WELFARE/ Pubblico-privato, la “pace” riparte da Milano

Un incontro sulle risposte giuste da dare alla crisi ‘per uscirne senza sacrificare nessuno’, un laboratorio di sussidiarietà, tra due identità diverse. Ne parla SERGIO LUCIANO

07.11.2012 - Sergio Luciano
pisapia_sedia_chiaroscuro
Foto InfoPhoto

“Non chiamiamolo ‘tavolo’, che fa troppo vecchia politica, ma sì: possiamo dire che stasera abbiamo inaugurato qui un seminario permanente per lo sviluppo della sussidiarietà a Milano!”: Giuliano Pisapia, sindaco di sinistra della ex “capitale morale” d’Italia, conclude così, sorridendo, un lungo incontro sulle risposte giuste da dare alla crisi “per uscirne senza sacrificare nessuno”, come auspica il titolo di una raccolta di saggi curata da Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. E Vittadini annuisce a sua volta, perché, certo, le distanze ci sono, le visioni non collimano al cento per cento, ma la buona volontà è fuor di dubbio. E vedere relatori accesi ma cordiali Pisapia e Vittadini allo stesso tavolo, è di per sé una “Notizia”.

Il contesto è quello di uno degli incontri del Centro culturale di Milano, a due passi dalla Statale e dall’Arcivescovado, un baricentro anche simbolico tra la cultura laica e quella religiosa: in sala cinquecento persone, soprattutto giovani, e un tema caldissimo da discutere, perché – come ricorda il sindaco in esordio – “da soli non ce la facciamo, da soli non ce la si fa più. Per fortuna qui a Milano c’è buona volontà, ma anche buona politica, bisogna che tutti lavorino per la Polis, ci vuole ancora più civismo, un civismo che tenga conto di tutti, ma che non nasconda a tutti che qualche sacrificio lo stiamo facendo e altri andranno fatti”.

Pisapia riepiloga qualche dato drammaticamente chiaro sulle finanze pubbliche di Milano: “Dobbiamo superare la crisi con il massimo sforzo di equità, ma tenendo conto che quest’anno il Comune ha dovuto fare e sta facendo 380 milioni di tagli, possiamo investire per certo solo 80 milioni e dobbiamo decidere come destinarli, facendo purtroppo delle scelte severe, perché a tutto non basteranno. Ristruttureremo le scuole liberandole dall’amianto o faremo altro? Sono scelte difficili, è meglio condividerle… Peraltro, abbiamo anche risorse ignorate: per esempio, tantissimi spazi liberi che, con poco, si possono mettere a disposizione della città anche per l’edilizia popolare, e abbiamo già deciso di muoverci…”.

Vittadini raccoglie la palla “alzatagli” dal sindaco per ricordare la centralità del rapporto tra la sussidiarietà e la realtà cittadina di Milano come di tutto il resto d’Italia, e ne ricostruisce anche i presupposti etici, morali, quel superamento del preconcetto hobbesiano per cui l’uomo “è cattivo” e senza lo Stato non saprebbe trovare alcun accordo con il prossimo per gestire meglio insieme, solidalmente, gli interessi comuni. “L’egoismo generalizzato”, esclama, “è una caricatura della realtà. Poi chiarisce: io non sono per una contrapposizione tra il privato e lo Stato, nelle sue varie articolazioni, anzi la temo, perché abbiamo bisogno della massima collaborazione tra pubblico e privato, abbiamo bisogno di trovare nuove forme di collaborazione, nell’interesse di tutti”.

Quel che oggi invece spesso manca non sono soltanto i sussidi finanziari pubblici al vasto mondo del terzo settore, ma anche il minimo di agevolazione procedurale che servirebbe a volte per non danneggiare ciò che funziona “di suo”. E al riguardo il presidente della Fondazione per la Sussidiarietà porta numerosi esempi, che si aggiungono a quelli – due onlus di orientamento diverso, una laica e l’altra cattolica – con cui era stata aperta la serata.

L’armonia di vedute tra i due oratori s’incrina solo sul concetto, molto caro a Vittadini, della libertà di scelta dei cittadini tra le diverse proposte del terzo settore come criterio qualitativo e di base per l’individuazione del “meglio”, prima e fuori da ogni intermediazione istituzionale preordinata: “Io dico che la sinistra politica dovrebbe ripensarsi in quest’ottica, e la tradizione non manca, basti pensare all’Umanitaria a Milano”. Il punto di vista del sindaco è ovviamente diverso, perché Pisapia ritiene che sia invece necessario che lo Stato svolga un qualche ruolo, probabilmente da ridefinire ma sensibile, di ordinatore, perché nei fatti, secondo lui, il mito di una indiscriminata e totale libertà di scelta è poi impraticabile: “La buona politica ha il ruolo di porsi come garante”, dice il sindaco, “attraverso organismi al di sopra delle parti”.

Su questo terreno una piena conciliazione di vedute non si avrà ma il clima e la condivisione del metodo di lavoro, tra i due, non poteva essere migliore. E veramente, seminario permanente a parte, è sembrato a tutti ieri sera che sia stato fatto un bel passo avanti, a Milano, sulla strada della sussidiarietà condivisa.

I commenti dei lettori