia, ma per aver frequentato l’Imperatore  a corte. Se a questo si aggiungono i titoli violenti di alcuni giornali, i vari portavoce, o presunti tali, che danno un’idea distorta di cosa sia oggi la destra moderna forse capiremmo dove è finito il nostro stadio ricolmi di voti…  

Ma secondo lei, Berlusconi ha sbagliato a rendere questa tornata elettorale un referendum sulla sua persona?

Manca la controprova di ciò che sarebbe successo tenendo una linea localista sulle cose fatte e quelle ancora da fare a Milano. Do solo un consiglio al Cavaliere in vista del ballottaggio: che torni a essere Berlusconi e non un berlusconista, che ascolti la sua parte migliore, quella lungimirante della famosa discesa in campo, e dimentichi il Berlusconi sequestrato da quegli stessi pretoriani che per compiacerlo gli fanno commettere molti errori. La partita infatti non è ancora persa.

Ci sono i margini per una rimonta?

Assolutamente sì. Quasi 320.000 milanesi non hanno votato e sono anche convinto che valga il detto per cui al primo turno si vota pour e al secondo contre. 
Dobbiamo imparare dalla sonora lezione che ci hanno dato quelli che ci hanno detto chiaramente “non ci piacete più”, ma dobbiamo anche convincerli che Milano non deve essere governata da una persona che, seppur rispettabile, si fa accompagnare da centri sociali e rifondatori del comunismo. Certe idee possono solo fare del male alla città. 

Ma il Pdl deve anche trovare un accordo con il Terzo Polo?

Certo, dobbiamo puntare su chi ci è vicino ed è stato nostro compagno di strada. L’origine della catastrofe infatti è stata a mio avviso proprio l’espulsione di Fini e il divorzio voluto da Casini. 
Poi immagino che servirà un chiarimento con la Lega, anche se il suo dovere l’ha fatto: nel 2006 aveva preso il 3,75%, questa volta ha portato a casa il 9,64%.

Da ultimo, si vocifera di un suo impegno in prima persona per convincere i milanesi a riconfermare l’attuale sindaco. È così?

Guardi, non sono proprio il tipo da spot elettorale, anche perché non li facevo nemmeno per me. Posso parlare delle cose buone che ho iniziato e che Letizia sta portando a termine. Quando ho governato la città l’ho fatto avendo come bussola la legalità, la meritocrazia e la nazione. Quest’ultima intesa come comunità e perciò anche come identità milanese. Seguendo questa strada Letizia Moratti può ancora vincere. Le lascio questo motto dei gesuiti come portafortuna: “Dite ciò che farete, fatelo e dite di averlo fatto”…

(Carlo Melato)

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