IL CASO/ Cos c’è dietro alla chiusura di Informafamiglia?

- Matteo Forte

MATTEO FORTE denuncia il silenzio assordante di Palazzo Marino sulla chiusura di Informafamiglia, un programma di assistenza a cura del Forum associazioni familiari

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Piazza del Duomo di Milano (Foto: Infophoto)

Ieri pomeriggio in Consiglio comunale ho presentato insieme a Mariolina Moioli, consigliera di Milano al Centro, e ad altri colleghi di Pdl e Lega una interrogazione rivolta al Sindaco e alla Giunta. Il Comune di Milano ha cancellato il servizio di Informafamiglia, affidato nel marzo del 2011 al Forum della Associazioni familiari. Il servizio operava nell’ambito della Direzione Centrale dell’Assessorato alla Famiglia ed era il frutto di una convenzione tra l’amministrazione e il Forum stesso, rivolta al sostegno dei nuclei in difficoltà.

Alla scadenza del 15 febbraio scorso risultavano in carico al servizio circa 150 utenti. Ad essi erano offerti servizi di consulenza psicologico-relazionale, di mediazione familiare, legale, avvalendosi della collaborazione di uno psicologo, di un mediatore di conflitti, di un avvocato ed un operatore preposto alla prima accoglienza. Il valore di questa iniziativa era duplice: da un lato informava la famiglia su una serie di servizi pubblici e privati mettendola in rete con le organizzazioni del Terzo settore e attivando collaborazioni e sinergie virtuose; dall’altro affermava e riconosceva che la famiglia non è solo soggetto passivo delle politiche dell’amministrazione, ma è anche capace di associarsi e realizzare servizi, svolgere attività di auto e mutuo aiuto, di pressione e partecipazione politica. E tutto ciò senza chiedere un euro al Comune. L’Informafamiglia, infatti, usufruiva di un finanziamento statale previsto dalla legge finanziaria n. 388/2000 e ripartito alle regioni per servizi sperimentali di questo tipo. Un decreto ministeriale del 20 marzo 2001 assegnava a Regione Lombardia 1,6 milioni circa, che nel 2002 venivano ridistribuiti con un decreto di Giunta (DGR 10803) tra vari soggetti. Al Comune di Milano venivano destinati 231.000 euro periniziative sperimentali finalizzate alla realizzazione di specifici servizi informativi per le famiglie. Fino ad oggi sono stati spesi 57mila euro e ne restano da spendere 174mila. Naturalmente si tratta di fondi finalizzati e quindi vincolati.

Nonostante le insistenti richieste del Sindacato delle famiglie, l’Assessore Majorino non ha dato ancora alcuna risposta.

Nonostante il Forum abbia più volte chiesto di potersi incontrare con qualche rappresentante della Giunta Pisapia per decidere come proseguire il servizio, il silenzio assordante di Palazzo Marino ha fatto sì che il 15 febbraio la convenzione sia scaduta senza possibilità di rinnovo. Risulta poi strano che in un momento di tagli e vacche magre non si approfitti di un finanziamento statale per impiegarlo in servizi più che utili e rivolti direttamente alla cittadinanza. Poi, in tempi di fondi comunali anticrisi aperti a coppie di conviventi omosessuali, a discapito di famiglie con più figli e anziani a carico, questa scelta della Giunta appare ulteriormente discriminante. E come credere a Pisapia e a Majorino quando, di fronte all’ipotesi di istituire il registro delle unioni civili, dichiarano di non volere intraprendere guerre ideologiche contrapponendo nuove forme di convivenza alla famiglia tradizionale? Se al Comune non disponiamo di personalità politiche abbastanza avvedute dal capire che se non altro dal punto di vista tattico questa non è una delle migliori mosse politiche, che almeno abbiano la cortesia istituzionale di rispondere a due semplici domande: cosa ne facciamo di quei 150 utenti attualmente  in carico all’Informafamiglia? E se lo Stato non avanza richiesta di rendicontazione di finanziamenti vincolati, che fine fanno quei 174mila euro che avanzano?

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