PAPA A MILANO/ Il Gigante e il Topolino, cronaca di un incontro tra il Papa e Pisapia

- Aldo Brandirali

Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia incontra e si confronta con Papa Benedetto XVI, due culture a confronto, anche se in modo inconsueto. Il commento di ALDO BRANDIRALI

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Foto Infophoto

Dovevo sorvegliare il nostro Sindaco che avrebbe salutato il Papa all’arrivo. Ed eccomi. In sintesi potrei dire che il gigante si è chinato verso il topolino. Pisapia, detto topolino perché considera grandi le sue piccole convinzioni, ci ha tenuto ad dire che Cristo è un rivoluzionario che per primo ha affrontato la questione sociale. E poi , per rimanere sul pezzo, ha anche detto che “la famiglie, le famiglie,… a tutte e a tutti devono essere garantite parità dei diritti, perché Milano è incardinata sulle diversità”.

Il gigante, il Papa, ha detto con grande semplicità:

“Cari amici, la vostra storia è ricchissima di cultura e di fede. Tale ricchezza ha innervato l’arte, la musica, la letteratura, la cultura, l’industria, la politica, lo sport, le iniziative di solidarietà di Milano e dell’intera Arcidiocesi. Spetta ora a voi, eredi di un glorioso passato e di un patrimonio spirituale di inestimabile valore, impegnarvi per trasmettere alle future generazioni la fiaccola di una così luminosa tradizione. Voi ben sapete quanto sia urgente immettere nell’attuale contesto culturale il lievito evangelico. La fede in Gesù Cristo, morto e risorto per noi, vivente in mezzo a noi, deve animare tutto il tessuto della vita, personale e comunitaria, pubblica e privata.

A partire dalla famiglia, che va riscoperta quale patrimonio principale dell’umanità, coefficiente e segno di una vera e stabile cultura in favore dell’uomo. La singolare identità di Milano non la deve isolare né separare, chiudendola in se stessa. Al contrario, conservando la linfa delle sue radici e i tratti caratteristici della sua storia, essa è chiamata a guardare al futuro con speranza, coltivando un legame intimo e propulsivo con la vita di tutta l’Italia e dell’Europa.

Nella chiara distinzione dei ruoli e delle finalità, la Milano positivamente “laica” e la Milano della fede sono chiamate a concorrere al bene comune”.

Ed ha proseguito: “Un pensiero affettuoso indirizzo poi a quanti hanno bisogno di aiuto e di conforto, e sono afflitti da varie preoccupazioni: alle persone sole o in difficoltà, ai disoccupati, agli ammalati, ai carcerati, a quanti sono privi di una casa o dell’indispensabile per vivere una vita dignitosa. Non manchi a nessuno di questi nostri fratelli e sorelle l’interessamento solidale e costante della collettività.

Il Duomo, con la sua selva di guglie, invita a guardare in alto, a Dio. Proprio tale slancio verso il cielo ha sempre caratterizzato Milano e le ha permesso nel tempo di rispondere con frutto alla sua vocazione: essere un crocevia –Mediolanum – di popoli e di culture. La città ha così saputo coniugare sapientemente l’orgoglio per la propria identità con la capacità di accogliere ogni contributo positivo che, nel corso della storia, le veniva offerto. Ancora oggi, Milano è chiamata a riscoprire questo suo ruolo positivo, foriero di sviluppo e di pace per tutta l’Italia”

Dunque la certezza della Fede ha raccolto quel che si può salvare delle buona volontà nascosta sotto al disordine intellettuale. Al Cristo rivoluzionario e socialista guarda il Cristo reale, dalle guglie del Duomo nel loro slancio verso il cielo. E dice: uomo alzati e assumi la tua responsabilità, in qualunque cosa fai nella città.

Al diritto di tutti , che diventa “ le famiglie di ogni tipo”, risponde la Chiesa di Ambrogio, orgogliosa nella identità della città e capace di accogliere ogni contributo positivo che le venga apportato da altre tradizioni e culture.

Bisogna veramente ricostruire la politica, perché in nome della politica si pretende di definire i contenuti della Fede. Pisapia avrebbe dovuto comprendere che la famiglia appartiene all’ordine del mistero divino, è Esso che mette nella vita degli uomini la radice di unità, così da permette di costruire e di aiutarsi.

Da quale  coscienza sociale e  eguaglianza dei diritti riceviamo aiuto ?

Se la vita stessa non trova la sua direzione nello stupore di una Presenza che attrae, che converte, che cambia l’uomo, e lo rende partecipe dell’alleanza entro l’opera di Cristo, allora la vita rimane solo vano sforzo, di breve durata.

Può Pisapia concepire che la rivoluzione avviene prima di lui e malgrado lui ? Certo, se si stanca di essere un topolino.



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