LOMBARDIA/ Fondi neri dalla fondazione Maugeri: sei arresti

- La Redazione

L’ex assessore regionale alla Sanità lombarda, Antonio Simone, e altre 5 persone sono state arrestate dalla Gdf nell’ambito dell’inchiesta su fondi neri distratti dalla fondazione Maugeri

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L'Ospedale San Raffaele (InfoPhoto)

L’ex assessore regionale alla Sanità in Lombardia, Antonio Simone, e altre cinque persone sono state arrestate dalla Guardia di Finanza nella giornata di oggi nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano riguardante la creazione di fondi neri da parte della fondazione Maugeri, che in Lombardia si occupa di riabilitazione sanitaria, da cui sarebbero stati distratti circa 56 milioni di euro. Oltre all’ex assessore Simone, le manette sono scattate ai polsi anche di Costantino Passerino, direttore amministrativo della fondazione Maugeri, il commercialista Claudio Massimo, il consulente Gianfranco Mozzali e Pierangelo Daccò, già in stato di detenzione nell’ambito dell’inchiesta sul San Raffaele. Per il presidente dell’omonima fondazione, Roberto Maugeri, sono invece stati decisi gli arresti domiciliari. I reati contestati a seguito dell’inchiesta della procura di Milano vanno dall’appropriazione indebita pluriaggravata, frode fiscale, associazione a delinquere aggravata dal carattere transnazionale e finalizzata al riciclaggio fino all’emissione di fatture per operazioni inesistenti. I magistrati milanesi che hanno chiesto le ordinanze di custodia cautelare sono Laura Pedio e Luigi Orsi, gli stessi titolari dell’inchiesta riguardante il dissesto finanziario del  San Raffaele. In questo caso sembra che una somma di denaro pari a circa 56 milioni di euro sia stata distratta dalla fondazione Maugeri e fatta arrivare a Daccò e Simone attraverso diversi fondi neri.  Fonti della Procura di Milano fanno intanto sapere che Umberto Maugeri, il presidente dell’omonima fondazione coinvolto in questo nuovo scandalo, si trova all’estero e per questo risulta non reperibile, quindi non si è ancora messo a disposizione degli inquirenti. A quanto sembra, in base alle analisi contabili condotte dalla polizia giudiziaria, tutti i personaggi coinvolti in questo scandalo sono accusati di associazione a delinquere, mentre Pierangelo Daccò e Antonio Simone sono rispettivamente accusati anche di appropriazione indebita e intestazione fittizia di beni, e di riciclaggio.

 A rivelare il nuovo scandalo è un’inchiesta del settimanale L’Espresso, in edicola oggi, portata avanti da Paolo Biondani.



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