CONVEGNO/ Esperienze dell’associazionismo cattolico per il lavoro, lo sviluppo, un nuovo welfare in Lombardia

- La Redazione

Giovedì 26 maggio alle ore 16.30 presso l’Università Cattolica di Milano il convegno del Forum delle persone e delle Associazioni di ispirazione cattolica nel Mondo del Lavoro

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Foto Imagoeconomica

Giovedì 26 maggio alle ore 16.30, presso la Cripta dell’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si terrà un seminario promosso dal Forum delle persone e delle Associazioni di ispirazione cattolica nel Mondo del Lavoro dal titolo: “Esperienze dell’associazionismo cattolico per il lavoro, lo sviluppo, un nuovo welfare in Lombardia”.
Introduce e coordina Natale Forlani, portavoce nazionale del Forum. Intervengono: Giambattista Armelloni (Acli Lombardia), Massimo Ferlini (CdO Milano), Gianluigi Petteni (Cisl), Giorgio Merletti (Confartigianato), Maurizio Ottolini (Confcooperative), Noè Ghidoni (Movimento Cristiano dei Lavoratori). Concluderà i lavori Lorenzo Ornaghi, Magnifico Rettore dell’Università Cattolica.

Le opere nascono dal desiderio di fare del mondo una casa più accogliente per l’uomo, e il lavoro, in tutte le sue forme, è partecipazione alla Creazione.
È possibile sostenere il desiderio primario che spinge a intraprendere solo se si mantiene viva e si alimenta un’educazione che non si lascia piegare dalle avversità del momento, ma richiama sempre alle ragioni e agli scopi per i quali si è avviata l’impresa.

Questa consapevolezza è ancora più necessaria oggi, nel pieno di una crisi dove la finanziarizzazione ha cercato di mettere l’economia reale contro le esigenze delle persone. Il giudizio che emerge chiaramente dalla crisi è che un’idea distorta di sviluppo fa dimenticare che la ragione e lo scopo dell’impresa sono creare sviluppo e lavoro; ha reso evidente che, quando si partecipa all’intraprendere, rischi e opportunità coinvolgono  tutti. Ripiegarsi su se stessi, considerando il profitto come un fine totalizzante e non come uno strumento di verifica degli obiettivi, fa dimenticare che il centro dell’impresa è la persona, con la sua dignità e i suoi obiettivi, e la sperimentazione di nuove forme di compartecipazione di tutti gli attori è la sfida più attuale.

La spinta che la crisi ha dato a forme esasperate di individualismo suggeriscono di definire nuovi punti di ripartenza. Siamo convinti che nella società ci siano ancora spinte positive, esperienze che si manifestano dentro imprese di ogni forma e dimensione, dalla piccola alla grande impresa, dalle imprese sociali alla cooperazione, che manifestano come sia possibile non piegarsi sulla crisi ma considerarla come un momento di travaglio e cambiamento, necessario a definire nuove forme di coesione e inclusione sociale.

Anche in Lombardia, dove pure molto è stato fatto per rendere partecipi tutti gli attori sociali, dove la libertà di scelta e la responsabilità del fare hanno avuto un nuovo impulso, si può ancora operare per creare le condizioni migliori affinché le imprese possano svilupparsi meglio, libere dal peso delle rendite di posizione, finanziarie e burocratiche, che oggi pesano su chi si assume il rischio di impresa e in ultima analisi sulla collettività caricandola di oneri inutili.

Un nuovo sistema che favorisca le imprese non può non vedere nuove forme di collaborazione; a partire dall’estensione e dalla valorizzazione dell’impresa come comunità di soggetti, fino alla costruzione di forme di welfare sussidiario che veda protagonisti gli imprenditori, i lavoratori e le loro rappresentanze. Esistono già oggi significative esperienze che vanno in questa direzione: forme di mutualità che si pensavano superate, enti bilaterali per la formazione e il lavoro, esperienze, appunto,  di welfare aziendale per servizi alle persone e per la conciliazione fra famiglia e lavoro. Queste innovazioni indicano che è in corso una ricerca di presenza sociale del mondo produttivo che esce dai confini dell’impresa e interroga la società nel complesso.

Il federalismo che auspichiamo non è un puro decentramento, ma un rinnovato protagonismo con assunzione di responsabilità da parte delle comunità locali e un sistema capace di coniugare solidarietà e sussidiarietà. La logica che ci muove non è quella del mero “richiedere” e rivendicare,  ma quella  di voler essere protagonisti nel dare vita a nuove esperienze che, a partire dagli strumenti che ciascuno di noi già possiede, possa  costruire   una rete di iniziative che indichino nuove forme di collaborazione per definire strutture innovative per il lavoro, per un  welfare sussidiario, basate sulla capacità dei corpi intermedi di contribuire al bene comune.

(Forum delle persone e delle Associazioni di ispirazione cattolica nel Mondo del Lavoro)

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