LETTERA/ Caro Bossi, così la tua vicenda “educa” anche me

- Aldo Brandirali

Un animale politico con l’istinto per il potere, o un uomo politico che fa del suo impegno una alta forma di cultura? Per ALDO BRANDIRALI è questo il bivio etico a cui porta la vicenda Bossi

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Foto Infophoto

Carissimo Umberto Bossi, quello che ti accade è umano e ci muove alla comprensione dei limiti di ogni potere umano. I tuoi figli, viziati dal modo facile con cui tu hai avuto potere, si sono fatti la vita facile.

Anch’io ho due figli, e in certi momenti avrei potuto raccomandarli o piazzarli in qualche zona di potere, ma non l’ho fatto, la mia etica mi impediva di farlo. Questo non mi leva dal conto dei peccatori, potrei ricordare i miei tempi di estremismo e la tendenza alla violenza. Dunque non sarò da nessuna altra parte politica che si legittima nell’accusarti di malapolitica.

Ma un’etica deve esistere in ognuno, e dunque anche in chi fa politica. Lo spessore etico nel fare politica si vede nella persona che gioca tutto il proprio impegno per realizzare qualcuno degli obiettivi che si propone. Tu proponevi la causa del Nord, ovvero la causa di chi è stanco di lavorare per pagare i costi di tutto il Paese. Questo tuo obiettivo è stato una furbata, ti sei messo dentro una contraddizione per ottenere che una parte del Paese ti sostenesse. Tutti ti hanno dato la patente di grande animale politico, con un istinto potente, capace di darti un pezzo del potere.

Ma l’Italia è un Paese che deve produrre la sua unità, perché solo in tal modo diventa soggetto positivo nel contesto mondiale. La contraddizione da te agitata ci ha indebolito come nazione, tu hai avuto potere, ma il Paese è andato indietro.

Questa critica io l’ho fatta sempre. Pur facendo parte della tua area di alleanza maggioritaria, dovevo dire che tu eri un alleato negativo. Questo mi ha fatto guadagnare il contrario di quello che hai guadagnato tu, io sono stato emarginato, dunque non ho la patente di animale politico.

Ma io non accetto la logica dell’animale politico, ovvero dell’istinto al potere.

La vita pubblica ha bisogno di uomini che fanno politica come espressione più alta della cultura. Ovvero che mettono in campo uno sguardo largo su tutto e tutti, e si mettono nella condizione di unire, di comporre la complessità, dunque di produrre l’autorevolezza necessaria per fare le riforme necessarie.

Tu hai contribuito a fare di Berlusconi uno che pratica la strada breve per il potere. Noi lo abbiamo sostenuto perché da imprenditore aveva mostrato una personalità complessa, ricca di senso della libertà e di impegno a fare, legato alla concretezza. Ma questi caratteri di Berlusconi non si sono maturati nella sua esperienza politica, non sono diventati azione complessa per unire il Paese. Ci sono tracce di un apporto culturale che oggi si ritrovano in diversi dirigenti del PdL. Ma bisogna che la tua vicenda diventi una lezione per questi dirigenti.

La strada breve per il potere, fatta di sfruttamento dei contrasti, costruisce sulla sabbia. Non a caso Berlusconi ha dovuto dimettersi per dare un mandato a un governo tecnico. Il Paese aveva bisogno di prendere delle decisioni, ma nessuna parte politica aveva l’autorevolezza necessaria per prendere tali decisioni.

Ora è tempo di costruire un progetto maggioritario che riporti solidità e autorevolezza nella vita pubblica. Bisogna avere il senso della progettualità, e proporlo alle parti politiche che ora sono in conflitto ma che potrebbero trovare una progetto comune.

Esiste gente con tale apertura mentale oggi nella politica italiana? La grande coalizione che governa la Germania da parecchi anni ha fatto guadagnare a quel Paese una grande capacità di iniziativa. Perché non citare l’esempio?

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