DIBATTITO/ 2. Pasquino: Lega e Pdl ringrazino Pisapia per i suoi “insulti”

Per GIANFRANCO PASQUINO, “Lega e Pdl sono due partiti intrinsecamente populisti. Questo fatto non nasce dalle loro singole scelte, di per sé legittime, ma dalla struttura dei due partiti”

13.01.2012 - int. Gianfranco Pasquino
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Giuliano Pisapia (Imagoeconomica)

“Lega nord e Popolo della Libertà sono due partiti intrinsecamente populisti. Questo fatto non nasce dalle loro singole scelte, di per sé legittime, come il no all’Area C di Pisapia, ma dalla struttura dei due partiti di centrodestra basati sulla presenza di un leader e su dei seguaci”. A sostenerlo è il politologo Gianfranco Pasquino, che interviene sulla polemica in corso a Milano in vista dell’entrata in vigore della tassa di ingresso nella Cerchia dei Bastioni. Dopo l’assemblea al Consiglio di Zona 1 sulla congestion charge, Pisapia ha dichiarato: “C’erano molte persone venute solo per disturbare e boicottare e credo che questo non sia degno, anche da parte dell’opposizione. È giusto fare critiche, ma non impedire il dibattito”. Per Pasquino però anche il centrosinistra è populista e all’interno del suo schieramento Veltroni ne è il campione indiscusso.

Pasquino, che cosa ne pensa delle accuse di populismo rivolte al centrodestra?

Innanzitutto la Lega nord e il Popolo della Libertà, che a Milano rappresentano l’opposizione, sono intrinsecamente populiste. Dovrebbero quindi rallegrarsi quando qualcuno li definisce così. In secondo luogo, l’opposizione diventa populista quando sostiene che il popolo ha sempre ragione, che bisogna andare ad ascoltare il popolo per ogni decisione e che occorre seguirlo in tutte le sue inclinazioni, anche quando queste ultime sono distruttive. In terzo luogo l’opposizione è populista quando cerca di sollevare il popolo contro decisioni prese da un sindaco democraticamente eletto e dalla sua maggioranza.

Davvero il centrodestra dovrebbe rallegrarsi delle parole non certo lusinghiere di Pisapia?

La Lega nord e Berlusconi fanno abitualmente appello agli impulsi populisti presenti nel Paese. E ce ne sono tanti, come dimostra il numero di voti che riescono a ottenere. Avrebbero quindi dovuto buttarla sullo scherzo, dicendo: “Populisti noi? Certamente sì. Non soltanto vogliamo essere populisti, ma siamo contenti quando qualcuno finalmente lo riconosce. E con questa espressione del sindaco noi torneremo al popolo, dicendo: ‘Visto che il sindaco non è populista, alla fine risulta essere un decisionista’. Dimenticandosi così del fatto che la sovranità appartiene al popolo”. Il quale però, come aggiunge saggiamente la Costituzione, “la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Ma ascoltare il popolo è sempre sbagliato?

E’ ovvio, in questo caso, che non è sempre così. Perché è giusto cercare di ascoltare il popolo, nelle forme e nei limiti della Costituzione, cercando di interpretarne le preferenze. E ovviamente questo si riuscirebbe a farlo meglio se ci fossero leggi elettorali adeguate, come l’uninominale grazie a cui i candidati e gli elettori si possono confrontare in continuazione. Ma in Italia il populismo si caratterizza prevalentemente come qualunquismo, come “anti-politica”, che si basa sul fatto che alcuni, nella fattispecie Bossi e Berlusconi, si ritengono gli interpreti esclusivi della volontà rispettivamente dei padani e dei moderati. Le cose sono andate però in modo diverso ed è questo il motivo per cui, per usare il termine tecnico più calzante, l’Italia si trova nell’attuale “casino”.

 

Pisapia, che è stato all’opposizione per una vita, ha davvero il diritto di accusare la minoranza di essere “populista”?

 

Ciascuno ha il diritto di usare gli aggettivi e magari gli improperi che vuole, poi magari dovrebbe motivarli e risponderne. Rispetto a che cosa quindi per Pisapia la minoranza sarebbe “populista”? L’opposizione populista di solito è quella che protesta contro i privilegi, in questo caso dei consiglieri comunali e del sindaco, e che va indagare su come sono spesi i soldi. Un’opposizione non populista invece va a vedere la natura e i costi delle decisioni, ma anche i vantaggi che potrebbero conseguirne.

 

Nello specifico dell’Area C dove sta il populismo?

Entrambe le posizioni sull’Area C, quella del centrodestra e quella del centrosinistra, sono legittime. Da un lato è chiaro che i veicoli inquinanti dovrebbero pagare di più, come prescriveva l’Ecopass della Moratti, oppure addirittura non dovrebbero essere consentiti. Mentre il centro dovrebbe essere raggiungibile soltanto da un certo numero di auto, che però pagano. Come d’altronde si paga per circolare a Londra, che rappresenta un grandissimo esempio di civiltà e ha ridotto il traffico delle auto migliorando le prestazioni dei mezzi pubblici, e nello stesso tempo la qualità dell’aria nel centro. E’ curioso però che Bossi e Berlusconi si oppongano all’Area C, quando in realtà non hanno saputo neppure tassare in maniera rilevante i Suv, che sono uno dei grossi problemi in Italia. Questa è una componente che consente di usare la terminologia di “populisti”.

 

Lei ritiene che anche il centrosinistra abbia una dose di populismo?

 

Di tanto in tanto sì. Veltroni quando faceva il sindaco di Roma ha avuto tutta una serie di atteggiamenti largamente populisti. E non è certamente il solo. Chavez nonostante tutto è un uomo di sinistra, ma è sicuramente un populista. Anche nella sinistra italiana di tanto in tanto sento affermazioni caratterizzate dal populismo, espresse magari a titolo personale. Non vedo però la tentazione di costruire, e sarebbe difficilissimo, un regime populista da parte del centrosinistra nostrano. A suo tempo anche il presidente dell’Argentina, Juan Domingo Peron, fu un populista. In America Latina questa tendenza è molto diffusa, e la ragione è che i partiti politici sono spesso deboli e disorganizzati. Quando i partiti vengono meno, si apre lo spazio al populismo. Berlusconi e Bossi non hanno dei partiti, ma dei seguaci, e questa di per sé è una componente populista.

 

(Pietro Vernizzi)

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