TASSISTA UCCISO/ Condannato a 16 anni uno degli aggressori

- La Redazione

Michael Morris Ciavarella, uno dei tre aggressori del tassista, è stato condannato, dopo aver chiesto il rito abbreviato, a 16 anni di reclusione dal gup Stefania Donadeo

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Luca Massari, il taxista ucciso nel 2010 - Foto Ansa

Il 10 ottobre scorso il tassista Luca Massari fu pestato a sangue da tre persone per aver investito per errore un cagnolino nella periferia sud di Milano. Morì, a 45 anni, l’11 novembre, senza essere mai uscito dal coma. Michael Morris Ciavarella, uno dei tre aggressori del tassista, è stato condannato, dopo aver chiesto il rito abbreviato, a 16 anni di reclusione dal gup Stefania Donadeo che ha disposto anche un risarcimento di 50mila euro per i genitori, di 20mila euro per il fratello e gli zii, costituitisi parti civili. Ciavarella è stato condannato per omicidio volontario aggravato da futili motivi, ma non dalla crudeltà. I fratelli Stefania, fidanzata di Ciavarella, e Pietro Citterio, invece, sono stati rinviati a giudizio. Non sarebbero stati, secondo quanto ricostruito, i calci e i pugni a provocargli la morte. Secondo i consulenti dell’accusa e della difesa gli aggressori non gli provocarono ferite mortali. A causare la morte, invece, fu Ciavarella che lo spinse in maniera talmente brutale da farlo cadere e fargli sbattere la testa contro il cordolo del marciapiede. In quel modo si ruppe la testa. Il colpo fu talmente violento che l’impatto fu udito addirittura dai residenti del quinto piano del palazzo della vita. Il pm Tiziana Siciliano aveva chiesto trent’anni, aggiungendo l’aggravante della crudeltà, ma il gup non ha ritenuto che ci fosse. 

L’imputazione di 24 anni di base per omicidio volontario è stata ridotta a 16 in virtù del rito abbreviato. Gli altri due aggressori, assieme ad un altro imputato accusato di favoreggiamento, saranno processati a partire dal 16 ottobre dalla Corte d’assise di Milano.«C’è stata la risposta della giustizia», è stato il commento dell’avvocato dei familiari del tassista. «L’importante – ha aggiunto – è che stesse in piedi l’accusa di omicidio volontario e così è stato».



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