SCUOLA/ Campione (Pd): parità, autonomia, buono e dote, ecco cosa dice Ambrosoli

- int. Marco Campione

Dalla parità alla formazione professionale, MARCO CAMPIONE (Pd) spiega come intende muoversi il centrosinistra in Lombardia se dovesse vincere le elezioni regionali

ambrosoli_ppiano1R400
Umberto Ambrosoli (Infophoto)

Ambrosoli si accinge, ormai, ad essere il candidato ufficiale del centrosinistra alla guida della Regione. Marco Campione, responsabile scuola del Pd lombardo, in questa intervista spiega come intnde agire il candidato riformista. su un tema importante e delicato come quello dell’educazione. Dobbiamo ovviare alle lacune del governo formigoniano, dice Campione, che passa in rassegna tutti i temi chiave della politica scolastica, dalla formazione professionale (“la ‘libera scelta’ si è ridotta a ideologia”) al buono scuola, dalla legge sulla parità (“l’ha fatta un governo di centrosinistra”) all’autonomia, per arrivare al principio cardine della sussidiarietà: nulla incontrario, “quello di cui dobbiamo discutere è però cosa è realmente sussidiario e cosa no”.

Campione, siamo andati sul sito di Umberto Ambrosoli, nel programma si va dalla mobilità all’ambiente alla sicurezza alla cultura, ma sulla scuola non c’è una parola. Lei ne sa qualcosa?

Non è vero che Ambrosoli di scuola non parla. Ad esempio dà molta importanza al tema dell’edilizia scolastica e fa molto bene a farlo, visto che i finanziamenti su quel capitolo di spesa ultimamente sono diminuiti non solo per i tagli del governo nazionale, ma anche per alcune scelte a mio avviso infelici di Regione Lombardia, che ha trovato i soldi per finanziare Generazione Web proprio in quel capitolo di bilancio. Tra l’altro il governo ha centralizzato moltissimo in quel settore e invece sono gli Enti Locali (e la regione con una funzione rafforzata di pianificazione e coordinamento) che meglio conoscono le situazioni più critiche dove intervenire con urgenza. Dobbiamo costruire scuole che fin dalla loro architettura si aprano all’innovazione didattica e tecnologica: aule a dimensione variabile per adattarsi alle diverse esigenze, laboratori multimediali e uffici per gli insegnanti, per fare alcuni esempi.

E oltre l’edilizia?

La più grande competenza regionale in questo campo riguarda la formazione professionale. Importante anche come strumento di sviluppo per la nostra regione. Il modo in cui la Lombardia si aggancerà alla ripresa quando ci sarà e il modo in cui affrontiamo la crisi hanno un punto in comune rappresentato dalla formazione dei nostri ragazzi e dal rapporto tra scuola e lavoro. Recenti studi, come quello presentato il mese scorso da Confindustria all’Orientagiovani, dimostrano che c’è correlazione tra potenziamento dell’istruzione tecnica e professionale e incremento del Pil.

Intanto la dispersione scolastica è un’emergenza nazionale.

La si contrasta in soli due modi: un orientamento completamente ripensato (affidato ai Comuni, ma questi non possono essere lasciati soli) e un sistema di Istruzione e Formazione Professionale efficiente ed efficace.

Sistema che in Lombardia è un’eccellenza…

Su questo concordo, com’è noto. Ma affermare questo non può fare da velo agli enormi problemi che Formigoni in quasi vent’anni non ha voluto o saputo affrontare. Uno su tutti: l’assoluta mancanza di programmazione e verifica dell’efficacia occupazionale. Regione Lombardia si deve riappropriare del ruolo programmatorio sulla base degli effettivi fabbisogni del mercato del lavoro. La “libera scelta” si è ridotta ad ideologia, impedendo a chi avrebbe il compito di verificare, valutare e programmare di introdurre i necessari correttivi.

La rivale Alessandra Kustermann ha criticato da sinistra Ambrosoli parlando polemicamente di “equidistanza tra pubblico e privato”. È d’accordo?

Non so se sia una critica “da sinistra”. È di sinistra assegnare etichette agli avversari politici? Io trovo di sinistra dire – come ha fatto Ambrosoli – che la Costituzione va letta tutta. Tutto l’articolo 33 che viene ricordato dalla Kustermann in un suo solo comma e anche l’articolo 34, tanto per fare due esempi. Tra essere intellettualmente onesti ed essere equidistanti ci passa una bella differenza! Dal Presidente di Regione Lombardia mi aspetto meno demagogia e più rispetto delle posizioni di tutti. E la legge che ha istituito la parità scolastica è una legge fortemente voluta dal primo governo Prodi, quindi “di sinistra”. O perlomeno di centrosinistra. Legge che ha tra le altre cose consentito di distinguere definitivamente tra una scuola che – seppur non non gestita dallo Stato − ha obiettivi pedagogici coerenti con il dettato costituzionale e le norme e i diplomifici che sono stati progressivamente espulsi dal sistema pubblico. Piuttosto sarebbe di sinistra pretendere che la legge di parità venga applicata in ogni suo aspetto e troppe volte chi avrebbe il dovere di controllare ha chiuso un occhio. Ma pretendere questo è cosa diversa dalle guerre di religione. Aggiungo che se i gestori delle scuole non statali che rispettano le regole dessero una mano e isolassero le “mele marce” farebbero un servizio prima di tutto a loro stessi.

