CASO BONI/ Gilberto Leuci: tangenti a Forza Italia e Lega Nord

In un interrogatorio del 9 novembre 2011, Gilberto Leuci, indagato nell’inchiesta sul giro di presunte tangenti che vede coinvolto anche Davide Boni, spiega il funzionamento del “sistema”

16.03.2012 - La Redazione
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Foto: InfoPhoto

In un interrogatorio del 9 novembre 2011, Gilberto Leuci, indagato nell’inchiesta sul giro di presunte tangenti che vede coinvolto anche Davide Boni, presidente del consiglio regionale della Lombardia, avrebbe spiegato il funzionamento di tutto il “sistema”: «Nel corso di un incontro che ho intrattenuto con l’amministratore delegato della Serenissima Sgr, lo stesso mi rappresentò che era a conoscenza del fatto che per montare affari immobiliari in Lombardia era necessario fare un passaggio da Boni e da Ghezzi, i quali dirigevano l’imprenditore verso il sottoscritto e da Ugliola. Personalmente non ho mai consegnato denaro a Boni o a Ghezzi, in quanto tali incombenze sono state gestite da Ugliola», avrebbe detto Leuci, aggiungendo che le operazioni da lui montate «a Cassano, sulle quali ho percepito denaro dagli imprenditori, denaro che ho girato a Michele Ugliola trattenendo la mia parte, sono circa dodici. Posso quantificare in circa un milione e mezzo di euro la somma che io ho ritirato dagli imprenditori per le predette operazioni. Io e Ugliola trattenevamo generalmente tra un quarto e un terzo delle somme ricevute valutando la quota trattenuta caso per caso». Leuci avrebbe inoltre fatto mettere a verbale che «i soldi per la politica dovevano essere destinati pro quota ai partiti che reggevano la giunta Cassanese, in particolare Forza Italia e Lega Nord». Ecco poi, sempre secondo Leuci, come avveniva la spartizione delle presunte tangenti: «La quota da destinare ai politici, di circa due terzi della somma percepita, era gestita completamente da Ugliola, il quale si occupava di recapitarla ai politici». Inoltre, Leuci afferma non saper «indicare un esponente politico preciso per quanto riguarda Forza Italia, mentre posso indicare Boni e Ghezzi come politici di livello più alto, con cui aveva stretti rapporti Ugliola, da cui avevamo copertura». Davide Boni si è sempre dichiarato estraneo alla vicenda e nei giorni scorsi ha fatto sapere di non avere intenzione di dimettersi, scrivendo una lettera ai colleghi e ai rappresentanti delle istituzioni regionali nella quale respinge tutte le accuse che gli sono state rivolte. 

«Intendo proseguire su questa strada, dal momento che nessuna delle accuse che mi vengono rivolte può avere la minima influenza sul ruolo di rappresentanza che attualmente esercito», ha scritto Boni. Ha invece lasciato l’incarico Dario Ghezzi, il capo della segreteria del presidente del Consiglio regionale della Lombardia.   

 

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