LOMBARDIA/ Toti (Tg4): l’addio di Berlusconi apre la “fase due” di Formigoni

- int. Giovanni Toti

Dopo il passo indietro di Berlusconi e l’annuncio di voler far partire le primarie nazionali, anche la Regione Lombardia si prepara al voto. Analizziamo i diversi scenari con GIOVANNI TOTI

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Accompagnato dal suono della campanella con il quale formalmente vengono concluse le sedute del Consiglio regionale, Roberto Formigoni ha confermato in conferenza stampa che il consiglio lombardo si scioglierà oggi, il 26 ottobre. La prossima tappa, subito prima di traghettare la Lombardia verso il voto anticipato, è l’approvazione in una seduta lampo della nuova legge elettorale che, come annunciato in questi giorni, dovrebbe prevedere l’abolizione del listino, il limite massimo del doppio mandato consecutivo per il presente eletto, un premio di maggioranza e il tetto massimo di 80 consiglieri eletti in rappresentanza di tutte le Province. “Una buona legge elettorale si può approvare anche in un paio d’ore”, ha detto Formigoni, ma “il Pdl non tollererà operazioni dilatorie che nella realtà hanno solo l’obiettivo di mantenere il listino bloccato”. Se qualche forza politica presenterà così tanti emendamenti a scopo ostruzionistico, ha poi aggiunto, allora sarà “meglio andare al voto con la vecchia legge elettorale”. Il maxi emendamento che di fatto formula la legge elettorale lombarda è stato sottoscritto da tutti i gruppi politici, ad eccezione della Lega che punta invece a un unico election day in primavera: “Chi parla di un risparmio di 50 milioni sbaglia”, ha tuonato Formigoni, secondo cui accorpando voto nazionale e regionale “si risparmierebbero circa 15-16 milioni, ma si provocherebbe un danno di centinaia di milioni di euro, forse miliardario, per questi mesi di non governo”. IlSussidiario.net fa il punto della situazione con Giovanni Toti, direttore del Tg4 e di Studio Aperto.

Direttore, in che modo l’uscita di scena di Berlusconi modifica gli equilibri lombardi?

Al momento la situazione in Regione Lombardia appare talmente poco delineata che è difficile capire come potrà cambiare. Senza dubbio le due vicende sono connesse ma attualmente, non essendoci un candidato ufficiale per il Pdl in Regione e un accordo formalizzato con la Lega, non vedo come il passo indietro di Berlusconi possa incidere in positivo o in negativo su una situazione regionale lombarda in piena fase di stallo.

Dopo aver rinunciato alla sua ricandidatura, crede che Berlusconi potrà adesso spendere maggiori energie per evitare un’ulteriore dispersione del partito in Lombardia?

Questo è probabilmente da escludere. Un leader come Berlusconi, deciso a fare un passo indietro per favorire il rinnovamento a livello nazionale, difficilmente adesso vorrà occuparsi della Lombardia. Bisogna poi ricordare che, pur avendo annunciato di non volersi ricandidare a premier, Berlusconi resta comunque il presidente del partito e continuerà ad esserlo certamente fino al prossimo congresso. Al momento nulla fa pensare che voglia dimettersi da questo ruolo quindi, anche se non da segretario politico, continuerà ad occuparsi attivamente del partito.

Quali sono secondo lei le intenzioni del Pdl in Lombardia? 

Non è facile da dire al momento, ma credo che quanto voglia fare il Pdl in Regione sia in sintonia con quanto espresso da Berlusconi nel recente comunicato, ovvero fare un passo indietro, avvicinarsi alla società civile e cercare un candidato che non sia espressione diretta del partito ma che possa rappresentare un’area più ampia dei moderati. Già settimana scorsa Berlusconi aveva chiarito di essere disposto a tutto pur di vedere un fronte moderato compatto e lo ha nuovamente ribadito in queste ore. Per questo la sfida in Lombardia acquista adesso ancora più valore.

Anche in Lombardia il Pdl opterà per le primarie? 

Se davvero verranno organizzate a livello nazionale, è un’ipotesi più che probabile. In passato la Lega le ha richieste e il Pdl ha sempre evitato di parlarne ma, dopo l’apertura di Berlusconi, non vedo perché non si possano fare anche in Lombardia. E’ una soluzione non solo sensata, ma anche giusta.

Su che tipo di candidato dovrebbe puntare il Pdl?

Berlusconi, certamente il singolo candidato più forte all’interno del Pdl e la personalità di maggiore spicco, ha fatto un passo indietro annunciando che per aggregare il più ampio consenso possibile dei moderati è giusto che non ci siano personalità di rottura – come potrebbe essere la sua – con il fronte moderato dei cattolici di Casini: credo che la stessa linea dovrà essere seguita anche in Lombardia, puntando quindi su un candidato che possa avvicinare non solo alla Lega ma anche le varie anime del Pdl e tutta quell’area dei moderati che, pur non riconoscendosi più nel partito, può comunque convergere sulle stesse idee.  

In tutti i casi il Pdl non potrà mai pensare di lasciare la Lombardia alla Lega, non crede?

Da tempo si parla dell’esistenza di un presunto accordo tra Pdl e Lega per dar vita a un fronte comune, a livello nazionale, in cambio della concessione della Lombardia al Carroccio. Sinceramente non credo che un rilancio del Pdl possa partire da un cedimento così grande, non tanto perché la Lega non abbia il titolo per guidare la Lombardia ma perché, governando già il Piemonte e il Veneto, di fatto farebbe scomparire il Pdl dal Nord Italia. E un partito che ha aspirazioni di leadership nazionale questo non se lo può permettere.

Crede che il passo indietro di Berlusconi possa far slittare la data del voto in Lombardia?      

La Lombardia rappresenta un fulcro trainante dell’economia italiana che soffre molto e che sta cercando uno spazio per ripartire. Ha però la fortuna, al di là di quanto accaduto in queste settimane, di essere stata ben governata negli ultimi anni. Non è pensabile aspettare le esigenze dei partiti e scegliere la data in base al momento a loro più favorevole.

Quando crede debba essere questo momento? 

In una tale situazione di stallo credo sia opportuno andare al voto al più presto. Formigoni ha messo in piedi una buona giunta, ma su cui ovviamente adesso pesano tutte le difficoltà di un Consiglio dimissionario, quindi, nella migliore delle ipotesi, potrà restare in carica al massimo tre o quattro mesi. Una volta che viene dichiarata conclusa un’esperienza di governo, è necessario trovare rapidamente lo spazio adatto per portare gli elettori alle urne e per dare alla Lombardia un governo stabile.   

Come giudica un’eventuale candidatura di Formigoni alle primarie nazionali?

Se deciderà di presentarsi sarà una candidatura assolutamente legittima. E’ un personaggio di spicco del Pdl, ha governato bene la Lombardia per oltre 15 anni e, nonostante gli scandali delle ultime settimane, rimane comunque un politico lombardo di grande peso. Proprio per questo un’eventuale sua candidatura alle primarie nazionali non diminuirebbe la sua influenza in Lombardia, dove comunque continuerà a partecipare attivamente.

 

(Claudio Perlini)



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