Ambrosoli si è dichiarato contrario al buono scuola istituito da Regione Lombardia sotto il governo Formigoni. Lei condivide le sue critiche? Perché?

Il buono scuola è cosa assai diversa dalla dote scuola e bene fa Ambrosoli a distinguere. Nella polemica di Kustermann su questo tema a volte ho il dubbio che lei non ne sia altrettanto consapevole. Essere contrari alla presenza dei privati è legittimo, purché lo si faccia partendo da dati di realtà. Farlo parlando del buono scuola è un conto, farlo parlando del sistema di formazione professionale della nostra regione è ben altro. Trovo condivisibile affermare che il buono sia iniquo e inefficace perfino per lo scopo dichiarato da chi lo ha istituito, poiché non amplia la possibilità di scelta per le famiglie. Sostenere che i soggetti privati vanno finanziati solo dopo aver finanziato quelli pubblici è però cosa ben diversa e – se presa alla lettera – è un’affermazione pericolosa. Se riferita alle scuole, infatti, essa esula dalle competenze regionali, ma se il principio vuole essere esteso anche agli altri settori di competenza della regione, sarebbe preoccupante. Ci sono settori dove il privato è il soggetto erogatore prevalente. Penso appunto alla formazione professionale. Cosa facciamo? Smantelliamo tutto in odio ai “privati”?

Lei come concilia questa sua opinione con il favore accordato al principio di sussidiarietà, che lei sembra sottoscrivere?

Ha colto il punto. Il nodo è la sussidiarietà, principio al quale la sinistra è arrivata in un tempo relativamente recente, ma che sarebbe insensato liquidare per meri fini propagandistici. Quello di cui dobbiamo discutere è però cosa è realmente sussidiario e cosa no. Faccio un esempio proprio sul sistema di istruzione. Nessuno può mettere in discussione la funzione sussidiaria svolta dai gestori delle scuole materne o primarie, siano essi comuni o enti laici o religiosi. Il concetto si può estendere alla maggior parte delle scuole secondarie inferiori non statali. Ma possiamo dire lo stesso delle superiori? Spero che le prossime campagne elettorali regionale e nazionale, che saranno congiunte, ci consentiranno di fare questa discussione serenamente.

Perché questo accenno alle elezioni politiche? Come sono connesse alle scelte future della regione?

Perché ci sono nodi irrisolti che riguardano il Titolo V della nostra Costituzione e la stessa autonomia scolastica, dunque il cuore dello sviluppo del principio di sussidiarietà. Nodi che possono essere sciolti solo dal prossimo Parlamento. Le faccio un altro esempio per spiegarmi, la governance delle istituzioni scolastiche. Non torno sul ddl 953 perché la discussione è ormai defunta, almeno per questa legislatura, e perché i lettori del Sussidiario conoscono la mia opinione in proposito, avendola scritta in più occasioni anche su queste pagine. In questo ambito, il risultato del ventennio formigoniano è un nuovo centralismo regionale inaccettabile politicamente e dannoso per il sistema. Come per i servizi la centralità deve tornare agli Enti locali, così per l’istruzione deve essere data alle scuole autonome, che devono essere messe in grado di esercitare l’autonomia di cui godono. Metterle in grado vuol dire dare loro risorse (e questo è compito prioritario dello Stato), ma anche sostenerle, ad esempio con agenzie territoriali di supporto. Inoltre è necessario coinvolgere le rappresentanze delle scuole autonome nella governance regionale.

Quali sono le priorità oggi di una gestione “di sinistra” della politica scolastica regionale? Cosa auspica?

Molte cose su governance, edilizia e Fp le ho dette. In più, se restiamo nell’ambito della Fp, si dovrà mettere mano alla tempistica di erogazione delle doti, dato che il 95% viene assegnato a febbraio, impedendo così di intervenire su chi andrebbe riorientato e su chi viene bocciato. Un altro punto che a mio avviso dovremmo affrontare con un approccio rinnovato è il rapporto tra scuola e impresa. È sbagliato sostenere che l’offerta formativa va solo adeguata alla richiesta delle imprese. Sicuramente ciò deve avvenire più di quanto non accada ora, ma il potere programmatorio della regione va usato anche per prevedere − anche in sinergia con le università che si occupano di trasferimento tecnologico − fabbisogni lavorativi futuri. Anche in quest’ottica va ripensata tutta la filiera che va dall’apprendistato alla formazione degli adulti, passando per l’alternanza scuola-lavoro, i poli formativi e gli Its.

Dopo le primarie? Non teme problemi di coabitazione tra le diverse “anime”?

Se siamo usciti ancora più forti dallo scontro Renzi-Bersani, vuole che ci spaventi quello civilissimo, anzi “civicissimo” di queste primarie? Dal 16 dicembre saremo tutti concentratissimi sull’obiettivo principale: il riscatto della Lombardia.

 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori