SANITA’/ Cannatelli (Niguarda): altro che privato, i gioielli di Formigoni sono gli ospedali pubblici

Per PASQUALE CANNATELLI, “la sanità lombarda è sinonimo di maggiore efficienza degli ospedali pubblici grazie alla concorrenza con le strutture private e abbattimento delle liste d’attesa”

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L'Ospedale Niguarda

“La sanità lombarda è sinonimo di miglioramento della qualità del servizio negli ospedali pubblici grazie alla concorrenza con le strutture private, abbattimento delle liste d’attesa e creazione di reti in grado di assistere il malato cronico anche dopo le sue dimissioni. La gestione della Regione ha consentito alla sanità di compiere enormi passi avanti. Lo documenta anche il fatto che per quanto riguarda le patologie complesse la Lombardia è un punto di riferimento per i pazienti di tutta Italia”. Ad affermarlo è il professor Pasquale Cannatelli, direttore generale dell’Ospedale Niguarda, una delle strutture di eccellenza della sanità lombarda che non a caso offre ogni anno il 12% delle sue prestazioni a residenti provenienti da altre regioni.

Cannatelli, qual è stato in questi anni il ruolo esercitato dal Pirellone nei confronti degli ospedali lombardi?

La Regione Lombardia ha creato un sistema che con il tempo ha portato a un miglioramento globale del servizio per i cittadini. Il fatto di avere coinvolto il privato accreditato attraverso un controllo dell’erogazione del servizio, ha fornito un impulso anche per un miglioramento delle strutture pubbliche. In precedenza, la situazione di monopolio di cui godevano queste ultime non le spingeva a incrementare la qualità e l’efficienza del servizio. Il fatto di doversi confrontare con altre strutture che garantivano efficienza e qualità nell’accoglienza e nella cura, ha fatto compiere notevoli passi avanti anche alla sanità pubblica.

Tra le linee guida dell’operato della giunta Formigoni, c’è stata anche la tendenza a creare dei percorsi di rete tra le strutture sanitarie. Una caratteristica positiva o negativa?

Si tratta di un aspetto decisamente positivo, in quanto Regione Lombardia ha incoraggiato gli ospedali a occuparsi non solo della fase acuta della malattia, ma anche dell’intero percorso di cura e di accompagnamento di soggetti con malattie croniche o degenerative, anche dopo le loro dimissioni, con la riabilitazione e l’assistenza domiciliare. I diversi ospedali sono stati coinvolti nelle reti di patologia, come quella oncologica, ematologica e per l’emergenza/urgenza. Ciascuna azienda ospedaliera è stata quindi messa a sistema, in modo che si confrontasse rispetto alle linee guida sull’offerta e la qualità di cura rivolta ai cittadini.

In che modo si è lavorato per il miglioramento della qualità dell’accoglienza nelle strutture sanitarie pubbliche?

Da questo punto di vista sono stati compiuti enormi passi avanti. E ciò non soltanto attraverso la riqualificazione strutturale, basti pensare agli investimenti per gli ospedali di Niguarda, Bergamo, Varese, Legnano, Lecco o Como. E’ stato decisivo anche l’abbattimento delle liste d’attesa e la riorganizzazione del pronto soccorso, in modo che il paziente possa essere immediatamente preso in carico. La Regione Lombardia anche in questo caso ha dimostrato un’intelligenza non comune, in quanto non si è puntato soltanto sull’erogazione delle prestazioni, ma anche su una valutazione dell’urgenza. L’accesso al pronto soccorso è stato per esempio regolato dai diversi bollini. Anche questa è una modalità attraverso la quale si è voluti essere attenti alle esigenze e al bisogno del cittadino.

 

Nel corso dei 17 anni di mandato di Roberto Formigoni, l’efficienza della sanità è aumentata o diminuita?

 

La Regione ha avviato un confronto rispetto sia all’efficienza, sia ai margini di miglioramento nel processo organizzativo della cura in una fase di riduzione delle risorse. Oggi si sta guardando con attenzione a un’efficientizzazione del sistema, che va nella direzione di un miglioramento non solo dell’erogazione di prestazioni, ma anche di modalità che permettano delle economie di scala riducendo i costi.

 

Quale ruolo riveste la sanità lombarda per i pazienti di altre regioni?

Soprattutto per quanto riguarda le patologie complesse, la Lombardia è ancora un punto di riferimento per tutta Italia. L’Ospedale Niguarda realizza il 12% delle sue prestazioni per cittadini provenienti da altre regioni. Quando sono necessari un trapianto, una terapia oncologica o un’operazione per malattie particolarmente difficili da curare, i pazienti delle regioni del Centro Sud o di regioni confinanti con la Lombardia scelgono le nostre strutture. Questo documenta un’offerta da parte del sistema pubblico e privato accreditato che rappresenta un’eccellenza e che ci permette di confrontarci con il resto dell’Europa e del mondo.

 

Qual è il bilancio nella formazione degli operatori sanitari?

 

Regione Lombardia non solo ha messo in piedi un sistema di formazione e di valorizzazione del personale per gli operatori del sistema lombardo, ma rappresenta un punto di riferimento anche per altre regioni e nazioni.

 

Fino a che punto i controlli della Regione nei confronti dei singoli ospedali sono accurati ed efficaci?

 

I controlli delle prestazioni erogate in Lombardia esistono dal 2000. Negli ultimi anni l’attenzione nel realizzare i controlli è aumentata e quei fenomeni di opportunismo, che nel privato magari sono stati maggiori, ma che potevano esserci anche nel pubblico, sono stati via via verificati e laddove necessario si è intervenuti. E questo a differenza di altre regioni, dove non avviene nessun controllo per quanto riguarda la qualità dell’erogazione e delle prestazioni.

 

(Pietro Vernizzi)

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