SCUOLA/ Foschi (Diesse): 1.972 alunni in più, 105 prof in meno in Provincia. Tutti i danni del centralismo

- int. Fabrizio Foschi

Quest’anno incominceranno a frequentare le medie 1.972 studenti in più rispetto all’anno passato, ma ci saranno 105 docenti in meno. FABRIZIO FOSCHI spiega come si gestirà la situazione

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Il baby boom non lo avevano calcolato. A Milano, gli studenti nati nel 2000 furono circa 11mila, con un incremento dell’8 per cento rispetto agli altri anni. I bambini di allora, divenuti ragazzini, si accingono a iniziare le medie superiori. Ma sono più del previsto e, in città, mancano 105 insegnanti. «Sono situazioni che si sono venute a creare a causa di forme di centralismo nella gestione del personale scolastico», ha dichiarato, interpellato da ilSussidiario.net Fabrizio Foschi, presidente nazionale dell’Associazione Diesse. La questione è più complicata del previsto. L’anno scorso, gli alunni iscritti in provincia di Milano erano 31.962, quest’anno 32.898; per l’anno 2011/2012 se ne calcolano almeno 34mila, e frequenteranno le medie 1.972 studenti in più rispetto al previsto. O, almeno dovranno frequentare. Molti di essi, infatti, sono stati messi in liste di attesa, mentre si calcola che le nuove sezioni saranno 73. E, senza un numero adeguato di insegnanti, le soluzioni da adottare sono veramente limitate. «Se l’organico si riduce, per motivi di carattere economico, bisogna poi essere in grado di rispondere al bisogno delle famiglie», spiega Foschi, sottolineando come sarà necessario, onde evitare ragazzini che saltino un anno scolastico, «ripensare radicalmente le forme dell’assunzione dei docenti e del rapporto tra organico di diritto e di fatto». In sostanza, i prof, «a volte sono troppi, a volte troppo pochi. E’ evidente che senza elasticità si creano disservizi». Ci sono meno prof. perché ci sono meno soldi. «Le ragioni che hanno presieduto alla diminuzione degli organici possono anche essere state condivisibili – continua Foschi -, dato che, in certi casi, è possibile che i docenti fossero in numero eccessivo rispetto agli alunni. Ma in altri casi no». Un paradosso: «In Italia, dove occorrono insegnanti, non si è in grado di rispondere al bisogno». Tutto ciò è strettamente correlato ad un altro problema fondamentale, «quello delle abilitazioni: avevamo le Ssis, le scuole di specializzazione che prevedevano la qualificazione del personale scolastico per le medie e le superiori e le abbiamo chiuse nel 2008. Ora, ci sono graduatorie esaurite».

Il problema è serio. «Gli uffici scolastici hanno protocolli estremamente rigidi, previsti da Roma. Laddove l’utenza cresca, non si è in grado di rispondere adeguatamente perché, al contempo, sussistono pesanti rigidità sulla formazione, sul reclutamento e sull’abilitazione dei docenti». L’unica modo per uscire dall’impasse, «è attuare l’autonomia scolastica, mettendo le scuole in rete tra di loro». Questo vale per il medio termine. Ma, nell’immediato? Ciò che è certo, è che non è contemplata l’ipotesi che i ragazzi saltino un anno scolastico. «L’obbligo di andare a scuola deve essere assolto. Ci saranno famiglie, tuttavia, che per portare i propri figli in scuole che possano accoglierli, dovranno sostenere dei disagi; oppure si dovrà, nelle scuole milanesi, rivedere le forme dell’assunzione prevedendo che si reclutino – con deroghe -, docenti non abilitati o forme di supplenza».



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