LOMBARDIA IN SVIZZERA (?)/ Bassetti: le regioni d’Europa sono cosa seria. Ronza: una provocazione che fa riflettere

- int. Robi Ronza

L’annessione della Lombardia alla Svizzera è solo una boutade o uno spunto di dibattito su federalismo e statalismo in Italia? Ne abbiamo parlato con ROBI RONZA e PIERO BASSETTI

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Una vista di Milano (Foto: Infophoto)

In più di 20mila hanno aderito all’iniziativa lanciata sette giorni fa dal sito petizionionline.it per annettere la Lombardia alla Svizzera attraverso un referendum. L’obiettivo è dunque quello di raggiungere le 500mila firme per attuare la via referendaria. Per il Ministro della Difesa svizzero, Ueli Maurer: «Annettere la Lombardia per noi non sarebbe un problema. Stiamo facendo discorsi analoghi con Baviera e Baden-Württemberg. La Lombardia rappresenta circa il 90% del totale di tutti gli scambi con il nostro Paese. Preferiremmo avere rapporti con Milano piuttosto che con Roma o Bruxelles”. Un’annessione curiosa dal momento che ad “inglobare” la Lombardia sarebbe uno stato che ha meno abitanti. 8 milioni gli svizzeri contro i 10milioni lombardi. Petizionionline.it è un sito che racchiude miriadi di richieste, anche le più bizzarre. Accanto a petizioni sulla non apertura o chiusura di discariche, sulla difesa degli animali, ci sono quelli che invocano un concerto di Laura Pausini anche in Sardegna. La proposta, comunque cliccatissima, sta scuotendo gli animi. Plaude Umberto Bossi che bolla come “Bellissima l’idea dell’annessione”. Contrario, come prevedibile, il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni.

IlSussidiario.net ha chiesto un parere al giornalista e saggista, Robi Ronza.

La petizione, che ha un carattere evidentemente provocatorio, prende spunto dalla proposta, altrettanto provocatoria di un uomo politico svizzero che ha appunto lanciato l’idea di costituire un nuovo Paese federale al centro dell’Europa alpina composto della Svizzera e delle regioni che con essa confinano ovvero Lombardia, il Rhône-Alpes, la Franca Contea, il Baden Württemberg, il Voralberg e la Baviera. Il progetto è storicamente impossibile, ma non è strampalato. In astratto era un’alternativa possibile, ma la storia ha deciso diversamente

La petizione, però, può essere credibile.

E’ una pura provocazione, e i primi a non pensarci nemmeno sono gli svizzeri stessi. Qualcuno ha chiesto anche a me di firmarla ma non ho accettato per evitare equivoci. Ad ogni modo nessuno pensa seriamente di portare avanti questa petizione; ma manda alcuni segnali.

E’, secondo lei, indice di insoddisfazione di molti cittadini lombardi?

Certamente, ma non solo. E’ stato confermato da una ricerca demoscopica che nella fascia di confine dell’Italia con la Svizzera, dove abitano due milioni di persone (circa gli abitanti delle Marche e dell’Umbria messi insieme), c’è una diffusa stima per l’alta qualità della pubblica amministrazione elvetica e i suoi concreti risultati; e si fanno mesti paragoni con la situazione qui da noi. Là la pressione fiscale è intorno al 30% in Italia è intorno al 50%. Il debito pubblico è minimo e l’Iva in Svizzera è all’8 % mentre nel nostro Paese non solo è al 21% ma c’è la proposta di aumentarla al 23%. Gli enti di governo, come ad esempio, il Canton Ticino, chiudono addirittura con un avanzo. Fra l’altro, la lingua è meglio tutelata: mentre ad esempio in Italia siamo invasi da scritte in inglese per ogni dove, fin sulle fiancate dei camioncini delle lavanderie, nel Canton Ticino e nelle valli di lingua italiana dei Grigioni le insegne devono esser rigorosamente in italiano. Già 300 aziende italiane hanno spostato loro stabilimenti dalla Lombardia e anche dal Piemonte al Ticino, e tra queste grossi nomi come Armani, Zegna ecc. Malgrado che in Svizzera gli operai siano pagati il doppio che da noi lo trovano comunque conveniente. Tutto ciò dovrebbe non tanto scandalizzarci ma farci riflettere.

E quale riflessione le suggerisce?

Al di là della retorica dei 150 anni dell’Unità d’Italia o lo Stato italiano cessa di essere il grande predatore delle risorse della società o presto o tardi finirà per spaccarsi. Tanto più che adesso, nel mondo globalizzato in cui viviamo gli Stati non servono più né come guardie e protettori di mercati nazionali chiusi, che sono ormai svaniti, né come difensori da aggressioni esterne che ormai – configurandosi non come guerre tradizionali ma come attacchi terroristici – non possono più venire efficacemente fermate dalle forze armate statali, come è apparso tragicamente chiaro dall’11 settembre in poi.

Sullo stesso argomento abbiamo sentito anche Piero Bassetti.

E’ una boutade con finalità molto tattiche: mi sembra uno show off ma non è una proposta fatta per promuovere veramente le finalità che si propone. Ritengo che mai il governo federale svizzero possa far prendere in considerazione alla Federazione una proposta del genere e qualora avvenisse, sarebbe bocciata senza appello.

Quindi, la materia risulta totalmente insensata?

Sarei d’accordo su una riorganizzazione della morfologia degli stati europei, 400 anni dopo Westfalia. Questo è un discorso serio che, non a caso, viene discusso anche dall’Unione Europea con i Gruppi Europei di Collaborazione Territoriale che sono le grandi regioni d’Europa, come il Baltico o l’Adriatico. Credo che sarebbe opportuno proporre questo tipo di riorganizzazione per il Nord Italia. Ma non c’entra nulla con le annessioni o cose del genere.

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