LA STORIA/ L’avvocato peruviano che assiste i “milanesi” del Perù

- La Redazione

CARLOS GAMARRA vive a Milano da undici anni con la famiglia e ora dirige uno studio legale con cui cerca di aiutare i concittadini in difficoltà: “Ma le istituzioni potrebbero fare di più”

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Foto Imagoeconomica

«Sono arrivato in Italia circa dieci anni fa e, dopo aver fatto un master alla Statale di Milano, ho iniziato a collaborare con il consolato del Perù. Un paio d’anni fa ho aperto il mio studio legale. Ora ci occupiamo principalmente di pratiche di concittadini peruviani che vivono in città. Facciamo consulenza legale, migratoria, civile e commerciale». Quella di Carlos Gamarra, intervistato da IlSussidiario.net, è una delle tante storie di buona integrazione presenti a Milano, una città iancora capace di accogliere tutti, proprio a partire dal lavoro. «Mia moglie è venuta qui prima di me per frequentare la Bocconi – continua Gamarra -. La nostra idea era quella di sposarci in Italia per poi tornare in Perù. Sono in Italia però ormai da undici anni e i nostri due figli sono nati qui. Il resto della famiglia si trova a Lima, ma lavorando con il consolato ho la possibilità di restare molto in contatto con il mio Paese. Devo dire che questa città è sempre stata molto accogliente con me e la mia famiglia».

In che senso?

Viene molto apprezzato qui il fatto che una persona venga in Italia per rifarsi una vita, per costruirsi una famiglia e per darsi da fare. Dal canto nostro, anche attraverso il consolato, cerchiamo di trasmettere tutti i lati buoni della nostra tradizione. Conosco molti italiani che non hanno un buon rapporto con gli immigrati a causa di qualche brutta esperienza. Dal canto mio, attraverso i miei clienti e associati, cerco di far passare solo le cose buone della cultura peruviana.

Che cosa le è piaciuto di meno di Milano?

Non mi è piaciuta fin da subito la distanza  tra le istituzioni e i cittadini e la mancanza di un contatto diretto. Tutte le grandi metropoli hanno senza dubbio lo stesso problema, ma questa mancanza di comunicazione con le amministrazioni è stata la prima cosa che ho notato.

Quali sono le prime difficoltà che bisogna affrontare una volta arrivati in Italia?

Ormai ci sono circa 100.000 peruviani e le situazioni più problematiche riguardano coloro che sono arrivati da poco, che provengono da realtà molto difficili e non riescono a farsi capire.
Il lavoro è l’ostacolo più grande che devono affrontare oltre a trovare il percorso legale per poter soggiornare legalmente in Italia. Dopo questo c’è il problema del vincolo familiare, cioè come far venire al più presto la famiglia che hanno dovuto lasciare nel Paese di origine. Le difficoltà sono molte e le istituzioni dovrebbero almeno riuscire a trovare una soluzione di questi primi grandi problemi.

Ce ne sono molti altri?

Il rinnovo del permesso di soggiorno è problematico se si lavora senza contratto, e se non si riesce a dimostrare di avere un’occupazione. Ho visto anche molte persone che avevano quasi raggiunto l’obiettivo di comprare casa, che dal 2009, per colpa della crisi, si sono ritrovati senza più fondi per poter pagare le rate e sono stati sfrattati senza che gli venisse offerta una soluzione alternativa.
Purtroppo per molti l’unica soluzione diventa tornare in patria, tornare sconfitti dopo aver trascorso tanto tempo lontano dalla famiglia, spendendo tutto quello che si era guadagnato.

Alla luce di tutto questo, qual è il suo consiglio per il nuovo sindaco di Milano?

Spero solo che il nuovo sindaco riesca a mettere il tema dell’immigrazione in primo piano e che lo intenda come una risorsa che può giocare in favore della città.

(Claudio Perlini)

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