INDAGINE/ Zecchi: il senso civico dei milanesi? Non è più quello di trent’anni fa

- int. Stefano Zecchi

Una indagine dell’istituto Ipsos fotografa cosa pensano i milanesi del senso civico dei propri concittadini. Un quadro piuttosto negativo che STEFANO ZECCHI commenta in questo modo

milano-R400
Una vista di Milano (Foto: Infophoto)

“Il senso civico dei milanesi 2011”: è il titolo di una indagine a cura di Ipsos presentata a Palazzo Marino dal presidente del Consiglio Comunale Manfredi Palmeri, dal consigliere comunale Carlo Montalbetti e dal Presidente di Ipsos Nando Pagnoncelli. Una indagine che vuole mostrare cosa pensano gli abitanti del capoluogo lombardo dei comportamenti dei loro concittadini, quali sono le lamentele, quale insomma il ritratto della loro città. I dati che emergono sembrerebbero indicare una corrispondenza con quanto esprimono più o meno gli italiani a livello nazionale. Il 66% dei milanesi ritiene infatti che i comportamenti ritenuti più negativi siano quelli relativi all’evasione fiscale (“Non dichiarare al fisco quello che si guadagna”), l’uso delle bustarelle per corrompere le autorità, ma anche l’abbandono dei rifiuti in un luogo pubblico così come l’assenza dal posto di lavoro per falsa malattia. Ma il 60% degli intervistati ritiene anche che Milano sia sempre di più una città chiusa in se stessa e sempre meno attenta al prossimo. Un quadro non proprio positivo dunque. IlSussidiario.net ha chiesto un parere al professor Stefano Zecchi, già assessore al comune di Milano. Secondo Zecchi “questi dati sembrano riflettere, specie per quel che riguarda il problema dell’evasione fiscale, il gran rumore mediatico che si è fatto su questo problema. Se n’è parlato così tanto che finisce poi per colpire l’immaginazione. In realtà i milanesi sono più preoccupati dei propri problemi”. Non è più la Milano con il cuore in mano di trent’anni fa, dice comunque Zecchi: “La presenza di persone provenienti da ogni angolo del mondo ha portato a una anonimità in cui ci si conosce sempre meno e che ha creato una diffidenza e una chiusura generalizzata”.

Professore, prima di conoscere questa indagine lei che idea aveva del senso civico dei milanesi?

Niente di diverso da quello che si può percepire a livello nazionale, quello che vivono tutti gli italiani.
Come dappertutto anche i milanesi patiscono i problemi legati alla loro sicurezza, al loro futuro e alla loro identità. Siamo in un momento di chiusura, non di apertura e quindi la chiusura è sempre un atteggiamento abbastanza negativo.

Che cosa comporta questo atteggiamento?

Parliamo di solipsismo che significa egoismo. Non credo comunque che a Milano dal punto di vista del senso civico si possa definire uno standard diverso da quello che si registra nelle altre grandi metropoli.

Sette milanesi su dieci dicono che il senso civico a Milano sia diminuito negli ultimi anni.

 Intanto vorrei sapere se questi sette milanesi sono milanesi davvero e non altro. L’immagine di Milano la città con il cuore in mano, la città generosa che si diceva una volta è una immagine di altri tempi quando a Milano c’erano i milanesi.

Vuol dire che l’immigrazione ha compromesso questa immagine?

No, non dico questo. Dico che quello che è successo nella città è quello che è successo in tutte le metropoli europee: una totale confusione di altri cittadini, non soltanto immigrati, ma gente che viene da altre città italiane o europee. Non un problema di immigrazione. L’identità civica milanese è completamente diversa da quella che conoscevo io trent’anni fa. Di conseguenza questo porta a una specie di anonimità in cui ci si conosce sempre meno e questo conoscersi sempre meno porta a una sorta di chiusura, di rifiuto delle alleanze.

E del fatto che il problema più sentito sia quello dell’evasione fiscale, cosa ne dice?

Mi sembra una problematica  molto legata alla comunicazione: se n’è parlato molto e allora diventa una cosa che colpisce l’immaginazione popolare.  I milanesi in realtà sono più preoccupati di se stessi e dei loro problemi personali. Sono persone che tendono a non aprirsi più agli altri, a condividere. Una volta, per dire una banalità, ci si incontrava a parlare sui pianerottoli delle case, adesso non si conosce più neanche chi abita di fronte a te.

Colpisce che nonostante il grande ottimismo popolare che aveva accompagnato solo pochi mesi fa l’elezione della nuova giunta, il quadro che i milanesi esprimono sia invece alquanto negativo.

In questo senso c’è un problema abbastanza significativo nell’amminsitrazione milanese.

Quale?

E’ una amministrazione che è salita al governo con furore popolare ricco di entusiasmo che era dato soprattutto dal mondo della sinistra che ha sostenuto l’elezione del sindaco. Però il dato che va sottolineato è che questa realtà politica non è presente nella giunta, è un dato abbastanza curioso che la base elettorale non sia presente dal punto di vista amministrativo e in ciò che incide nella gestione della città. Per cui non mi stupisce la delusione di cloro che avevano cantato e ballato sotto alle finestre del sindaco una volta eletto.

Altre realtà, come la Chiesa milanese, possono essere un punto di riferimento per sperare in un cambio di atteggiamento dei milanesi?

La Chiesa rimane sempre un punto di riferimento per il tipo di presenza capillare che ha nella città. Non deve qualcosa in più rispetto a quello che già fa, è una presenza costante per chi si affida alle sue forme di assistenza, di presenza educativa e di sostegno e in questo senso continua a farlo. Forse per cambiare la visione che i milanesi hanno della loro città ci vorrebbe una diversa spinta dal punto di vista politico e sociale che appunto adesso non c’è.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori