LEGA NORD/ Il ’92 “al contrario” di Bossi e co.

- Gianluigi Da Rold

Un’inchiesta giudiziaria sconvolge la Lega Nord. Piovono accuse pesantissime sul tesoriere Francesco Belsito e su Umberto Bossi. L’analisi di GIANLUIGI DA ROLD

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I flash che arrivano da Roma e le notizie di agenzia che vengono ribattute in continuazione scuotono la Lega Nord, il partito diventato di massa nel 1992, alla vigilia della caduta della “prima repubblica” e che, trasversalmente, ha completamente rivoltato la politica italiana, arrivando a imporre una “questione settentrionale” al posto della storica “questione meridionale” e rompendo equilibri storici nella politica italiana. Che adesso saltino fuori indagini su presunti collegamenti con la ‘ndrangheta, su presunti reati di riciclaggio e persino di traffico d’armi è una questione che assomiglia a una sorta di micidiale uppercut.

In questo momento, si parla di un Umberto Bossi letteralmente prostrato da questa vicenda. Il suo luogotenenete storico, ma anche il pretendente alla successione del senatùr, Roberto Maroni, nello stesso momento in cui scattava l’operazione di via Bellerio era all’Università Cattolica di Milano per un incontro con degli studenti. Ufficialmente ha detto: “È ora che Belsito faccia un passo indietro”. Poi: “Cogliamo l’occasione per fare un po’ di pulizia”. Delle dichiarazioni quasi diplomatiche, rispetto ai commenti di un maroniano di ferro, che vuole restare anonimo: “Se non lo cacciamo via, facciamo la fine del Psi”.

Il problema è che sull’“opacità del bilancio” della Lega, di cui parlano anche le carte delle procure, ci sono indizi che ricalcano una serie di iniziative economiche e finanziarie che non hanno mai avuto successo. Si può partire dal villaggio turistico in Slovenia, passare per la banca leghista (dove entra in ballo persino Gianpiero Fiorani e la Lega ha quasi un “innamoramento” per il Governatore di Bankitalia dell’epoca, Antonio Fazio) e arrivare ai “salti mortali” fatti per la sede, il giornale, la televisione, la radio. C’è qualcuno che ha parlato di vendita dello stesso “logo” della Lega, quello che era intestato a Bossi, a sua moglie e al vecchio amico, il senatore Giuseppe Leoni.

Ora chissà tutto quanto dove è andato a finire. Poi gli investimenti in Tanzania devono essere stati un fatto insopportabile per qualche leghista. Il tutto infatti parte dall’esposto di un leghista, fin dal mese di gennaio, e va a incrociarsi con altre inchieste già in corso. Insomma, un puzzle che rischia di far esplodere il “pianeta leghista” che in questo momento ricercava consensi elettorali con una opposizione molto dura nei confronti del “governo dei tecnici” di Mario Monti.

Ma quello che colpisce nella ricostruzione, per ora imprecisa, schematica e difficile da conoscere, delle inchieste è la data del 2004. In quell’anno ci sono due episodi sfortunati per la Lega: la malattia improvvisa di Bossi, che lo costringe a una lunga assenza per la riabilitazione, e l’aggravarsi della malattia del vecchio tesoriere o amministratore, Maurizio Balocchi. È in quell’anno che c’è il reale passaggio di consegne a Francesco Belsito e si verificano operazioni che diventano oggi “oggetto di indagine”. Ed è anche da quel momento, poi diventato più esplicito negli anni successivi, che si comincia a pensare a un “Bossi” come icona, ma anche a un leader nuovo da investire di incarichi operativi.

A ben vedere, l’operazione che sta facendo la magistratura si avvale di fatto del contrasto interno alla Lega e poi si ricollega ad altre inchieste che nessuno avrebbe potuto immaginare che si potessero far risalire al tesoriere della Lega. Se è sempre difficile seguire le questioni politico-giudiziarie, più semplice in questo caso è immaginare le prossime settimane all’interno della Lega Nord.

Lo schema a questo punto non è più quello del cosiddetto “cerchio magico” contro i maroniani, dei bossaini contro i maroniani. Alla vigilia di congressi regionali, è possibile che a questo punto ci sia da una parte della Lega la richiesta di un congresso nazionale che avrebbe un carattere straordinario e con un esito che potrebbe mutare completamente l’immagine e gli organismi dirigenti della Lega Nord. La “Belsito story” può essere “il 1992 al contrario della Lega”.

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