PIANO DI ZONA/ A chi giova “abolire” la sussidiarieta’?

- La Redazione

ALESSANDRO BRAMATI torna sul tema riguardante il Piano di Zona del Comune di Milano, dopo il primo articolo di Federico Illuzzi, concentrandosi in particolare su due punti di attenzione

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Foto: InfoPhoto

Ho letto con interesse l’articolo a firma Illuzzi, amico e collega, sul tema del Piano di Zona del Comune di Milano. Nel condividerne lo spirito vorrei concentrarmi sui due punti di attenzione che vengono richiamati nel citato articolo: 1) tavoli di discussione aperti 2) funzione sussidiaria della Pubblica Amministrazione.

Da subito una considerazione: nello scenario politico attuale, sia a destra che a sinistra passando per il centro, il principio della sussidiarietà è un tema trasversale usato ed abusato più come forma giustificativa di scelte discutibili che come faro illuminante delle decisioni da prendere. Nel Consiglio di Zona 5 già dalla metà del 2009 è stato istituito un Tavolo Sociale che si è proposto da subito come contesto aperto alla partecipazione attiva di tutte le realtà operanti sul territorio, insieme all’Istituzione Consiglio di Zona.

Un percorso che mettendo insieme Istituzione e privato sociale di diversa mission (mondo della cooperazione sociale e realtà di puro volontariato), ispirazione e dimensione ha dovuto inizialmente superare eccessi di particolarismo, sospetti e rapporti utilitaristici da una parte e dell’altra. Superamento reso possibile solo dalla consapevolezza resa con chiarezza del ruolo di ciascuno dei soggetti coinvolti: l’Istituzione quale parte di indirizzo (intercettando i bisogni del territorio), garanzia (perché fosse possibile una risposta ai bisogni emersi), valorizzazione ed il Terzo Settore quale parte attiva, propositiva e di risposta ai bisogni incontrati.

In questi anni il lavoro ha prodotto un nuovo modo di progettare gli interventi sul territorio, creato nuove,  solide e reali sinergie e soprattutto reso possibile un decentramento, attraverso il Consiglio di Zona, che testimonia tutta la positività di una sussidiarietà di tipo verticale che rifugge la concezione di Istituzioni gestite come centri di potere e gli restituisce tutta la funzione di realizzazione nell’interesse del bene comune.

Un percorso che in questi anni ha prodotto dei risultati concreti quali l’assegnazione di fondi della legge regionale 23 che nella sola zona 5 sono stati circa del 35% di quelli assegnati alla città di Milano, progetti classificatisi ai primi posti in graduatoria sul bando della legge 285, apprezzamenti e riconoscimenti per le modalità di lavoro con sostegni economici a grossi progetti di coesione ed inclusione sociale da parte delle Fondazioni.

Un percorso che ci porta oggi alla revisione del Piano di Zona, per il quale posso dire che il contributo che la Zona 5 darà è frutto di una vera partecipazione e non di una enunciazione formale e di parte quale abbiamo assistito dall’insediamento della nuova giunta milanese.

Tutto questo, per me, è stato originato dall’accettazione di una sfida che è propria della politica, anche all’interno di un Consiglio di Zona. Una sfida che oggi rilancio prendendo sul serio le dichiarazioni dell’Assessore Benelli (Area metropolitana, Decentramento, Municipalità) agli Stati Generali del Welfare dello scorso dicembre che affermava di volere sperimentare su una zona di Milano il decentramento di funzioni amministrative e gestionali inerenti i servizi alla persona. Parta dalla zona 5 perché su questo troverà da chi era ieri al governo ed oggi all’opposizione un contributo costruttivo. Un altro punto di verifica sarà come nel nuovo welfare il Comune di Milano organizzerà i servizi gestiti direttamente. Lì si vedrà se la sussidiarietà è intesa come supplenza ad una mancanza dell’Ente Pubblico e se riscopre la sua vera origine di governo, controllo e valorizzazione delle risposte dal “basso”.

 

(Bramati Alessandro, Capogruppo PDL Consiglio di Zona 5)

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