CASO LEGA/ Pillitteri: Penati e Bossi jr? La politica faccia a meno della magistratura

- int. Paolo Pillitteri

La Lega non è riuscita a mantenere, dice PAOLO PILLITTERI, ciò che aveva promesso ai suoi elettori. Non è comunque l’unica a deludere

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Foto Infophoto

Il terremoto che ha sconvolto la Lega con le dimissioni prima di Umberto Bossi e poi, del figlio Renzo ha aperto possibilità di cambi nelle fila degli assessori regionali, alcuni dei quali molti vicini al Senatur. L’assessore alla salute Luciano Bresciani, l’ assessore allo sport e aiutante di Renzo Bossi durante la sua campagna elettorale, Monica Rizzi e il consigliere del Carroccio, Stefano Galli. La tempesta, però, rompe gli argini dei confini di via Bellerio e approda a Palazzo Marino. L’assessore alla cultura, Stefano Boeri, loda la linea del Carroccio per le dimissioni, seppur in assenza di indagati. Un esempio, secondo Boeri, che dovrebbero seguire i consiglieri regionali Boni e, soprattutto Penati del Pd, entrambi indagati. Abbiamo parlato della crisi della Lega con l’ex sindaco di Milano, Paolo Pillitteri.

Pillitteri, dimettersi, anche se non indagati è stata la soluzione più corretta?

In genere sì, anche perché si tolgono argomenti ad eventuali avversari e, da una posizione diversa, è più semplice difendersi. Il problema, però, non sono le dimissioni ma è molto più ampio. E’ un sintomo di una crisi politica. La Lega è al termine di una lunga parabola che non sta significare che abbia fatto il suo tempo ma che ha sprecato molte occasioni.

Quali?

Seppur stando al governo non è comunque riuscita a portare a termine quello che aveva promesso: la Devolution e la Riforma del Federalismo, così come erano state concepite agli inizi. In genere, in politica, paga chi non riesce a fare ciò che aveva promesso. Ora si trova in un empasse che coinvolge tutta la politica.

La Lega si era presentata come un movimento diverso dagli altri partiti e che, anzi, si prefiggeva di eliminare le storture di un sistema politico basato su tangenti e favori.

Si era presentata come un partito nuovo e nei primissimi tempi aveva mantenuto questa linea. Poi aveva cominciato a governare prima le piccole realtà, poi i comuni più grandi e poi è salita al Governo. Come si fa ad essere diversi? Non si è più diversi ma si è come tutti gli altri e devi avere una proposta politica forte per restare a galla. Peccato che sia venuta meno nel corso degli anni. Non ha più accontentato la sua base, i suoi elettori.

Qual è secondo lei il futuro politico della Lega a Milano?

L’avvenire della Lega è parecchio difficile ma non impossibile. Questa crisi, come ho detto prima, è una malattia per tutto il sistema della politica italiana e, non a caso, al Governo per ora ci sono solo tecnici.

Ci sono soluzioni per uscire da questa situazione di stallo?

Per prima cosa, sarebbe utile per il sistema dei partiti cambiare il sistema elettorale e poi, iniziare a fare delle riforme vere.

Chi vedrebbe al vertice di via Bellerio?

Mi sembra che Maroni sia il favorito. Ma non sarà facile nemmeno per lui perché si troverebbe di fronte a difficoltà notevoli. L’assenza di Bossi, a mio parere, provocherà divisioni all’interno del partito: sino ad ora era stato lui a tenere in vita un movimento litigioso e diviso per regioni e agitato da correnti differenti.

Dall’altra sponda, Boeri, propone riflessioni sulle dimissioni all’interno della Lega e chiede a Boni e al suo compagno di partito, Penati, entrambi inquisiti di fare un passo indietro.

La proposta lascia il tempo che trova: mi sembra davvero un po’ tardi. Le vicende di Boni e Penati non sono questioni venute alla luce oggi. Personalmente, sono a favore di una politica che si autoriformi e che non aspetti la sempre la scure della magistratura.

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