GALLERIA/ 2. I commercianti: no a un “salotto delle griffe” per soli ricchi

Differenziare gli affitti per i negozi nella Galleria, in modo da permettere a tutti i settori merceologici di essere presenti al suo interno. E’ la proposta di SIMONPAOLO BUONGIARDINO

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La Galleria Vittorio Emanuele

Differenziare gli affitti per le attività commerciali nella Galleria Vittorio Emanuele, in modo da permettere a tutti i settori merceologici di essere presenti nel salotto buono di Milano. E’ la proposta dell’Unione del commercio, illustrata a Ilsussidiario.net dal suo vicepresidente Simonpaolo Buongiardino, che si contrappone con vigore al progetto dell’imprenditore Santo Versace, secondo cui andrebbero privilegiati i marchi più rinomati. Un dibattito acceso, quello sul futuro della Galleria, nei cui confronti la giunta Pisapia non ha ancora preso una posizione ufficiale, al contrario di Letizia Moratti che si era detta favorevole alla proposta dei commercianti. Ora però a fare la differenza potrebbe essere l’appartenenza politica dell’assessore al Bilancio, Bruno Tabacci, che milita in Alleanza per l’Italia proprio come l’onorevole Versace, presidente di Altagamma che ha presentato una proposta alternativa a quella dell’Unione del commercio.

Buongiardino, come valuta la proposta per la Galleria presentata da Altagamma?

La nostra è una posizione molto critica, perché non riteniamo che il salotto di Milano, la Galleria, debba diventare una specie di ghetto per ricchi dedicato esclusivamente alla moda. Anche perché tra via della Spiga e via Montenapoleone sono già rappresentate tutte le firme dell’abbigliamento. L’Unione del commercio è convinta che al contrario la Galleria debba richiamarsi alla storia di Milano, in quanto rappresenta il biglietto da visita della città e, oltre che da un punto di vista architettonico, lo deve essere anche per le attività commerciali che ospita. Il compito della Galleria è quello di diventare una vetrina dei diversi settori merceologici milanesi. E’ questa l’idea che l’Unione del commercio aveva lanciato alcuni anni fa con l’amministrazione precedente, concependo una fondazione in modo da svincolare la Galleria dagli aspetti più esclusivamente economici, in base ai quali chi ha più soldi può entrarvi e chi ne ha di meno no. Il nostro obiettivo è quello di salvaguardare alcune categorie merceologiche che non hanno grandi margini di guadagno, ma che invece è giusto che siano presenti.

Ma in Altagamma ci sono anche società come Illy Caffè, Ferrari F.lli Lunelli, Biondi Santi FIBS e il Gruppo Moretti, che non c’entrano nulla con la moda …

In Altagamma ci sono solo la moda e tutto ciò che ruota attorno a essa, come i marchi d’élite che lei ha citato. Non credo proprio invece che ci siano un fiorista o una libreria, che sono però delle attività che devono essere presenti in quell’area di Milano. La nostra città è grande perché ha una varietà impressionante di settori merceologici, è importante dal punto di vista dello shopping, perché mette in vetrina se stessa con le proprie merceologie. La moda e il lusso sono dunque una di queste componenti, ma non l’unica. Le griffe godono già di una delle zone di Milano che è quasi totalmente di loro pertinenza. Non si vede quindi perché anche la Galleria debba appartenere a questo mondo.

 

Con i problemi di bilancio del Comune di Milano e le tasse che gravano sui cittadini, non è il caso di considerare anche il profitto come uno dei parametri quando si tratta di decidere a chi affittare la Galleria?

 

No. In linea generale è giusto che il Comune metta a reddito al maggior prezzo le sue proprietà. La Galleria però è una cosa diversa, ha già affitti piuttosto elevati, che negli ultimi anni sono tra l’altro aumentati, e ritengo che debba esserci una giusta via di mezzo. L’idea della nostra fondazione permetterebbe di fare pagare in modo differenziato, di più ad alcune categorie merceologiche e di meno ad altre, in modo che possano rimanere nel salotto buono di Milano che deve essere vario e non monotematico.

 

Considerato però l’elevato numero di commercianti che desiderano entrare in galleria, attraverso quali criteri si può decidere quali ammettere?

Attraverso il criterio della massima rappresentatività delle categorie merceologiche. Secondo questo piano, la scelta deve dipendere da un gruppo che decida di comune accordo insieme all’amministrazione comunale e alle organizzazioni dei commercianti.

 

Per quale motivo la giunta Moratti non ha mai trasformato il vostro progetto in delibera?

 

Perché non c’è mai stato il tempo per portarlo avanti e si è quindi arenato. Tanto più che l’attuale giunta Pisapia sembrerebbe non avere l’intenzione di prenderlo in considerazione, almeno a giudicare dall’interesse che ha mostrato per la proposta di Altagamma. Ogni volta però che si è discusso delle problematiche relative alla Galleria, noi abbiamo più volte fatto presente che la nostra linea era quella di andare avanti con il nostro progetto.

 

(Pietro Vernizzi)

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