IL CASO/ 1. Perché la procura di Milano non “aiuta” Trani contro le agenzie di rating?

Davide contro Golia: l’inchiesta della procura di Trani contro le agenzie di rating rischia di essere un flop. Ma, si chiede ANDREA PAMPARANA, perché la procura di Milano non fa nulla?

25.01.2012 - Andrea Pamparana
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Foto: Infophoto

Dopo aver fatto visita agli uffici milanesi di Standard and Poor’s e di Moodys, oggi la Guardia di Finanza si è presentata, sempre a Milano, in quelli di un’altra agenzia di rating, la Fitch. Prosegue dunque a pieno ritmo l’inchiesta del pm di Trani, Ruggiero, dopo una serie di denunce da parte di alcune associazioni di consumatori. All’esame della Procura pugliese non solo i giudizi delle tre agenzie di rating sulla situazione economica e finanziaria dell’Italia nel 2010 e 2011, ma anche il più recente, e negativo, giudizio espresso circa dieci giorni fa, col declassamento del nostro Paese in serie B, dopo aver colpito la Francia nel suo orgoglio con l’eliminazione di una A.

Ora, è vero che, essendo l’azione penale in Italia obbligatoria, dopo la denuncia dei consumatori presentata a Trani, era gioco forza che l’azione penale venisse intrapresa dalla Procura pugliese. Ma è fuori di dubbio che Trani, splendida cittadina della meravigliosa Puglia, non è esattamente il centro del mondo finanziario ed economico italiano. Il pm Ruggiero sarà un bravo magistrato, pure coraggioso, ma che si possa immaginare una inchiesta che porterà poi ad un processo contro questi tre colossi con sedi prestigiose a Wall Street e a Piazza Affari, è un po’ difficile da credersi.

Personalmente sono sempre stato critico verso quelle procure di centri minori che si sono rese protagoniste negli anni di clamorose inchieste a tappeto, spesso finite nel nulla dopo aver comunque lasciato sul campo vittime illustri e meno. Nel caso del magistrato di Trani confido invece che possa davvero andare avanti e fare luce sulle modalità con le quali i tre colossi del rating emettono quei giudizi che vanno poi a ripercuotersi sulle economie dei paesi e quindi sulla vita di tutti i cittadini.

Del resto l’ipotesi accusatoria è pesante. C’è infatti il sospetto che queste agenzie abbiano emesso i giudizi negativi dopo aver speculato sulle inevitabili conseguenze sui mercati finanziari e borsistici. Una vera e propria turbativa che ha evidentemente favorito qualcuno. Ed è su questo “qualcuno” che si dovrà concentrare l’attenzione, sempre che la  Procura  di Trani sia messa nelle reali condizioni di poter operare fino in fondo. 

Fitch, ad esempio, avrebbe sistematicamente violato le regole rivelando a più riprese l’imminente declassamento del rating dell’Italia, abusando in tal modo di informazioni privilegiate. Ruggiero a breve dovrebbe ascoltare come persone informate dei fatti il premier Mario Monti e il Presidente della Consob, Giuseppe Vegas.  Al momento ci sarebbero sei indagati tra cui i responsabili delle agenzie di rating per il debito italiano, top manager statunitensi che possiamo fin d’ora escludere si facciano vedere d’ora in avanti nel nostro Paese e in particolare negli uffici della Procura di Trani.

Ben venga l’azione della magistratura inquirente, sperando che presto possa dire la sua quella giudicante. Ma è importante, per il cittadino, sapere soprattutto a chi giovano queste alterazioni dei mercati. Forse potremmo finalmente capire meglio chi sono i burattinai che stanno sconvolgendo il nostro mondo in quella che è a tutti gli effetti una vera guerra, condotta con mezzi finanziari e, per nostra fortuna, senza il tuono dei cannoni di antica memoria.

Certo fa specie osservare come la Procura di Milano, dove ha sede Piazza Affari ed il cuore del sistema economico e finanziario dell’Italia, sia così silente, nonostante un tempo fosse così pronta ad “accendere fari” su piazza Affari, come disse anni fa l’allora Procuratore capo Francesco Saverio Borrelli in relazione ad una inchiesta addirittura sulle attività di Mediobanca. Una Procura che ha tenuto per anni nel cassetto l’inchiesta sullo scandaloso acquisto da parte di Filippo Penati delle azioni con mega sovrapprezzo dall’imprenditore Marcellino Gavio per la Serravalle. Inchiesta oggi nelle mani di un altro pm di un piccolo centro, Walter Mapelli, a Monza.

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