LAVORO/ Rosati (Cgil): i disoccupati over 40? Non sono “choosy”

- int. Onorio Rosati

Quando si accorgono che non hanno le stesse opportunità di lavoro simili alla propria professionalità, è naturale che si apprestino a lavori differenti dice ONORIO ROSATI

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Foto: InfoPhoto

Oltre 14.000 persone in cerca di occupazione nella solo provincia di Milano, nei primi 10 mesi del 2012, 3.000 in più rispetto al 2011, e tra questi più un terzo è over 40. Sono i dati della crisi occupazionale forniti dalla CGIL Milano nel “Rapporto sulla disoccupazione” che coinvolge non solo chi è al primo impiego ma anche chi, non più giovanissimo, ha perso il posto di lavoro. Mentre nel primo semestre 2011, sul tavolo della Cgil, sono arrivate 292 pratiche di crisi giacenti che coinvolgono 9.429 lavoratori, il 40% in più rispetto allo stesso periodo del 2011 e sulla stessa linea i fallimenti passati da 1248 a 1432 dal 2011 al 2012. “La prima causa è sicuramente il protrarsi della crisi- dice a IlSussidiario.net, il segretario Generale della Camera del Lavoro, Onorio Rosati- Dal 2008, quando abbiamo riscontrato i primi segnali, a partire dal settore manifatturiero, le prime persone che sono state escluse dalle attività produttive, sono stati i giovani che avevano contratti atipici o para-subordinati. Il prolungamento del periodo di crisi, anche dopo l’uso degli ammortizzatori sociali, sta colpendo invece quei lavoratori che all’interno dell’azienda avevano rapporti di lavoro più stabili ed erano ben inseriti nell’unità produttiva e avevano anche una maggiore e migliore professionalità. Ma non è tutto, le aziende ormai stanno procedendo a licenziamenti a carattere collettivo che riguardano i lavoratori più anziani ed esperti”. Una situazione, dunque, in continuo peggioramento. “Si sta introducendo un problema- prosegue Rosati- che riguarda lavoratori in fascia d’età medio-alta, accentuato ulteriormente dall’innalzamento dell’età per andare in pensione e anche dal rischio di non avere più le stesse protezioni sociali. Ad esempio, dal 2016 l’Istituto per la Mobilità verrà tagliato completamente grazie alla Riforma del Lavoro varata dal ministro Elsa Fornero. E’ evidente che questo tipo di lavoratori, una volta espulsi dal processo produttivo, rischiano di non avere più alcun tipo di sostegno economico, in attesa di una occupazione. Tutto ciò, sapendo che, soprattutto in un mercato del lavoro come quello italiano, le opportunità per gli ultraquarantenni sono oggettivamente minime”.  

La disoccupazione dal 2008 oscilla tra il 5,8% e il 6,2% contando, dall’inizio della crisi ad oggi, 72143 lavoratori milanesi messi in mobilità, a cui aggiungere i tempi determinati non rinnovati, gli apprendisti non trasformati, il lavoro autonomo, il lavoro somministrato cessato. Come rimettere sul mercato del lavoro questi lavoratori? “La crisi- continua Rosati- partita dal manifatturiero, si è estesa ormai a tutti i settori: i servizi, il terziario, il commercio, l’edilizia, la comunicazione e l’emittenza radio televisiva che sul nostro territorio era molto molto presente sino a pochissimo tempo fa. O vengono messe in campo politiche- continua Rosati- che servono a riavviare l’attività produttiva e inizia una vera ripresa dell’economia o sarà difficile ripartire. In più, per quelle fasce di disoccupati non più giovanissimi, servono politiche più attive che in questi anni non ci sono state, né da parte del Governo né dalla Regione Lombardia che sembrano aver abbandonato queste persone alla ricerca di un nuovo impiego, con tutte le difficoltà del caso. Mi riferisco, soprattutto, ad incentivi alle assunzioni per le aziende e strumenti efficaci che servano a collegare domanda e offerta”. Il rischio non è che lavoratori professionalizzati, siano, per usare un termine del ministro Fornero, più “choosy” rispetto agli altri nella ricerca di un nuovo impiego? “Forse può succedere per qualche mese- dice ancora Rosati- è evidente che dopo aver perso un posto di lavoro, la tendenza è cercarne un altro analogo a quello che si è lasciato, dove mettere a frutto la propria professionalità. Quando, però, si accorgono che non hanno le stesse opportunità di lavoro simili o analoghe alla propria professionalità, è naturale che si apprestino a lavori differenti, magari dequalificati o con salari più bassi. Lavori che, solitamente è brutto dirlo, ma è così, sono più adatti ai più giovani”.



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