IDEE/ “Volontari per un giorno” e la solidarietà diventa quotidiana

- La Redazione

Volontari per un giorno è la campagna organizzata per dare opportunità ai cittadini milanesi e alle imprese di fare esperienza di volontariato. Ne parla GLENDA PAGNONCELLI

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Foto Imagoeconomica

Prende il via questa settimana Volontari per un giorno, la campagna organizzata per dare l’opportunità ai cittadini milanesi e alle imprese di fare un’esperienza di volontariato in prima persona. Ne parliamo con Glenda Pagnoncelli, che lavora nel Centro Servizi al Volontariato e si occupa di bandi, formazione e promozione del volontariato.

Come nasce questa iniziativa?

KPMG, una grossissima multinazionale, aveva deciso di proporre ai suoi dipendenti italiani di frequentare una giornata presso una struttura del terzo settore come già fa in altri paesi del mondo. Hanno contattato Koinètica, società che si occupa di comunicazione e sviluppo della responsabilità sociale d’impresa, per capire se era possibile estendere questa proposta anche ad altre imprese e sono arrivati subito a noi.

Quale proposta fate ai cittadini e alle imprese?

Proponiamo loro di provare per un giorno che cosa significhi contribuire con il proprio impegno e le proprie competenze al lavoro di un’opera non profit. In tanti vorrebbero fare un’esperienza come questa, ma per i tanti impegni non provano mai. Con questa proposta noi offriamo a tutti, imprese e cittadini, la possibilità di entrare in contatto con la sensazione di lavorare gratuitamente per il bene comune senza chiedere da subito un impegno eccessivo. Ovviamente il nostro auspicio è che le persone rimangano coinvolte, si appassionino e decidano di continuare a fare i volontari.

Che cosa chiedete ai volontari per un giorno?

Esistono iniziative di ogni genere, negli ambiti aiuto alla persona, ambiente e animali, cultura, impegno civile e relazioni internazionali che permetteranno a chiunque si voglia avvicinare al volontariato di trovare una proposta interessante. Vi sono ambiti, come quello dell’assistenza ai malati e disabili o ai minori con problemi dove non ci si può improvvisare. Ci sono esigenze specifiche che bisogna saper riconoscere e trattare, ma abbiamo lavorato insieme per definire un progetto semplice e concreto capace di avvicinare le persone al volontariato e di farle sentire subito utili. L’Associazione Volontari ospedalieri per esempio ha ideato la figura del volontario ombra, una persona che sta accanto a chi ha già esperienza come volontario e lo affianca nel lavoro per capire dal vivo come sarebbe essere al suo posto.

Come rispondono le imprese a questa sollecitazione?

La cultura della responsabilità sociale d’impresa si sta affermando sempre più anche in Italia. Soprattutto tra le grandi imprese è sempre più frequente che una scriva il proprio bilancio sociale e che si coinvolga in iniziative di volontariato. È una iniziativa dove tutti guadagnano: le non profit perché ricevono un aiuto concreto ed entrano in contatto con potenziali nuovi volontari, ma anche le imprese perché è dimostrato che partecipare a iniziative come questa aiuta in modo importante anche il lavoro. Soprattutto nelle multinazionali i rapporti tra dipendenti sono spesso limitati alla sfera prettamente professionale. Si parla di business e raramente si va oltre. Lavorando insieme per scopi sociali come pulire un bosco o cucinando o costruendo bomboniere solidali aiutando un’associazione mette nuova energia nei rapporti personali, mischia i ruoli e aiuta a fare squadra. Partecipando a Volontari per un giorno probabilmente si può avere lo stesso risultato che si raggiungerebbe partecipando a un costoso seminario di team building e assistendo a una lezione di team working. In più si fa anche qualcosa di buono per gli altri con la gratificazione che se ne riceve.

Si sente spesso dire che Milano è la capitale del volontariato, da cosa nasce questa attitudine?

I dati della nostra ultima rilevazione ci dicono che a Milano e provincia operano circa 1500 associazioni non profit preso le quali sono impegnati 75mila volontari e di questi 42mila solo in città.
Ci siamo spesso interrogati sull’origine di questa tradizione e non abbiamo raggiunto una risposta definitiva. Certo che in una città non sempre facile e molto competitiva e individualista, dove il lavoro rappresenta uno degli aspetti fondanti dell’identità, è possibile che sia nata spontaneamente una attenzione particolare ai meno fortunati.

(Paolo Cernuschi)

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