ARTIGIANO IN FIERA/ Galbiati (Confartigianato): le imprese possono “nascere” a scuola

- int. Paolo Galbiati

I nostri ragazzi iniziano a capire che questo mestiere racchiude anche altri ruoli e non è più il lavoro sporco e duro, magari, come in passato, dice PAOLO GALBIATI

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Secondo i dati di Unioncamere, l’artigianato in Italia tiene. Nel secondo trimestre del 2012 il numero delle imprese artigiane è cresciuto dello 0,27% rispetto ai primi tre mesi dell’anno. La crescita annua, a giugno 2012, si è attestata all’1,96%, pari a 351.566 realtà presenti sul territorio. In particolare, l’aumento si è avuto nella green economy, con un incremento di 5.029 imprese, nella produzione alimentare (+ 2.440), nella riparazione (+2.404), nella produzione di articoli in pelle (+1.390), nell’information&communication tecnology (+760). I venti di crisi, dunque, non fermano i nostri artigiani che, nonostante le difficoltà, proseguono nella valorizzazione delle loro capacità e, anzi, si moltiplicano. Un esempio di tutto ciò è AF-Artigiano in Fiera, che torna, dall’1 al 9 dicembre nei padiglioni della Fiera di Rho-Pero. Nove giorni di shopping natalizio tra più di 2900 espositori di 110 paesi del mondo, distribuiti su 150.000 metri quadrati di superficie. Abbiamo interpellato per ilsussidiario.net, Paolo Galbiati, segretario generale Confartigianato di Lecco, nonché Presidente del Comitato organizzatore di Artigiano in Fiera. 

Galbiati, cosa rende un’impresa artigianale di successo? 

L’azienda artigiana trae la propria forza dalla tradizione, che non significa attaccamento al passato, ma valorizzazione del lavoro manuale restando al passo con i tempi. Quindi, occorre tenersi informati sulle innovazioni, come ad esempio le nuove tecnologie e i macchinari più avanzati, mantenendo sempre lo spirito del lavoro manuale di un tempo. Il secondo fattore è la valorizzazione dell’eccellenza: un’azienda risulta vincente e si distingue dalle altre puntando sulle capacità dei propri dipendenti e sul lavoro di nicchia e non producendo, come molti, in serie. Un terzo aspetto è dato dalla padronanza produttiva e dalle dimensioni limitate dell’azienda, che permettono di gestire molte richieste senza tralasciare la qualità del prodotto. 

Come Confartigianato lecchese, avete notato un incremento delle iscrizioni ai nuovi percorsi scolastici professionalizzanti? 

A oggi, purtroppo no: le scuole professionali non hanno l’appeal necessario per attirare i ragazzi. Anzi, troppo spesso vengono considerate come percorsi educativi di serie B se non di serie C e, perciò, ritenute una sorta di ripiego. Le nostre associazioni artigiane stanno facendo un percorso di ri-valorizzazione dei mestieri manuali andando nelle scuole a spiegare ai ragazzi qual è la vera essenza di questi mestieri, magari ingiustamente, dimenticati. Giovani artigiani, spesso anche ragazze, insegnano in classe le basi e i fondamenti del lavoro artigiano. 

Quali sono le reazioni più frequenti degli alunni?

Spesso, quando vedono una ragazza magari laureata si stupiscono che faccia l’artigiano e iniziano a capire che questo mestiere racchiude anche altri ruoli, come il grafico, il ceramista o il designer e non è più il lavoro sporco e duro, magari, del fabbro o del falegname di una volta. 

 

Come le istituzioni possono aiutare chi desidera avviare un’attività artigiana? 

 

C’è ancora una burocrazia molto forte e la richiesta più frequente è la semplificazione delle procedure, da quelle di fondazione dell’impresa sino a quelle che ne coinvolgono la gestione. Uno snellimento delle procedure incentiverebbe chi è scoraggiato dai troppi passaggi burocratici. Aprirsi ai mercati esteri non è facile, soprattutto per un’impresa di piccole dimensioni o a gestione famigliare.

 

Quali sono i consigli che si sente di dare? 

 

Un primo approccio è partecipare ad “AF-Artigiano in Fiera”, una vetrina internazionale che si tiene sul territorio italiano e in una regione ad alto tasso di investimenti. E’ un primo importante passo verso l’apertura ai mercati esteri: in quel frangente è possibile capire cosa significhi predisporre uno stand, restare fuori dall’azienda per nove giorni e avere a che fare con artigiani provenienti da tutto il mondo che lavorano gomito a gomito. 

 

Come Presidente del Comitato organizzatore di Artigiano in Fiera, qual è lo sforzo più grande a cui è chiamato alla preparazione di una fiera così estesa e lunga? 

 

Il comitato che presiedo fa da corollario a Gefi che investe nell’intero sforzo organizzativo. I veri promotori sono loro con la loro forza organizzativa e di vendita e che con i loro dipendenti lavorano da gennaio a dicembre per allestire AF. Lo sforzo più grande nell’organizzare una fiera di queste dimensioni è certamente rendere omogenei gli stand di tutti gli espositori cercando di accontentare tutti. 

 

Qual è la soddisfazione più grande che se ne ricava?

 

La gratificazione sono i numeri delle presenze: l’anno scorso, più di tre milioni di persone hanno visitato i padiglioni di AF-Artigiano in Fiera; una cifra che non può che essere strabiliante.

 

(Federica Ghizzardi)



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