FATTORE FAMIGLIA/ Petteni (Cisl): la famiglia è il vero ammortizzatore sociale

- int. Gigi Petteni

Per GIGI PETTENI, “le famiglie hanno pagato il prezzo più alto per la crisi e rappresentano il vero ammortizzatore sociale. Aiutarle è quindi la strada giusta da percorrere”

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FATTORE FAMIGLIA. Milano.“Le famiglie hanno pagato il prezzo più alto per la crisi, ma nello stesso tempo rappresentano il vero ammortizzatore sociale in Italia. Incominciare a varare provvedimenti che vadano nella direzione di aiutarle, come ha fatto Regione Lombardia con Fattore Famiglia, è quindi la strada giusta da percorrere”. Gigi Petteni, segretario generale di Cisl Lombardia, commenta così l’approvazione del piano del Pirellone in favore delle famiglie lombarde. La Cisl ha avuto un ruolo di primo piano nel percorso che ha portato all’approvazione della nuova legge regionale. Giulio Boscagli, assessore alla Famiglia e solidarietà sociale della Regione, di recente ha illustrato così i contenuti del provvedimento: “Si tratta di un meccanismo che consente di ponderare al meglio la condizione economica effettiva di ogni famiglia. La nostra iniziativa nasce dall’esigenza di supplire all’inadeguatezza del fisco alla reale capacità contributiva di ciascun nucleo. Ora, dato che una Regione non può incidere direttamente sul fisco, la Lombardia ha deciso di soppesare in maniera differente le tariffe di sua pertinenza”.

Segretario Petteni, come valuta il provvedimento Fattore Famiglia approvato dalla Regione Lombardia?

La Cisl ha lavorato per mesi per arrivare a questa intesa, non intendiamo quindi porci soltanto come dei commentatori ma come degli interlocutori con un ruolo attivo. E’ stato aperto un confronto con l’assessorato alla Famiglia, in cui abbiamo espresso le nostre opinioni, presentato le nostre proposte, e ci sentiamo quindi parte di questo provvedimento. Il giudizio che abbiamo espresso è stato positivo, perché da un lato abbiamo salvaguardato i Livelli Assistenziali Essenziali (Lea) per tutti, e dall’altra si incomincia per la prima volta a introdurre un criterio importante. Spesso si sprecano tante parole sul fatto che le persone non arrivano alla quarta settimana del mese, e ci si dimentica che la famiglia è da un lato uno dei principali soggetti messi in difficoltà dalla crisi e dall’altra una risorsa. Le famiglie hanno pagato il prezzo più alto per la crisi, ma nello stesso tempo rappresentano il vero ammortizzatore sociale in Italia. Incominciare a varare provvedimenti che vadano nella direzione di aiutarle, anche in una fase di ristrettezza economica, è quindi la strada giusta da percorrere. Se l’Italia è oggi il Paese con le peggiori politiche sociali in Europa, lo dobbiamo anche a tutte le ipocrisie che abbiamo sentito, letto e ascoltato in questi giorni intorno al provvedimento Fattore Famiglia.

A che cosa si riferisce nello specifico?

Al fatto che quando si tratta di affrontare questi temi, c’è qualcuno per il quale le misure adottate non sono mai adeguate o sufficienti. Mentre se già da alcuni anni avessimo incominciato a introdurre progressivamente dei provvedimenti di equità come Fattore Famiglia, con il tempo ne avremmo potuto ampliare la portata. A me interessa quindi la sostanza, tutte le altre valutazioni – come quella di chi afferma che il provvedimento sarebbe stato introdotto in vista della visita del Papa a Milano – rispondono soltanto a delle logiche vecchie. Una parte della nostra politica non ha capito che la gente è stanca di sentirsi raccontare sempre le solite storie, mentre ha bisogno di vedere risultati e risposte concrete. E’ questa la direzione giusta verso la quale andare. Bisognerà quindi continuare sulla stessa linea di Fattore Famiglia.

 

Quali sono i principali punti di forza della nuova legge regionale?

 

Il principale punto di forza è quello di aprire una sperimentazione. Significa andare sul campo e vedere concretamente come, attraverso questi criteri, è possibile tutelare meglio le prestazioni, facendo attenzione alle condizioni della famiglia. Il concetto della sperimentazione implica il fatto che Cisl, che crede in Fattore Famiglia, si aspetta un anno intenso nel corso del quale monitorerà tutto ciò che sarà intrapreso, per definire poi un contesto che faccia i conti con la realtà e si misuri su quella. Attraverso la realtà concreta che si incontrerà nel corso della sperimentazione, si potrà correggere, fermare, ampliare o eventualmente migliorare Fattore Famiglia sulla base delle esperienze fatte.

 

Sull’accordo si è registrata una posizione unitaria da parte dei principali sindacati?

 

Abbiamo compiuto un lavoro comune fino a 50 metri dal traguardo. Il 10 febbraio però la giunta lombarda ha varato il nuovo provvedimento sullo sviluppo, e da quel momento sono sorte alcune polemiche tra le varie sigle confederali. La Cisl ha voluto andare avanti decisa sulla strada intrapresa, perché bisogna avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità. Noi siamo un sindacato e facciamo il mestiere del sindacato, lasciando da parte altri ruoli che competono ad altri soggetti. A me interessa quindi entrare nel merito di Fattore Famiglia, e non invece se sia o meno opportuno fare degli accordi con il presidente Roberto Formigoni in quanto tale, o usare il bilancino tra la maggioranza e l’opposizione. Non è questo il mio compito.

 

Quale dovrebbe essere quindi il vero compito di un sindacalista?

A me spetta soltanto di tutelare gli interessi del mondo del lavoro e del mondo sociale. La Cisl quindi ha mantenuto una posizione coerente nell’intera fase che ha portato all’approvazione di Fattore Famiglia. Bisogna avere il coraggio di assumersi anche le proprie responsabilità nei confronti dei percorsi pubblici, e non cercare di condizionarli per poi rimanere a metà del guado. La Cisl è diversa, perché si assume il rischio di affermare che, se un provvedimento è positivo, lo valutiamo esplicitamente come tale.

 

Ritiene che Fattore Famiglia possa fare da apripista a una legislazione nazionale più attenta alla famiglia?

 

Io auspico che esperienze come questa, e come altre che stiamo compiendo per esempio sul lavoro, possano diventare realmente dei punti di riferimento nazionali. Occorre una forte sinergia tra le realtà territoriali e il governo centrale. Altrimenti si corre il rischio di non riuscire a prendere provvedimenti che vadano nella direzione dei problemi concreti delle persone, restando su problemi con una valenza soltanto teorica. La valorizzazione delle esperienze dal basso può quindi consentire di costruire delle legislazioni, in particolare sui temi sociali che vanno dalla famiglia al lavoro, attraverso modalità più coerenti ed efficaci.

 

(Pietro Vernizzi)

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