LA STORIA/ Così da Milano aiutiamo le ricerche all’Isola del Giglio

- La Redazione

ANDREA FACCIOLI, Direttore commerciale della Codevintec, racconta in che modo l’azienda si è resa utile per le ricerche legate alla tragedia della Costa Concordia all’Isola del Giglio

concordia_barca_r400
Foto InfoPhoto

«Codevintec commercializza principalmente strumentazioni per vedere sott’acqua, sotto terra o comunque per studiare le scienze della Terra in genere. I Vigili del Fuoco, in particolare il Nucleo sommozzatori, hanno sempre avuto la necessità di esplorare i fondali marini nel corso dei loro interventi per cercare persone, relitti e così via. Per fare questo, circa un anno fa si sono rivolti a noi per la fornitura di strumentazione Multibeam, vale a dire degli ecoscandagli molto sofisticati in grado di dare delle immagini tridimensionali di quello che c’è sott’acqua». Andrea Faccioli, Direttore commerciale della Codevintec, uno dei maggiori distributori di strumentazione e know-how nel campo delle Scienze Della Terra, Navigazione di Precisione e 3D Imaging, racconta a IlSussidiario.net in che modo recentemente l’azienda si è resa utile per le ricerche legate alla tragedia della Costa Concordia all’Isola del Giglio. «Abbiamo fornito tre strumenti, che sono stati inviati a Milano, a Roma e a Reggio Calabria, e il corso per l’utilizzo di queste strumentazioni sarebbe dovuto essere fatto proprio in queste settimane. E’ poi però avvenuta la tragedia della Costa Concordia e i Vigili del Fuoco, pur sapendo già usare questi strumenti, hanno chiesto un supporto alla nostra azienda proprio perché il corso ancora non era avvenuto».

Come vi siete mossi?

Mercoledì 18 gennaio, io e un mio collega siamo partiti alla volta dell’Isola del Giglio dove, dopo esserci incontrati con i Vigili del Fuoco, abbiamo allestito le imbarcazioni per poter utilizzare tutta la strumentazione fornita in precedenza. Abbiamo anche portato, per poter offrire un ulteriore aiuto, un laser scanner che fornisce dati molto simili a quelli del sonar Multibeam, però riguardo tutto ciò che c’è sopra la superficie dell’acqua, utilizzando la luce laser invece delle onde acustiche.

Cosa riuscite a ottenere?

Si ottiene una nuvola di punti che può essere paragonata a una fotografia in bianco e nero, che però è in tre dimensioni e che quindi si può ruotare, osservare da più punti di vista e analizzare in ogni suo dettaglio. Inoltre ogni singolo pixel di questa fotografia presenta delle coordinate geografiche molto precise, con cui è possibile quindi prendere delle misure, distanze tra punti, volumi, aree e via dicendo.

In che modo questo si è rivelato utile ai Vigili del Fuoco?

E’ stato possibile in particolare fare delle analisi di come la nave è adagiata sugli scogli, per individuare la presenza di eventuali pericoli e per avere più chiara tutta la situazione. Sott’acqua si può andare con i vari robot muniti di videocamera, con cui però non è possibile avere una vista d’insieme se non con un’analisi effettuata con questo tipo di strumenti, come il sonar Multibeam.

Cosa avete fatto dopo aver installato la strumentazione sulle imbarcazioni?

Abbiamo fatto un giro tutt’intorno alla Concordia per rilevare tutto ciò che c’era sopra e sotto la superficie dell’acqua. Abbiamo poi consegnato tutti i dati ai Vigili del Fuoco, che hanno potuto quindi tirare le loro conclusioni e decidere se era il caso o meno di mandare ulteriore personale a bordo della nave: soprattutto durante i primi giorni c’era infatti il forte timore che la nave potesse muoversi, quindi non sarebbe stato prudente inviare altre persone a bordo.

Nei tanti anni di esperienza che avete accumulato, vi eravate mai trovati in una situazione del genere?

No, questa strumentazione viene normalmente utilizzata nei porti, per fare dragaggi, oppure dal Cnr e la Protezione civile per mappare i fondali per una previsione di tsunami dovuti alle frane. Questa è la prima volta che ci troviamo ad utilizzare questi strumenti in una situazione così importante e sotto gli occhi di tutti. Ci occupiamo di questo tipo di lavori da anni, e 25 anni fa abbiamo iniziato a lavorare in particolare con strumenti di posizionamento satellitare. Dopo aver capito che era possibile monitorare con il Gps i movimenti in temporeale della nave con grande precisione, adesso è interessante vedere che, risolte tutte le piccole difficoltà logistiche, questi strumenti Gps stanno ancora lavorando attivamente sulla Concordia per capirne i movimenti.

 

(Claudio Perlini)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori