SANITA’/ Nuti (Sant’Anna): il problema non è il privato ma chi lo governa

- int. Sabina Nuti

IlSussidiario.net continua a contattare diversi esperti e personaggi di nota fama all’interno dell’ambito della Sanità per tornare sulla situazione lombarda. Le parole di SABINA NUTI

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Prosegue il cammino de IlSussidiario.net tra i diversi aspetti dei Sistemi Sanitari Regionali. Dopo l’intervento del professor Walter Ricciardi (leggi qui l’intervista), Direttore dell’Istituto di Igiene e all’Università Cattolica di Roma, abbiamo chiesto un commento anche a Sabina Nuti, Responsabile del Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Responsabile scientifico del Sistema di Valutazione della Performance delle Aziende Sanitarie di molte Regioni italiane di analizzare alcuni aspetti del modello lombardo di gestione del Sistema Sanitario Regionale, in particolare la gestione del rapporto pubblico-privato in termini di sostenibilità economica e servizi al cittadino.

Professoressa, ci spiega in cosa consiste il Sistema di Valutazione di cui è responsabile. Che quadro complessivo ne emerge?

Il Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’Anna che dirigo ha realizzato nel corso del 2008 e del 2009 per il Ministero della Salute un primo lavoro di valutazione basato su 34 indicatori, per poi mettere a confronto i risultati ottenuti dalle diverse regioni italiane. Da questo primo lavoro risulta chiaro che esiste una grandissima variabilità di risultati non solo tra le regioni, ma anche all’interno di ognuna di queste. Quindi anche regioni d’eccellenza, tra cui possiamo inserire anche la Lombardia, al loro interno presentano realtà molto diversificate, con punti di forza e punti di debolezza.

Nel dettaglio come giudica il modello sanitario lombardo?

Il modello del Sistema Sanitario lombardo è unico in Italia, e consiste nella separazione tra Sanità territoriale e l’attività ospedaliera. Ha certamente i suoi vantaggi, ma anche dei limiti, riscontrabili nella poca presenza di servizi territoriali.

A suo giudizio, quanto un modello incide realmente sul funzionamento di un Sistema Sanitario?

La Regione Lombardia ha puntato a suo tempo su una logica competitiva, su un modello al cui interno potevano competere pubblico e privato. Il primo garante di questo sistema competitivo è il cittadino stesso, che mediante il suo diritto di scelta può in qualche modo garantire una migliore qualità del servizio, visto che le strutture tentano di assicurarsi la sua scelta.

Come è cambiato nel tempo questo sistema?

La Regione Lombardia ha introdotto una serie di meccanismi correttivi al mercato della Sanità onde evitare fenomeni di inappropriatezza e per produrre solo ciò che è necessario al cittadino mediante meccanismi di forte controllo e di governo delle tariffe, introducendo anche metodi di valutazione su tutte le strutture ospedaliere della Regione.

Quindi quale può essere il giudizio globale sulla Sanità lombarda?

In Lombardia esistono delle strutture eccellenti e nel panorama italiano rientra senza dubbio tra quelle Regioni con il Sistema Sanitario più adeguato. Soprattutto nell’ambito di alcune prestazioni ospedaliere, risulta una delle regioni che offre performance migliori, grazie anche ai volumi di prestazioni erogate.

Cosa pensa in sintesi del coinvolgimento del privato all’interno di un Sistema Sanitario regionale? 

La vera problematica non è avere o meno il privato, ma bisogna considerare soprattutto la capacità con cui si governa. La Lombardia, come anche il Lazio, ha aperto a molti soggetti privati, ma mettendo a confronto i risultati delle due regioni ci rendiamo conto che il problema non è la presenza o meno del privato, ma la capacità di governance che la regione ha del sistema, in cui è necessario chiedere al privato di contribuire alla salute pubblica per quanto può dare e per quanto è giusto che dia.

(Claudio Perlini)



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