COLONNE DI SAN LORENZO/ Zenoni (architetto): la movida selvaggia? E’ colpa del degrado urbanistico

- int. Gianni Zenoni

Per GIANNI ZENONI, “il degrado alle Colonne di San Lorenzo si inserisce in una situazione di disordine urbanistico, con case e cantieri abbandonati che favoriscono la movida selvaggia”

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Movida alle Colonne di San Lorenzo

Le case diroccate e i cantieri abbandonati intorno alle Colonne di San Lorenzo creano un degrado urbanistico che è la vera causa delle situazioni di illegalità che caratterizzano la movida in piazza Vetra. Ne è convinto l’architetto Gianni Zenoni, che interviene sul dibattito sui problemi di San Lorenzo aperto su Ilsussidiario.net dal sociologo Maurizio Ambrosini. Il professore dell’Università degli Studi di Milano aveva sottolineato: “Già oggi a Milano esistono diversi punti di socialità: i Navigli o l’Arco della Pace. Animare altri spazi avrebbe funzioni positive: ad esempio, decentrare pezzi di movida in quartieri oggi considerati a rischio sarebbe un modo per decongestionare certi spazi e ravvivarne e nobilitarne altri. Si pensi alla trasformazione che subirebbero Via Padova o Gratosoglio”.

Architetto Zenoni, qual è la situazione urbanistica della zona intorno alle Colonne di San Lorenzo?

Innanzitutto, il Comune di Milano possiede una serie di organismi dedicati al disegno della città, tra cui ben tre assessorati: allo Sviluppo del territorio; all’Arredo, decoro urbano e verde; alla Cultura. Esistono quindi decine di persone che nella nostra città dovrebbero aprire gli occhi e chiedersi come abbiano fatto a non accorgersi finora che davanti a San Lorenzo e in via Pioppette c’è un cantiere abbandonato, recintato alla bell’e meglio, con le erbacce all’interno. In questa città c’è quindi qualcuno che non vede, al punto che è difficile trovare delle rovine così brutte vicino a monumenti così belli. L’ultima volta che l’amministrazione ha tentato di risolvere il problema è stato nel lontano 1970, quando ha realizzato un progetto documentato ancora da un plastico nella sede di via Pirelli 39. Se quel piano particolareggiato fosse stato realizzato, tutto sarebbe stato ricostruito eliminando le rovine della seconda guerra mondiale. La fase operativa si è però bloccata senza apparenti spiegazioni, nonostante l’amministrazione avesse preso dei contatti con le varie proprietà esprimendo loro la sua volontà.

Di chi è stata quindi la responsabilità di questa situazione di degrado?

Gli uffici comunali avevano il compito di intervenire, in quanto esistono leggi che regolano l’applicazione dei piani particolareggiati, prevedendo tra l’altro anche degli espropri forzati. E’ mancata però la volontà politica, e soprattutto quella delle personalità che avrebbero dovuto comunque valutare l’aspetto dell’estetica urbana. Le stesse leggi sovrappongono però degli ostacoli, in quanto per costruire in queste zone occorrono il parere della Sovrintendenza e la bonifica del terreno, che rendono l’intervento inaccessibile dal punto di vista pratico. La bonifica è estremamente costosa, mentre gli interventi necessari nella zona sono di piccole proporzioni. La Sovrintendenza del resto blocca spesso i lavori, come è avvenuto per il parcheggio di fronte a Sant’Ambrogio. Gli operatori edilizi hanno rinunciato quindi anche perché scoraggiati da questa serie di fattori.

 

In che modo sarebbe possibile risolvere il problema?

 

Quando è stato presentato il Pgt, ho proposto un’osservazione sostenendo che per queste costruzioni attorno a San Lorenzo e in via Torino sarebbe necessario un piano ad hoc, con regole e deroghe specifiche senza cui sarebbe stato impossibile uscire dal degrado edilizio.

 

Ma il vero problema di San Lorenzo non è la movida sregolata?

Le due cose sono strettamente interconnesse. In un’intervista pubblicata su Ilsussidiario.net, il sociologo Maurizio Ambrosini ha denunciato il degrado umano presente a Milano. Ciò che desidero sottolineare è che queste situazioni si inseriscono sempre in un degrado urbanistico. Lungo i Navigli per esempio non ci sono case bombardate, sono state tutte ristrutturate, non ci sono cantieri bui o luoghi ambigui, e la conseguenza è che la movida è pacifica e ordinata. Alle Colonne di San Lorenzo ci sono invece frequentazioni ben diverse, e la causa è anche urbanistica.

 

Perché è così convinto del fatto che un risanamento urbanistico cambierebbe anche il volto della movida?

 

La storia lo insegna. Per esempio il quartiere Pré di Genova, dove si trovava l’angiporto, in passato è arrivato a livelli di degrado insostenibili per l’abbandono degli edifici. Gradualmente, anche sotto la spinta di Renzo Piano, si è portato avanti un recupero di costruzioni e piani terra. La conseguenza è stata quella di allontanare la malavita e fare rinascere il quartiere.

 

(Pietro Vernizzi)

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